Concetti Chiave
- La disuguaglianza sociale ha radici storiche profonde, risalenti a eventi come le recinzioni in Inghilterra nel XVIII secolo, che hanno portato alla concentrazione della proprietà nelle mani dell'aristocrazia.
- Giuseppe Parini, nel suo poema "Il Giorno", utilizza la figura del dio Piacere per illustrare come la ricerca del piacere abbia diviso la società in "Signori" e plebe, suggerendo una critica all'ingiustizia sociale.
- L'educazione gioca un ruolo cruciale nella formazione della disuguaglianza sociale, poiché inizialmente siamo tutti uguali e le differenze si sviluppano attraverso l'educazione e la cultura ricevuta.
- Jean-Jacques Rousseau sostiene che la degenerazione del comportamento umano è dovuta alla società e all'educazione imposta, suggerendo che un ambiente naturale favorisce la bontà innata dell'individuo.
- Nonostante gli sforzi per combattere la disuguaglianza, il testo esprime un pessimismo sulla possibilità di eliminarla, considerandola una realtà difficile da cambiare nel tempo.
Origini della disuguaglianza sociale
La disuguaglianza sociale è sempre stata, nel corso dei secoli, un argomento molto discusso dai filosofi, dagli storici e dai critici.
Della sua nascita non si ha una data precisa, quindi quando è stato esattamente il momento in cui si è deciso che certe persone fossero socialmente diverse e avessero più diritti rispetto ad altre? Storicamente, l’inizio di questa imparità è stato convenzionalmente attribuito al fenomeno delle recinzioni, gli Enclosure Acts, che si è diffuso in Inghilterra nel XVIII secolo, e che, tramite la redistribuzione e la recinzione delle terre comunali, ha portato alla concentrazione della proprietà terriera nelle mani dell’aristocrazia inglese. La rivoluzione agricola è perciò il fenomeno che tutti indicano come la nascita di questa disuguaglianza sociale che man mano è diventata più spiccata.
In realtà l’origine di ciò è radicata molto più in profondità, molto prima della nascita di città o comuni, quando ancora si parlava di imperi e di civiltà antiche, o forse ancora prima. È però indubitabile che ci fu un tempo in cui gli uomini erano tutti uguali, avevano stessa parità di diritti e vigeva l’assoluta equità. Allora quale fu quel preciso evento che provocò una profonda spaccatura nella vita sociale degli uomini? Il poeta illuminista Giuseppe Parini, nel Giorno, tramite la favola del Piacere, racconta come fu il dio Piacere, inviato dagli dei sulla terra, a causare questa magistrale differenza. Egli dice: «In voi ben tosto le voglie fermentàr, nacque il desio. Voi primieri scopriste il buono, il meglio; e con foga dolcissima correste a possederli […] Così l’Uom si divise: e fu il Signore dai Volgari distinto a cui nel seno troppo languìr l’ebeti fibre, inette a rimbalzar sotto i soavi colpi de la nova cagione onde fur tocche». Furono quindi, per Parini, coloro che accolsero il piacere ad avere più diritti, a diventare i “Signori”, mentre quelli che restarono insensibili ad esso diventarono la plebe, costretta a restare curva sul suo lavoro e spesso a permettere alla nobiltà di godere dei propri privilegi. Ma, poiché Parini parla per antifrasi, il senso è del tutto diverso e lui afferma in realtà l’uguaglianza dell’uomo.
Il ruolo dell'educazione
Gli uomini sono per natura tutti uguali, e l’appartenenza ad un determinato ceto sociale non implica che un individuo sia migliore di un altro. Le uniche differenze tra un uomo e l’altro fanno parte di una certa sfera morale e di una dignità che indicano il merito come criterio di paragone, non certo le differenze legate alla classe e, più precisamente, alla ricchezza.
Ma certamente non tutti hanno una mentalità così aperta, specialmente non l’avevano in tempi in cui le opinioni altrui erano meno “accessibili”.
Come si fa a insegnare ad un uomo, fortemente influenzato dalla società in cui vive, dall’educazione ricevuta e dalla propria cultura a pensare il contrario di quello che ha sempre creduto essere giusto e, soprattutto, naturale? Non dubito, infatti, che, accentuandosi con gli anni questa disuguaglianza, si sia sempre più radicato il pensiero che questa differenza sociale fosse una cosa naturale.
John Locke, filosofo inglese del XVII secolo, nel Saggio sull’intelletto umano, paragona la mente ad una tabula rasa in cui poi «i sensi fanno entrare le idee particolari, per arredare il locale ancora vuoto». Inizialmente abbiamo tutti un foglio bianco al posto della mente, senza nessun tipo di idea “innata”, ovvero che già esiste all’interno dell’individuo. Perciò inizialmente siamo tutti uguali, abbiamo tutto lo stesso numero di concetti, idee e nozioni, cioè zero. Tutto il resto viene a partire dall’esperienza, dall’educazione impartita e dalla cultura.
E, quindi, questa educazione già di per sé parte da un concetto di disuguaglianza sociale, poi marcato enormemente dalla mentalità dell’individuo, che sicuramente ai tempi non era, come detto prima, così aperta a radicali cambiamenti di pensiero.
È quindi l’educazione il problema? Se in principio nasciamo tutti uguali, allora è la conoscenza che ci viene impartita ad essere l’esordio di questa differenza. Il filosofo svizzero Jean-Jacques Rousseau, nel suo saggio pedagogico “L’emilio ovvero dell’educazione”, scrive «Tutto è buono quando esce dalle mani del Creatore, tutto degenera nelle mani dell'uomo». È perciò colpa della società e della formazione imposta, egli sostiene, se il fanciullo sprofonda nell’«abisso della specie umana», la degenerazione del comportamento umano. Ed è per questo che il fanciullo deve essere educato nel luogo migliore, l’ambiente di campagna, dove è a contatto con la natura, espressione perfetta della bontà divina. Dunque, la vicinanza con ciò che è uscito direttamente dalle mani del Creatore, ovvero l’ambiente selvaggio, influisce positivamente sull’uomo, mentre la città, espressione dell’intervento umano, contribuisce a far regredire il pensiero e, di conseguenza, l’atteggiamento umano.
Influenza della società e della cultura
La colpa non è certo da attribuire tutta a ciò che sta intorno all’individuo, poiché ognuno è capace di pensare con la propria testa, ma indubbiamente molte delle esperienze vissute e delle nozioni imparate influenzano il pensiero, soprattutto quelle che meglio si accordano con le idee già possedute. Francesco Bacone, filosofo inglese del XVI secolo, nella sua ricerca di un nuovo metodo per la rifondazione del sapere, parla degli idòla, i “pregiudizi della mente”, in particolare degli idòla tribus, fondati sulla natura della famiglia umana: «l’intelletto umano tende a interpretare i dati in modo che si accordino con le concezioni già possedute, evidenziando le affermazioni che le confermano e ignorando quelle contrarie».
Ciò, aggiunto alla visione molto ristretta della realtà da parte della maggioranza della popolazione, ha contribuito per secoli ad accentuare questa disuguaglianza di ceto, che successivamente, con l’avvento di nuove tecnologie, nuove scoperte e nuovi modi di pensare, si è evoluta in altre forme di disuguaglianza, da quella di razza, a quella di sesso a quella di religione.
Sicuramente, dalla sua nascita, molti, certamente i più colti, hanno combattuto duramente per giungere all’obiettivo di cancellare questa disuguaglianza. Ma, nonostante molti coltivino la speranza che un giorno la condizione di ingiustizia attuale si possa perlomeno attenuare, realisticamente questa è più che altro un’utopia, un desiderio che difficilmente andrà realizzandosi e anzi, forse si marcherà con l’avanzare degli anni.
Domande da interrogazione
- Qual è l'origine storica della disuguaglianza sociale?
- Come descrive Giuseppe Parini la nascita della disuguaglianza?
- Qual è il ruolo dell'educazione nella disuguaglianza sociale?
- In che modo la società e la cultura influenzano il pensiero individuale?
- Qual è la prospettiva attuale sulla disuguaglianza sociale?
La disuguaglianza sociale è convenzionalmente attribuita agli Enclosure Acts in Inghilterra nel XVIII secolo, che hanno portato alla concentrazione della proprietà terriera nelle mani dell'aristocrazia, segnando l'inizio di una crescente imparità.
Parini, nel suo poema "Il Giorno", suggerisce che il dio Piacere ha causato la divisione tra "Signori" e plebe, evidenziando come l'accettazione del piacere abbia portato a una disparità di diritti, pur affermando in realtà l'uguaglianza dell'uomo.
L'educazione è vista come un fattore che contribuisce alla disuguaglianza, poiché le idee e le nozioni apprese influenzano il pensiero individuale, come sostenuto da filosofi come John Locke e Rousseau, che evidenziano l'importanza dell'ambiente educativo.
La società e la cultura influenzano il pensiero attraverso esperienze e nozioni che si allineano con le idee già possedute, come descritto da Francesco Bacone, il quale parla di "pregiudizi della mente" che rafforzano le concezioni esistenti.
Nonostante gli sforzi di molti per combattere la disuguaglianza, la condizione di ingiustizia è vista come un'utopia difficile da realizzare, con la possibilità che le forme di disuguaglianza evolvano nel tempo, come quelle di razza, sesso e religione.