Concetti Chiave
- Solo poche voci si oppongono alla brutalità della guerra, evidenziando la mancanza di un forte movimento pacifista.
- I partiti socialisti e quelli neutrali organizzano due conferenze in Svizzera nel 1915 e 1916, promuovendo l'internazionalismo proletario e la lotta contro l'ordine borghese.
- Papa Benedetto XV si distingue per la sua ferma opposizione alla guerra, proponendo una pace senza vincitori né vinti nel 1917.
- Le richieste di pace e ribellione dei socialisti non ottengono risposta dai governi o dall'opinione pubblica, che rimane prevalentemente indifferente.
- Molti membri del clero e militanti socialisti continuano a sostenere l'impegno bellico, ignorando gli appelli alla rivoluzione sociale.
Voci contro la guerra
Contro la brutalità della guerra solo poche voci si fanno sentire.
Conferenze in Svizzera
I pochi partiti socialisti che hanno rifiutato la guerra e quelli dei paesi neutrali indicono due conferenze in Svizzera, una si era tenuta nel settembre del 191 a Zimmerwald mentre l'altra nell'aprile del 1916 a Kienthal.
In entrambe ci sono seri dissensi sui possibili obiettivi politici che si dovrebbero cercare di perseguire una volta che la guerra sia finita. In entrambe, comunque, la conclusione principale è un nuovo appello all'internazionalismo proletario e alla lotta rivoluzionaria contro l'ordine borghese. L'invito rivolto ai soldati è ad abbandonare le armi oppure ad impiegarle per una rivoluzione sociale.
Che cosa sono gli appelli alla pace?
Con finalità del tutto diverse più di una volta si alza la voce di Papa Benedetto XV (1914-22). Divenuto Papa il 3 settembre del 1914 egli esprime subito tutta la sua contrarietà alla guerra, posizione che ribadisce anche più nettamente nell'agosto del 1917 quando fa pervenire ai capi degli Stati coinvolti nella guerra una nota nella quale avanza proposte per una pace che non abbia né vinti né vincitori, né annessioni ne risarcimenti.
Indifferenza generale
Né gli inviti alla ribellione dei socialisti, né gli appelli alla pace del papà hanno alcun effetto. Certo non sui governi belligeranti ma nemmeno su gran parte dell'opinione pubblica. Non su moltissimi vescovi e preti, che benedicono i reparti combattenti o si pongono esplicitamente al fianco degli eserciti della propria nazione. Ma nemmeno sui molti militanti socialisti, prima operai o contadini adesso soldati al fronte, che non sono nemmeno sfiorati dall'idea di usare le armi che hanno in mano per una rivoluzione sociale. Del resto, più in generale, per tre anni filati e cioè fino al 1917 quasi a nessuno viene in mente di reagire protestare oppure ammutinarsi.
Domande da interrogazione
- Quali sono le principali voci contro la guerra emerse durante il conflitto?
- Qual è la posizione di Papa Benedetto XV riguardo alla guerra?
- Qual è la reazione dell'opinione pubblica agli appelli contro la guerra?
Solo poche voci si oppongono alla brutalità della guerra, tra cui i partiti socialisti che rifiutano il conflitto e indicono conferenze in Svizzera per promuovere l'internazionalismo proletario e la lotta rivoluzionaria.
Papa Benedetto XV si oppone fermamente alla guerra, proponendo una pace senza vinti né vincitori e senza annessioni o risarcimenti, come evidenziato nella sua nota ai capi degli Stati nel 1917.
Gli appelli alla ribellione dei socialisti e le proposte di pace del Papa non hanno avuto effetto né sui governi belligeranti né sulla maggior parte dell'opinione pubblica, che rimane indifferente e non reagisce per anni.