Concetti Chiave
- La fase moderata del fascismo, sotto la guida di Alberto de Stefani, si caratterizza per una bassa conflittualità e un notevole sviluppo economico, nonostante l'elevata inflazione.
- Mussolini lancia la battaglia del grano per raggiungere l'indipendenza economica, promuovendo tecniche agricole innovative e l'aumento delle superfici coltivate.
- La bonifica dell'Agropontino trasforma la zona paludosa in terre coltivabili, dando vita a nuove città come Latina e Sabaudia e riducendo il rischio di malaria.
- Il corporativismo, introdotto nel 1926, mira a unire operai e imprenditori in corporazioni, ma limita i diritti dei lavoratori e incrementa la burocrazia statale.
- A partire dal 1929, il fascismo crea strumenti come l'IMI e l'IRI per sostenere le aziende in crisi, aumentando l'intervento statale nell'economia e creando nuovi enti pubblici.
La fase moderata del fascismo
La prima fase del fascismo, condotta da Alberto de Stefani, è molto moderata. Viene favorita la bassa conflittualità e l’Italia si sviluppa. L’inflazione era tuttavia elevatissima e nel 1926 Mussolini abbandona la linea liberista modificandola in senso protezionistico. C’è il discorso sulla quota 90: la lira va rivalutata nei confronti della sterlina (da 150 a 90). Per farlo bisogna ridurre drasticamente la massa di denaro in circolazione (stampare meno moneta e concedere meno prestito). Tale battaglia è soprattutto ideologica, per mobilitare la popolazione.
La battaglia del grano
Mussolini a questo punto lancia la battaglia con l’idea che l’Italia debba essere indipendente nell’economia e nei consumi: battaglia del grano. Questa battaglia è soprattutto ideologica; è combattuta non solo aumentando le superfici coltivate, ma soprattutto aumentando con scoperte scientifiche e nuove tecniche di produzione; in tal senso uno dei padri della genetica delle piante è Nazareno Strappelli, che seleziona nuove specie di grano, molto più produttive.
Bonifica e nuove città
Altra questione è la bonifica dell’Agropontino, sotto Roma. Questa zone era molto paludosa e diffondeva la malaria. Con la bonificazione nascono anche città che non esistevano, come Latina e Sabaudia, oltre ad aumentare la superficie coltivabile.
Il corporativismo e la burocrazia
A partire dal 1926 l’idea è di fondare un nuovo sistema economico, il corporativismo, una via di mezzo tra liberalismo e socialismo; prevede l’idea che nascano delle associazioni (corporazioni) che riuniscano un intero filone produttivo: operai ed imprenditori sono nella stessa corporazione che collabora negli interessi della nazione. Gli operai hanno comunque pochissimo peso rivendicativo e perdono anche lo sciopero. Questo si risolve in una moltiplicazione della burocrazia e in posti di lavoro ministeriali. Altra caratteristica dell’economia fascista è il pesante intervento dello stato.
Interventi statali e enti pubblici
A partire dal 1929 il fascismo si dota di strumenti per aiutare aziende in crisi: l’IMI e l’IRI; quest’ultima prevede che lo stato diventa proprietario del pacchetto azionario; l’idea è di risistemare l’azienda per poi rivenderla. Lo stato italiano ad un certo punto era proprietario della Motta.
Vengono anche moltiplicati gli enti pubblici, tra cui l’INPS e l’INAIL.
Domande da interrogazione
- Quali erano le principali caratteristiche della fase moderata del fascismo in Italia?
- Che cosa comportava la "battaglia del grano" lanciata da Mussolini?
- Qual è il ruolo del corporativismo nell'economia fascista?
La fase moderata del fascismo, guidata da Alberto de Stefani, si contraddistingue per una bassa conflittualità e uno sviluppo economico, nonostante l'elevata inflazione. Nel 1926, Mussolini abbandona il liberismo a favore di politiche protezionistiche, come evidenziato nel discorso sulla rivalutazione della lira.
La "battaglia del grano" mirava a rendere l'Italia indipendente economicamente, aumentando le superfici coltivate e introducendo nuove tecniche di produzione. Questa iniziativa, fortemente ideologica, si avvaleva anche delle scoperte scientifiche di esperti come Nazareno Strappelli, che selezionava varietà di grano più produttive.
Il corporativismo, introdotto nel 1926, cercava di unire operai e imprenditori in corporazioni per collaborare negli interessi nazionali. Tuttavia, gli operai avevano scarso potere rivendicativo e la burocrazia aumentò, con un forte intervento statale nell'economia, come dimostrato dalla creazione di enti pubblici e strumenti per sostenere le aziende in crisi.