Concetti Chiave
- Le città romane nel centro-sud d'Italia scomparvero rapidamente, con molte che persero completamente la memoria storica e fungevano solo come municipi per le istituzioni.
- L'Italia romana si estendeva fino al fiume Rubicone e al fiume Magra, con le popolazioni locali premiate con la cittadinanza latina per la loro fedeltà durante la guerra sociale.
- Subito dopo la guerra sociale, Roma si trovò coinvolta in un nuovo conflitto contro il Regno del Ponto, guidato da Mitridate VI Eupatore, dal 88 a.C. all'85 a.C.
- Mitridate VI ordinò l'uccisione di tutti i cittadini romani ed italici nella provincia d'Asia, causando una strage che evidenziò il malcontento verso il governo romano nelle province.
- La rivolta di Mitridate VI segnò un momento cruciale nella storia romana, con significative conseguenze per le relazioni tra Roma e i territori sottomessi.
Declino delle città romane
I territori non furono censiti in modo corretto, si continuò a coltivare piccole proprietà in termini comuni e la città rapidamente scomparve (rimasero mura vuote): nel centro-sud la situazione, dopo cinquant’anni, fu sostanzialmente questa, di alcune città si perde totalmente la memoria perché di fatto erano municipi romani ma funzionavano solo per le istituzioni, non per la realtà civica; questi furono i casi in cui la romanizzazione non riuscì a produrre vera romanità, ad essere sentita nel modo opportuno. L’Italia romana, a questo punto, giunse fino al fiume Rubicone sul versante adriatico e sul fiume Magra in quello tirrenico; le popolazioni della pianura padana, che come Umbri ed Etruschi erano rimaste fedeli durante la guerra sociale (Veneti, Liguri e persino Galli avevano inviato addirittura truppe in aiuto di Roma), furono premiate con la cittadinanza latina.
Espansione e conflitti di Roma
Non si erano ancora spenti gli ultimi focolai della guerra sociale che Roma già si trovò già impegnata in nuovo conflitto: il Regno del Ponto (lungo le rive del Mar Nero, nella parte nord-orientale dell’Asia Minore) era governato da Mitridate VI Eupatore, che iniziò una politica di rafforzamento territoriale mirata alla conquista di tutta l’Asia Minore, i suoi piani prevedevano lo scatenamento di una grande rivolta dei territori asiatici e greci sottomessi al dominio romano; la guerra durò dall’88 a.C. all’85 a.C., anche se avrà strascichi sino all’83 a.C.
La rivolta di Mitridate VI
Mitridate invase la provincia d’Asia e poi, come già Giugurta, diede ordine di uccidere tutti i cittadini romani ed italici presenti nella provincia. Essi erano, per massima parte, pubblicani, affaristi, clientes, cittadini romani che svolgevano lì tutte le principali funzioni economiche; secondo alcune fonti, in un giorno solo furono uccisi 80.000 cittadini, ma è una cifra che sembra ripetersi eccessivamente nelle fonti romane (quasi un numero simbolico), comunque la strage dovette essere indubbiamente notevole e l’esplosione improvvisa della rivolta in entità anche della strage fanno comprendere quanto fosse inviso il governo romano nelle provinciae.
Domande da interrogazione
- Quali furono le conseguenze del declino delle città romane nel centro-sud Italia?
- Come reagì Roma ai conflitti con il Regno del Ponto?
- Qual è l'importanza della rivolta di Mitridate VI per la comprensione del governo romano nelle province?
Il declino portò alla scomparsa di molte città, che rimasero solo con mura vuote, e in alcuni casi si perse totalmente la memoria di municipi romani che non riuscirono a sviluppare una vera identità civica (testo).
Roma si trovò subito coinvolta in un nuovo conflitto con il Regno del Ponto, governato da Mitridate VI, che mirava a conquistare l'Asia Minore e scatenò una rivolta contro il dominio romano, con la guerra che durò dall'88 a.C. all'85 a.C. (testo).
La rivolta evidenziò l'odio verso il governo romano, culminando in una strage di cittadini romani e italici, con fonti che riportano fino a 80.000 uccisioni, segnalando la gravità della situazione e il malcontento nelle province (testo).