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Concetti Chiave

  • Tiberio Sempronio Gracco, membro di una famiglia patrizia, si oppose alla miseria della popolazione, riconoscendo che la sua continuazione avrebbe portato alla rovina di Roma.
  • Caio Gracco, fratello di Tiberio, riprese la lotta antisenatoria cercando alleanze con i cavalieri per contrastare l'aristocrazia e riformare il sistema giudiziario.
  • Le riforme di Caio includevano la lex agraria e il miglioramento delle comunicazioni, con l'obiettivo di costruire una nuova classe sociale e ottenere il consenso popolare.
  • Caio propose la cittadinanza romana ai socii italici, ma questa iniziativa lo rese impopolare tra la plebe, portando al suo rifiuto di rielezione.
  • La sua tentata rivolta armata per conquistare il potere si concluse tragicamente con la sua morte, segnata dalla mancanza di supporto sia dalla plebe che dall'aristocrazia.

Tiberio sempronio gracco e la sua visione sociale

Tiberio Sempronio Gracco apparteneva a una famiglia patrizia imparentata con quella degli Scipioni, particolarmente colta e aperta ai problemi sociali. Riteneva intollerabile che la popolazione fosse costretta a vivere in condizioni di miseria e si rendeva conto che il protrarsi di una simile situazione sarebbe stata la rovina di Roma. L’esercito infatti si era retto sulla massa dei contadini-soldati, arruolata grazie alla divisione dei cittadini in classi di censo. Scomparsa questa classe (trasformata in proletariato urbano), Roma non avrebbe avuto più esercito. Quantomeno non avrebbe avuto un esercito in grado di fronteggiare le numerose situazioni di conflitto e di difendere i confini. Si aggiungeva la necessità di evitare che il proletariato urbano si trasformasse in una massa incontrollabile e socialmente pericolosa. Per queste ragioni Tiberio si convinse che l’unica soluzione era quella di costruire la classe dei piccoli coltivatori.

Caio gracco e la politica antisenatoria

Circa 10 anni dopo la morte di Tiberio Gracco la politica antisenatoria venne ripresa dal fratello, Caio gracco, eletto tribuno nel 123 a.C. L’esperienza aveva insegnato a Caio che nessuna riforma era possibile se contro lo strapotere della classe aristocratica non si coalizzavano tutte le forze armate dal desiderio di contrastarla. Caio aveva capito che contro i senatori dovevano avere l’appoggio anche dei cavalieri, appoggio che si guadagnò con due provvedimenti: assegnò loro la riscossione dei tributi dalle provincie più ricchie e con le Leges Semproniae stabilì che a giudicare le malversazioni commesse dai governatori delle province non fosse più solo l’aristocrazia. Per la prima volta quindi venivano giudicati da persone che non appartenevano alla loro claasse. Da questo provvedimento il disegno politico di Caio era più ampio del fratello: il suo obiettivo non era solo quello di ridimensionare il potere dei senatori, ma di opporre loro una nuova classe, dotata di nuovi poteri. Si trattava di un progetto ambizioso e Caio, consapevole, fece quanto era necessario per ottenere il massimo consenso: introdusse la lex agraria del fratello, ridusse i poteri punitivi dei capi militari e alleviò il servizio militare.

Le riforme di Caio e la sua caduta

Costruì nuove strade per migliorare le comunicazioni e fondò colonie nelle provincie. Grazie a queste iniziative nel 122 a.C. ripropose la sua candidatura al tribunato, fu eletto, e decise di estendere la sua politica anche al di fuori dell' ambito cittadino. Con una proposta di legge chiese che venisse attribuita la cittadinanza romana ai socii italici ma fu l'inizio della sua rovina. La plebe infatti riteneva che la concessione di benefici ai cittadini mettesse in pericolo proprio la lotta per conquistare migliori condizioni di vita. Da sempre inviso all’aristocrazia, e ora impopolare anche presso la plebe, nel 121 a C. Caio non fu rieletto. Invitando gli schiavi a combattere al suo fianco e promettendogli libertà, tentò la via della rivolta armata ma il senato la soffocò nel sangue. Caio pur di non essere ucciso dai soldati chiese a uno schiavo di dargli la morte.

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Domande da interrogazione

  1. Qual era la visione sociale di Tiberio Gracco riguardo alla condizione dei contadini-soldati?
  2. Tiberio Gracco riteneva intollerabile la miseria della popolazione e si rese conto che la scomparsa dei contadini-soldati avrebbe portato alla rovina di Roma, spingendolo a voler costruire una classe di piccoli coltivatori per garantire la stabilità sociale e militare (testo).

  3. Come si differenziò la strategia politica di Caio Gracco rispetto a quella di Tiberio?
  4. Caio Gracco, a differenza del fratello, cercò di opporre una nuova classe al potere senatorio, guadagnando l'appoggio dei cavalieri e introducendo riforme come le Leges Semproniae, che permettevano a giudici non aristocratici di valutare le malversazioni dei governatori (testo).

  5. Quali furono le conseguenze della proposta di legge di Caio Gracco riguardo alla cittadinanza romana per i socii italici?
  6. La proposta di Caio di concedere la cittadinanza ai socii italici si rivelò impopolare, poiché la plebe temeva che ciò potesse compromettere la lotta per migliori condizioni di vita, portando alla sua caduta politica e alla sua successiva rovina (testo).

  7. Quale fu il destino finale di Caio Gracco e quali fattori contribuirono alla sua caduta?
  8. Caio Gracco, non rieletto e inviso sia all'aristocrazia che alla plebe, tentò una rivolta armata invitando gli schiavi a combattere al suo fianco, ma il senato soffocò la rivolta. Alla fine, per sfuggire alla cattura, si suicidò (testo).

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