Concetti Chiave
- Il matrimonio romano si divideva in due forme principali: "confarreationem", un rito solenne per famiglie benestanti, e "coemptionem", una modalità più semplice per famiglie umili.
- Il matrimonio per "confarreationem" prevedeva rituali come la consultazione degli aruspici, la presenza di autorità religiose e il sacrificio di una pecora.
- La sposa indossava una tunica bianca e un velo arancione durante la cerimonia, simbolizzando purezza e impegno.
- Durante il banchetto nuziale, si ricordava il ratto delle Sabine, seguito dalla "deductio", il corteo che accompagnava la sposa alla casa del marito.
- La frase pronunciata dalla sposa "Ubi tu Gaius, ego Gaia" simboleggiava la sua promessa di fedeltà e integrazione nella nuova famiglia.
Tipi di matrimonio romano
A Roma, il matrimonio poteva essere contratto in due modi: per “confarreatiomem” oppure per “coemptionem”
Rituali del matrimonio confarreationem
Il matrimonio per “confarreationem” era quello più solenne ed era proprio delle famiglie più benestanti. Il giorno prima delle nozze, al mattino prima dell’alba ci si recava dagli aruspici per prendere gli auspici, cioè i responsi divinatori, ottenuti, di solito, osservando il volo degli uccelli. Il giorno delle nozze la sposa indossava una tunica bianca chiamata “tunica recta” o “tunica regilla”, divideva i capelli in sei trecce (= crines), adornava con dei nastri (=vittae) e quindi si copriva il capo con un velo arancione, chiamato “flammeum”.
Cerimonia e simboli del matrimonio
Alla cerimonia nunziale assisteva il “Pontefix Maximus” ed il sacerdote preposto al culto di Giove (= Flan Dialis) oltre a dieci testimoni davanti ai quali lo sposo ed il padre della sposa firmavano il contratto di matrimonio, detto “tabellae nuptialis”. Agli dei veniva offerta una pecora come sacrificio e gli sposi consum,avano una focaccia di farro, chiamata “farreus panis” che dava il nome di “confarreationem” alla cerimonia. La “pronuba”, cioè una donna sposata amica di famiglia univa le due mani destre degli sposi (= dextrarum iunctio) che si promettevano così amore e fedeltà
Matrimonio per coemptionem
Il matrimonio “per coemptionem” era molto più semplice ed era proprio delle famiglie più umili. In pratica si trattava di una compravendita della sposa ( “coemptio” coemere” = comprare) che il padre cedeva al futuro marito.
Tradizioni post-rito nuziale
Dopo il rito nuziale si dava avvio al banchetto che poteva durate per molte ore e sul finire di questo, quando il sole era già tramontato, lo sposo fingeva di rapire la sposa, in ricordo del ratto delle Sabine, poi si avviava da solo verso casa. Quindi aveva luogo la “deductio”, cioè l’accompagnamento in corteo della sposa alla casa del marito, a suon di musica. Durante il corteo, tutti inneggiavano al dio romano delle nozze, Talasso, e lanciavano dei lazzi e delle inventive contro lo sposo. Quando il corteo era giunto davanti alla casa del marito, quest’ultimo si affacciava sulla porta e chiedeva “Chi sei donna?” “Come ti chiami?” e la sposa rispondeva: “Ubi tu Gaius, ego Gaia” per significare che gli sarebbe stata fedele sia nella buona che nella cattiva sorte. Entrata in casa, l’uomo le offriva l’acqua ed il fuoco, elementi indispensabili per far funzionare una casa. Il giorno successivo, dopo aver indossato gli abiti matronali, essa sacrificava ai Lari domestici e, così, essa entrava a far parte del rispettato novero delle matrone romane.
Domande da interrogazione
- Quali sono le due modalità di matrimonio romano e come si differenziano?
- Quali rituali caratterizzano il matrimonio per “confarreatiomem”?
- Che significato ha la “dextrarum iunctio” durante la cerimonia nuziale?
- Quali tradizioni seguivano il rito nuziale nel matrimonio romano?
A Roma, il matrimonio poteva essere contratto per “confarreatiomem”, un rito solenne per famiglie benestanti, e per “coemptionem”, una forma più semplice e informale per famiglie umili, che implicava una sorta di compravendita della sposa.
Il matrimonio per “confarreatiomem” includeva rituali come la consultazione degli aruspici per gli auspici, l'abbigliamento della sposa con la “tunica recta” e il “flammeum”, e la presenza di testimoni e sacerdoti durante la cerimonia, che prevedeva anche sacrifici agli dei e la consumazione di una focaccia di farro.
La “dextrarum iunctio” è il momento in cui una donna sposata, la “pronuba”, unisce le mani destre degli sposi, simboleggiando la loro promessa di amore e fedeltà reciproca.
Dopo il rito nuziale, si svolgeva un banchetto, seguito dalla “deductio”, un corteo in cui la sposa veniva accompagnata alla casa del marito, e culminava con la risposta simbolica della sposa, che affermava la sua fedeltà, e l'offerta di acqua e fuoco da parte del marito.