Concetti Chiave
- Paolo Veronese fu chiamato davanti al Tribunale dell'Inquisizione nel 1573 per aver incluso elementi considerati irriverenti nel suo dipinto "Ultima Cena".
- La sentenza fu relativamente mite; il Tribunale richiese solo un cambio di titolo, da "Ultima Cena" a "Il festino in casa Levi", riconoscendo il valore artistico dell'opera.
- Il dipinto presenta numerose figure interconnesse che creano una logica visiva, con ogni particolare dotato di significato all'interno della grande superficie dipinta.
- La composizione utilizza una prospettiva non unitaria che conferisce movimento alla scena, abbinata a una varietà cromatica che trasmette gioia e vitalità.
- Nel dipinto sono presenti simboli interpretativi, come il disinteresse dei farisei verso Gesù e il riferimento alle specie eucaristiche, rappresentando l'idea che gli avidi non hanno posto nel Regno dei Cieli.
Il processo a Paolo Veronese
Il 18 luglio 1573, Paolo Veronese dovette presentarsi di fronte al Tribunale dell’Inquisizione per aver dipinto in un’Ultima Cena oltre ai personaggi descritti nel Vangelo, un servo a cui esce il sangue dal naso, dei buffoni, degli ubriachi e tante altre volgarità e indecenze che la Chiesa considerava irriverenti. Il pittore si difese basandosi sulla sua presunta ignoranza dei fatti sacri e quindi dimostrando che esisteva un’assenza di dolo. In realtà, Veronese intendeva affermare l’autonomia dell’artista rispetto a ogni interferenza esterna e la sua assoluta libertà compositiva.
La sentenza e il nuovo titolo
La sentenza del Tribunale fu mite perché i giudici, anch’essi veneziani come Veronese, pur applicando le leggi del Concilio di Trento, in realtà capirono il valore della tela. Essi si limitarono a obbligare Veronese a cambiare titolo all’opera che, pertanto da Ultima Cena, assunse quello di Il festino in casa Levi. Levi era il ricco esattore delle tasse che, prima di assumere il nome di Matteo, che poi diventerà uno dei quattro Evangelisti, aveva organizzato un banchetto con numerosi invitati per festeggiare la chiamata di Cristo. In questo modo, togliendo aspetto sacrale, il Tribunale dell’Inquisizione accettò la presenza di tanti personaggi in un banchetto in onore di Gesù.
Descrizione del dipinto
Le figure sono numerose, ma ognuna di esse ha una ragione di essere per il rapporto anche cromatico che lo lega a quella accanto, creando così una concatenazione logica che interessa tutta l’enorme superficie dipinta (5,55 x 12,80 m) e in cui nessun particolare è senza significato.
La tela è esposta alla Galleria dell’Accademia, a Venezia.
Tecnica e prospettiva
Il banchetto si svolge sotto un porticato, di un palazzo in stile classico cinquecentesco, dall’architettura sontuosa; al di là del porticato, come se si trattasse di uno sfondo teatrale, si scorge una città, vista in prospettiva con i contorni dei palazzi che si stagliano contro il cielo, azzurro in corrispondenza dell’arcata centrale e più scuro in corrispondenza delle due laterali. Non esiste unità prospettica perché i punti di fuga sono diversi, in corrispondenza dei diversi punti di vista in cui potrebbe collocarsi l’osservatore. Questa tecnica contribuisce a dare alla tela un alto senso di movimento che si associa molto bene con la varietà cromatica e con l’atmosfera gioiosa e piena di entusiasmo che ci trasmette l’opera. Tutti i personaggi indossano abiti del XVI secolo e soltanto Gesù in centro indossa una veste rosa ricoperta da un mantello azzurro.
Giustapposizione dei colori
Una particolare importanza ha la giustapposizione dei colori: il verde, chiamato “veronese” del manto dell’uomo in primo piano con le braccia aperte con i risvolti di raso in tonalità più chiara, si oppone al rosso vermiglio e all’ermellino bianco dell’abito dell’uomo seduto di spalle accanto alla colonna di sinistra; il rosa cangiante della veste di seta di Gesù completato dal mantello azzurro, fa da “pendant” all’abito ocra con mantello anch’esso azzurro alla sua destra. Invece il personaggio seduto a sinistra è vestito di un rosso sgargiante con un mantello verde. Infine, abbiamo il giallo brillante dei servitori collocati in piedi dietro la tavola e dell’uomo a sinistra che scende le scale, a cui si aggiunge il contratto con i sedili scuri. Si tratta di caratteristiche cromatiche presenti in tutte le Cene dipinte da Veronese.
Simbolismo nel dipinto
Nel dipinto è possibile individuare alcuni simboli, a volte sottoposti a interpretazioni differenti: le figure sedute al lato opposto della tavola rispetto a Gesù, mostrano disinteresse nei confronti del Cristo e questo viene inteso come il fariseo e lo scriba ministri della vecchia legge e desiderosi soltanto di potere; nel gesto del padrone di casa in abito verde (forse un autoritratto di Veronese) che sembra indicare il pane e il vino assieme all'acqua appoggiati sulle balaustrate, viene visto un riferimento alle specie eucaristiche e all'acqua del battesimo. Infine il servo a sinistra, a cui sanguina il naso e i soldati tedeschi tutti presi a ingozzarsi o sono distanti da Gesù o stanno scendendo le scale: questo significa che per gli avidi e i sozzi non c’è spazio nel Regno dei Cieli.
Domande da interrogazione
- Perché Paolo Veronese fu chiamato a rispondere davanti al Tribunale dell’Inquisizione?
- Qual è stata la sentenza del Tribunale nei confronti di Veronese?
- Qual è la dimensione del dipinto e come sono organizzate le figure?
- Quali tecniche artistiche ha utilizzato Veronese nel dipinto?
- Quali simbolismi possono essere interpretati nel dipinto?
Veronese fu accusato di irriverenza per aver incluso nel suo dipinto "Ultima Cena" personaggi non descritti nel Vangelo, come buffoni e ubriachi, che la Chiesa considerava indecenti.
La sentenza fu mite; i giudici veneziani obbligarono Veronese a cambiare il titolo dell'opera da "Ultima Cena" a "Il festino in casa Levi", accettando così la presenza di personaggi in un contesto festivo.
La tela misura 5,55 x 12,80 m e presenta numerose figure, ognuna con un significato specifico, creando una concatenazione logica attraverso il rapporto cromatico tra di esse.
Veronese ha impiegato una prospettiva non unitaria, con diversi punti di fuga, per conferire movimento all'opera, che è arricchita da una varietà cromatica e da un'atmosfera gioiosa.
Il dipinto contiene simboli come il disinteresse dei farisei nei confronti di Gesù e il gesto del padrone di casa che indica il pane e il vino, suggerendo riferimenti eucaristici e battesimali.