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Concetti Chiave

  • Gauguin crea "Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?" nel 1897, un periodo segnato da eventi personali drammatici e difficoltà economiche.
  • Il dipinto rappresenta le fasi della vita, dall'infanzia alla vecchiaia, rispondendo alle domande esistenziali del titolo.
  • Le figure nel dipinto sono disposte orizzontalmente e prive di profondità prospettica, evocando un senso di simbolismo piuttosto che realismo.
  • Il giovane che raccoglie un frutto simboleggia la gioia della gioventù, mentre la vecchia rannicchiata incarna il timore della morte e dei rimpianti.
  • La presenza di figure secondarie rappresenta angosce e desideri, mentre l'idolo di Hina indica un legame con l'Aldilà.

L'opera di Gauguin e il suo contesto

Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo? è un’opera di Gauguin del 1897, un anno molto difficile per l’artista: due anni prima era tornato a Tahiti da Parigi, dove le sue tele non avevano avuto il successo sperato; era appena morta la figlia Aline ed egli stesso era in condizioni economiche precarie. Lo sconforto gli ispirò questa magnifica opera, che costituisce una riflessione sul senso dell’esistenza dipinta pochi mesi prima del tentativo di suicidio che l’artista compirà ingerendo arsenico. Il titolo dell’opera è scritto nell’angolo giallo in alto a sinistra, quello a destra reca invece la sua firma. L’opera doveva così apparire, così come sostenne lo stesso Gauguin, come un “affresco rovinato agli angoli”.

La rappresentazione delle fasi della vita

Il dipinto si legge da destra a sinistra, infatti in quest’ordine sono rappresentate le fasi della vita: infanzia, maturità e vecchiaia, ciascuna delle quali costituisce una riposta alle domande che costituiscono il titolo dell’opera. In basso a destra è presente un bambino in fasce, simbolo dell’infanzia, che, disteso sul manto erboso, si gode il suo primo giorno di vita, godendosi la parte migliore dell’esistenza. A questo punto, procedendo verso sinistra, è possibile notare tre donne che vegliano sul bambino e intraprendono con l'osservatore un dialogo di soli sguardi. Al centro del dipinto è presente un giovane che, senza curarsi di essere osservato, tende le braccia verso l'alto e raccoglie un frutto. Tale gesto potrebbe alludere al momento della procreazione ma anche alla forza della gioventù, età della vita umana nella quali si è più lieti e spensierati. Quest’età è però anche velata da un sentimento di malinconia, che scaturisce dall'incertezza del domani e dall'impossibilità di rispondere a quesiti esistenziali come quelli proposti dal titolo dell’opera. Nella parte sinistra troviamo rannicchiata una vecchia in posizione quasi fetale, con il volto tra le mani. Quest'anziana signora è investita dall’assalto dei ricordi insorgenti, dei rimpianti e dei rimorsi: la sua giornata terrena sta per concludersi, ed è tremendamente spaventata dal destino ignoto che la attende, ovvero la morte. La fanciulla distesa al suo fianco prova compassione per la vecchia, tanto che la guarda intensamente, impensierita, nonostante presenti il corpo rivolto verso la giovinezza gioiosa e effimera. Alle tre età dell’uomo si accompagnano angosce e desideri qui incarnati da figure secondarie, come i due personaggi che passeggiano in fondo a destra e che, spiega l’artista, “si confidano le loro riflessioni”, o la figura seduta di spalle con la mano sul capo che guarda “stupita quei due personaggi che osano pensare al loro destino”; mentre in fondo a sinistra l’idolo di Hina (dea universale dei polinesiani) con le braccia aperte in segno di preghiera “sembra indicare con ritmo l’Aldilà”.

Simbolismo e tecnica pittorica

L'opera, oltre che per i suoi contenuti filosofici, è particolarmente interessante anche per la sua tecnica pittorica. Le varie figure si susseguono, infatti, secondo un andamento orizzontale, che ricorda i fregi greci, e sembrano quasi ritagliate e incollate sullo sfondo, essendo prive di profondità prospettica. L'esigenza di rappresentare la natura in modo realistico - si guardi il bambino a sinistra, accompagnato da due gattini - si dissolve nell’utilizzo di colori anti-naturalistici, che vogliono evocare più che descrivere.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è il significato del titolo "Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?" nell'opera di Gauguin?
  2. Il titolo rappresenta le domande esistenziali che l'artista si pone, riflettendo sul senso della vita in un periodo di grande difficoltà personale, come evidenziato nel testo.

  3. Come sono rappresentate le fasi della vita nel dipinto?
  4. Le fasi della vita sono rappresentate da destra a sinistra: infanzia con un bambino, gioventù con un giovane che raccoglie un frutto, e vecchiaia con una donna rannicchiata, ognuna rispondente alle domande del titolo.

  5. Qual è il ruolo delle figure secondarie nel dipinto?
  6. Le figure secondarie incarnano angosce e desideri, come i due personaggi che si confidano e la figura seduta che osserva, contribuendo a creare un dialogo visivo sulle riflessioni esistenziali.

  7. In che modo la tecnica pittorica di Gauguin influisce sulla percezione dell'opera?
  8. La tecnica pittorica, con figure disposte orizzontalmente e colori anti-naturalistici, crea un effetto di distacco dalla realtà, evocando emozioni piuttosto che descrivere in modo realistico, come sottolineato nel testo.

  9. Qual è il significato della figura dell'idolo di Hina nel contesto dell'opera?
  10. L'idolo di Hina, con le braccia aperte in preghiera, simboleggia la ricerca di risposte e la connessione con l'Aldilà, accentuando il tema della vita e della morte presente nell'opera di Gauguin.

Domande e risposte

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