Concetti Chiave
- Giacomo Cerruti, pittore lombardo nato nel 1698, è noto per le sue opere che ritraggono soggetti pauperisti come contadini e mendicanti, legandosi alla tradizione naturalista della Lombardia.
- Trasferitosi a Venezia nel 1736, Cerruti ha avuto l'opportunità di riflettere sulla pittura veneziana e di espandere il suo orizzonte artistico, pur mantenendo una forte connotazione provinciale.
- Il suo quadro più famoso, "La lavandaia", esprime la monotonia e la tristezza di una vita di fatica, rappresentando una giovane donna intenta a lavare i panni in una scena intrisa di rassegnazione.
- I toni cromatici smorti e i dettagli simbolici nel dipinto, come la pianta sofferente e gli abiti inadeguati dei personaggi, rimandano al tema dei "pitocchi" e alla condizione sociale umile dei soggetti rappresentati.
- Cerruti si distingue per la sua ricerca di essenzialità nell'arte, evitando polemiche e forzature e concentrandosi sui temi della vita quotidiana e della sofferenza umana.
Le origini di Giacomo Cerruti
Giacomo Cerruti è un pittore che affonda le sue radici nella tradizione lombarda. Forse di origini bergamasche, dai pochi documenti biografici esistenti, si deduce che, nato nel 1698, sia vissuto nella prima metà del XVIII secolo. Inizialmente era considerato appartenente al genere minore per i soggetti trattati, per cui non è sempre stato preso nella dovuta considerazione dai critici. Infatti, le sue opere rappresentano soggetti pauperisti come contadini, lavandaie, mendicanti, pellegrini, in genere disgraziati e reietti che all’epoca venivano chiamati “pitocchi” ed è per questo, fra l’altro che Cerruti è noto anche con il soprannome di Il Pitocchetto. Per questo aspetto egli si ricollega alla tradizione naturalista, diffusa da tempo nelle province della Lombardia orientale (Bergamo e Brescia, soprattutto).
Il trasferimento a Venezia
Nel 1736, egli si trasferì a Venezia, dove gli furono commissionati diverti quadri di nature morte o di personaggi umili. Tale soggiorno se da un lato gli permise di riflettere sulla pittura veneziana del tempo dall’altro gli offrì anche la possibilità di aprirsi verso un ambiente più internazionale e meno provinciale Il suo quadro più conosciuto è La lavandaia, un olio su tela, conservato a Brescia, nella pinacoteca Tosio-Martinengo.
La lavandaia: un'opera emblematica
La tela rappresenta la grigia monotonia di una vita fatta di fatica, unita alla rassegnazione, senza speranza, di appartenere ad una classe umile, il cui destino è segnato fin dalla nascita. Una giovane donna, che occupa la parte centrale della tela, sta lavando i panni ad una fontana pubblica.
Dettagli e simbolismo nella tela
Questi concetti sono espressi dai toni cromatici piuttosto dismessi, nonostante che la luce avvolga i due personaggi (la lavandaia e il ragazzo). All’infuori della gonna gialla e della camicia rossa, tutti gli altri colori sono smorti (marrone della terra, grigio della pietra) come smorta è l’esistenza della donna. Contro il grigio del lavatoio si staglia una pianta dall’aspetto sofferenze che invece di creare allegria contribuisce a rendere ancora più triste la scena. Alcuni dettagli come le scarpe del ragazzo, ci rimandano al tema dei “pitocchi” caro all’artista e sempre presente nelle sue tele. L’ombra toglie ogni lucentezza all’acqua. Inoltre, la donna è china in avanti per imprimere una maggiore forza al lavaggio dei panni. Il suo sguardo è momentaneamente rivolto verso lo spettatore e dagli occhi traspare tanta tristezza. In secondo piano, un giovane aiutante, forse il figlio, dal passo lento, porta sulle spalle un bastone su cui è stata sistemata la biancheria da stendere. Ha la testa piegata in avanti, segno di stanchezza e di rassegnazione; infagottato in abiti per lui troppo grandi, ai piedi porta scarpe non della sua taglia. Sul fondo, si intravede un muro ad arcate cieche con nicchie e arco con cancello aperto, attraverso il quale spettatore scorge un paesaggio naturale, ma non molto rigoglioso.
Essenzialità e stile dell'artista
Nell’opera, l’artista cerca l’essenzialità del tema trattato, senza polemiche o forzature.
Domande da interrogazione
- Qual è l'origine e il contesto storico di Giacomo Cerruti?
- Qual è l'importanza del trasferimento di Cerruti a Venezia nel 1736?
- Cosa rappresenta l'opera "La lavandaia" di Cerruti?
- Quali elementi stilistici caratterizzano l'opera di Cerruti?
Giacomo Cerruti, pittore lombardo nato nel 1698, è legato alla tradizione naturalista della Lombardia orientale, in particolare a Bergamo e Brescia. Le sue opere, inizialmente sottovalutate, rappresentano soggetti umili e reietti, guadagnandosi il soprannome di Il Pitocchetto.
Il trasferimento a Venezia permise a Cerruti di riflettere sulla pittura veneziana e di espandere il suo orizzonte artistico, commissionandogli opere di nature morte e personaggi umili, contribuendo così alla sua crescita artistica.
"La lavandaia" è un'opera emblematica che esprime la monotonia e la rassegnazione della vita di una donna umile, evidenziando il suo destino segnato dalla nascita attraverso toni cromatici smorti e dettagli simbolici.
Cerruti cerca l'essenzialità nei suoi temi, evitando polemiche e forzature, come dimostrato nella sua opera "La lavandaia", dove la rappresentazione della vita quotidiana è realizzata con un'attenzione ai dettagli e un uso significativo della luce e dei colori.