Concetti Chiave

  • L'Arte povera è un movimento artistico europeo, nato in Italia nel 1967, che utilizza materiali considerati poveri come stoffa, gesso e legno per esprimere una negazione della forma.
  • Torino è il centro propulsore del movimento, con artisti chiave come Mario Merz e Giovanni Anselmo, che si collegano a correnti internazionali come la Land Art e l'Arte Concettuale.
  • Il movimento mira a superare le correnti artistiche degli anni '60, rifiutando l'arte come prodotto di consumo e puntando su opere effimere e materiali difficili da recuperare.
  • Le composizioni dell'Arte povera esplorano il rapporto tra naturale e artificiale, utilizzando materiali che si trasformano spontaneamente, creando tensioni visive e concettuali.
  • L'arte povera si colloca al di fuori dei canoni tradizionali, reinterpretando l'opera artistica come gioco libero o progetto, spesso in spazi naturali o tramite tecnologie avanzate.

Indice

  1. Origini e materiali dell'arte povera
  2. Diffusione e influenze internazionali
  3. Oltre la pop-art e l'op'art
  4. Materiali e composizioni innovative
  5. Carattere irrecuperabile e tecnologia

Origini e materiali dell'arte povera

Mentre la maggior parte delle correnti artistiche dell’età contemporanea nascono negli Stati Uniti, “l’arte povera” è, invece, prevalentemente europea e soprattutto italiana. Si chiama così perché essa utilizza materiali poveri, come brandelli di stoffa, gesso, paglia, pezzi di legno per raggiungere la negazione della forma che nonostante tante polemiche, è pur sempre presente in tutte le opere frutto dell’avanguardia. Poiché gli aderenti a questa corrente negano il termine “arte” come inteso tradizionalmente, ad essi non si adatta più la qualifica di “artista”, bensì quello di “operatore artistico”. Con questo termine vanno indicati anche tutti coloro che utilizzano altri mezzi espressivi come il film.

Diffusione e influenze internazionali

L’ Arte povera nasce nel 1967 e in Italia ha Torino come centro propulsore. Gli artisti che vi aderiscono sono Mario Merz, Giovanni Anselmo, Luciano Fabro, Gilberto Zorio, Alighiero Boetti. Si diffonde anche a Roma, soprattutto con Pino Pasquali e Gianni Kounellis. A livello internazionale, l’Arte povera riprende la Land Art, l'"Antiform" e l'Arte Concettuale. La Land Art, di origine statunitense, utilizza materiali presi dalla natura, come pietre, terra, rocce, sabbia; molto spesso sono collocate esternamente e quindi sotto azione distruttiva dei fenomeni atmosferici ed è per questo che di tali opere, in molti casi, ci restano soltanto delle fotografie. La definizione teorica del movimento si fa via via più chiara grazie agli articoli di alcuni critici e soprattutto grazie agli scritti di Germano Celant, difensore del movimento. Ma la ricerca dell'Arte povera fu divulgata soprattutto da una serie di mostre, che furono altrettanti chiarimenti di una tendenza difficilmente classificabile: la III Biennale di Bologna del 1970, Arte povera, Arte concettuale, Land Art alla G.A.M. di Torino dello stesso anno.

Oltre la pop-art e l'op'art

L’arte povera intende andare ben oltre l'arte degli anni '60, andare oltre la Pop-art e l'Op'Art in particolare, e relazionarsi con alcune componenti culturali degli anni precedenti, e più precisamente con le tendenze neo-dadaiste. e il lavoro di Alberto Burri e di Piero Manzoni in Italia.

Rispetto al quadro-oggetto dell'Op'Art, ovvero all'utilizzo di modalità pubblicitarie Pop, il rifiuto dell'opera d'arte come “prodotto” porta al tentativo di allontanare la creazione artistica dalla cultura. La via per togliere l'opera dalla categoria dei beni di consumo va cercata nella realizzazione di opere di durata effimera o legate a materiali difficilmente “recuperabili”. L'elementarità di alcuni materiali, scelti proprio per la loro "povertà" e l'attività artigianale esercitata dall'artista nella realizzazione delle sue "composizioni", sono una delle soluzioni alle esigenze fondamentali dell'Arte Povera.

Materiali e composizioni innovative

È da qui che nascono composizioni come i "Trucioli", di Mario Merz, una realizzazione che unisce paglia, assemblata in un fascio, in cui è piantata una luce al neon che diffonde luce blu; questa disposizione materializza la tensione e il fragile equilibrio tra il naturale e l'artificiale. Inoltre, l’associazione di materiali e oggetti naturali e/o insignificanti derivanti da una tecnologia come l'elettricità provoca l'incontro tra elementi non correlati o talvolta contraddittorio.

Abbiamo anche l'uso di materiali che si modificano o si trasformano spontaneamente, senza intervento dell'artista, per le loro qualità fisiche o chimiche intrinseche: il calore sviluppato dai tubi al neon inseriti nella cera o nelle materie plastiche, o la spugna che muta al variare dell'atmosfera, come con Giovanni Anselmo, o il solfato di rame e l'acido cloridrico con Gilberto Zorio.

Carattere irrecuperabile e tecnologia

Con altri artisti, il carattere irrecuperabile dell'opera e la scelta della sua collocazione al di fuori dei canoni tradizionali (anche dal punto di vista del suo rapporto con il luogo privilegiato che è il museo o la galleria) si ottengono attraverso una reinterpretazione del prodotto artistico come gioco libero o come pura assurdità, derivato direttamente dal dadaismo come in in P.Pasquali, o anche nella proposta di un'arte come concetto o puro progetto, al di là dell'oggetto artistico tradizionalmente disegnato. Questi progetti possono nascere in uno spazio naturale (nel paesaggio, come ha fatto in particolare la Land Art), ma anche, e soprattutto, utilizzando la tecnologia più avanzata (= l'elettronica), che serve come mezzo di comunicazione in grado di andare oltre l'oggetto stesso, con uso di nastri magnetici registrati, o circuiti televisivi. L'esperimento è stato tentato alla Biennale di Bologna, dove, attraverso un canale televisivo a circuito chiuso installato al centro della mostra, gli artisti potevano intervenire direttamente per presentare le loro opere. Questa è stata definita "tecnologia informale".

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Domande da interrogazione

  1. Qual è l'origine e il significato del termine "arte povera"?
  2. L'arte povera è una corrente artistica europea, principalmente italiana, che utilizza materiali poveri come stoffa, gesso e legno per negare la forma tradizionale dell'arte. Gli aderenti si definiscono "operatori artistici" piuttosto che "artisti" (testo).

  3. Quali sono i principali artisti associati all'arte povera e dove si è sviluppata?
  4. L'arte povera è emersa nel 1967 a Torino, con artisti come Mario Merz, Giovanni Anselmo e Luciano Fabro. Si è diffusa anche a Roma con figure come Pino Pasquali e Gianni Kounellis (testo).

  5. In che modo l'arte povera si differenzia da altre correnti artistiche come la Pop-art e l'Op'Art?
  6. L'arte povera cerca di andare oltre la Pop-art e l'Op'Art, rifiutando l'opera d'arte come prodotto di consumo e puntando su opere di durata effimera e materiali "poveri" (testo).

  7. Quali sono alcune delle innovazioni materiali e compositive dell'arte povera?
  8. Composizioni come i "Trucioli" di Mario Merz uniscono materiali naturali e artificiali, creando tensioni tra di essi. Altri artisti utilizzano materiali che si trasformano spontaneamente, come nel caso di Giovanni Anselmo e Gilberto Zorio (testo).

  9. Come viene reinterpretato il concetto di opera d'arte nell'arte povera?
  10. Nell'arte povera, l'opera è vista come un gioco libero o un concetto, spesso collocata al di fuori dei tradizionali spazi espositivi. Si utilizza anche la tecnologia per comunicare oltre l'oggetto artistico, come dimostrato alla Biennale di Bologna (testo).

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