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Proposta di soluzione per la seconda prova di maturità 2016

Traccia: viticoltura e difesa della vite

A cura di Matteo Corradi

Prima parte

Si consideri l’impianto di un vigneto nella provincia di Reggio Emilia (Emilia-Romagna). Date le caratteristiche climatiche dell’area, le vocazioni produttive territoriali e le principali produzioni enologiche della zona, verranno di seguito trattate le principali operazioni inerenti alla messa a dimora di un vigneto, andando a motivare con ragionamenti di carattere tecnico i materiali scelti e le operazioni programmate.

Come prima operazione, è necessario scegliere quale varietà di vite mettere a dimora. Considerando che la produzione del vino rosso “Lambrusco” è oggi più che mai in fase di rialzo e che tale tipologia di vino costituisce oggi un prodotto di spicco della zona di Reggio Emilia, anche dal punto di vista dell’export estero (non solo nazionale) risulta evidente la convenienza alla messa a dimora di una varietà di vite adatta per la produzione di questo vino. Tale convenienza è data anche dal fatto che molte tipologie di Lambrusco hanno oggigiorno ottenuto indicazioni territoriali, come la DOC o IGT.

Le varietà di vite da Lambrusco sono diverse; essendo la zona di impianto in pianura, si stabilisce di utilizzare la varietà di vite “Lambrusco salamino”.

Una volta stabilita la varietà da utilizzare, è necessario stabilire e programmare le operazioni da effettuare per la messa a dimora delle barbatelle della suddetta varietà.

Essendo quello reggiano un territorio da tempo vocato alla viticoltura, si considera un appezzamento di terreno su cui è presente una forma di allevamento di vite “Bellussi”, impiantato 30 anni addietro. Tale sistema è oggi ampiamente superato, in quanto mira a una produzione incentrata sulla quantità e non sulla qualità. Oggi le tendenze si sono invertite; di conseguenza è necessario un rinnovo, anche sostenuto dall’anzianità del vigneto attuale, oggi non più economicamente sostenibile.

Si procede quindi all’espianto del vigneto attuale: le piante vengono estirpate dal terreno, i pali, in legno, molto attempati e ormai marcescenti, devono essere rinnovati; di conseguenza vengono rimossi. Essendo i pali costituiti da legno trattato chimicamente, non risulta possibile un loro utilizzo per legna da ardere e devono quindi essere smaltiti in isole ecologiche specifiche. Tutt’altro destino è invece quello delle piante espiantate: il legno della vite può essere utilizzato come reimpiego nell’azienda come legna da ardere, oppure può essere venduto a terzi con la stessa finalità.

Anche i fili e gli ancoraggi, ormai resi inutilizzabili dalla ruggine, devono essere completamente sostituiti.

Una volta completate le operazioni di rimozione del precedente impianto, si può procedere con la realizzazione del nuovo impianto.

Sebbene sia non auspicabile praticare il ristoppio, ovvero reimpiantare sullo stesso terreno la medesima coltura, questa pratica è molto frequente in questo territorio, dove purtroppo la tipologia di terreno permette la coltivazione di questa e di poche altre colture.

Verranno di seguito elencate le principali operazioni e i principali accorgimenti per la messa a dimora del nuovo impianto:

  • La preparazione del terreno, ora libero da qualsiasi ingombro, deve essere fatta con terreno in tempera. Essendo il terreno presente nella provincia di Reggio Emilia argilloso, le lavorazioni devono essere effettuate in condizioni di tempera, nel periodo estivo che precede la primavera dell’impianto delle barbatelle;
  • Per prima cosa è bene effettuare un’aratura, al fine di arieggiare il terreno; tuttavia bisogna prestare attenzione a questa pratica, che non deve essere troppo profonda: 30-35 cm al massimo. Profondità eccessive andrebbero a intaccare gli orizzonti e a portare in profondità lo strato più fertile, il che costituirebbe un grave danno per la coltura che verrebbe impiantata;
  • Dopo l’aratura, se possibile, lasciare il terreno sotto l’azione degli agenti climatici, che provvederanno a un affinamento del terreno. Sarà poi necessario intervenire con un’erpicatura, per rompere le zolle rimaste, e, lavorazione molto importante, una rullatura al fine di evitare situazioni di ristagno idrico. Tali situazioni, molto frequenti in zone con terreni argillosi, possono essere risolte anche con drenaggi appositi;
  • Ogni lavorazione deve essere effettuata, sempre per evitare il ristagno, con macchine che non formino una crosta di lavorazione.

Il terreno, una volta preparato, deve essere ben sminuzzato, senza la presenza di zolle.

Si passa ora alla fase di messa a dimora delle piantine (barbatelle). Le barbatelle devono essere conservate in completa inattività; in particolare sarebbe bene tenerle in una scatola chiusa, in una cella frigorifera con temperatura di 4 °C.

Al momento dell’impianto delle barbatelle è necessario aver già programmato la tipologia di portinnesto, il sesto di impianto e la forma di allevamento dell’impianto.

Per quanto riguarda il portinnesto, bisogna considerare sia la varietà utilizzata (Lambrusco salamino) sia la tipologia di terreno con cui si lavora (argilloso). Date queste condizioni, i portinnesti più adatti sono due: il Kober 5BB e il 420A. In questo caso, si sceglierà di utilizzare il Kober 5BB. Le barbatelle vengono acquistate dal vivaio già innestate sul suddetto portinnesto.

Per quanto riguarda la scelta del sesto d’impianto, essa è strettamente correlata alla forma di allevamento. La forma di allevamento prescelta è il cordone libero, forma integralmente meccanizzabile a bassa necessità di manodopera. Tale scelta è legata al fatto che l’azienda in questione è da decenni confermata nella viticoltura territoriale, ha già compiuto da diversi anni la conversione di appezzamenti su cui erano presenti vecchi vigneti a forme di allevamento più attuali (tra cui, per l’appunto, il cordone libero); di conseguenza si evince come sia conveniente adottare tale sistema di allevamento anche in questo appezzamento. Infatti l’azienda è già in possesso di molte macchine agricole adatte alla conservazione e manutenzione di tale forma di allevamento.

Il sesto d’impianto scelto, specifico e adatto per il cordone libero, è il seguente:

  • Distanza tra i filari: 250 cm;
  • Distanza tra le piante: 125 cm;
  • Distanza tra i pali: 500 cm;
  • Altezza palo fuori terra: 160 cm.

Si passa ora alla considerazione dei materiali più idonei alla creazione dell’impianto. In primis, si esclude l’utilizzazione dei pali di legno trattato chimicamente come nel precedente impianto, sia perché sono deperibili sia perché il loro smaltimento è costoso e non sostenibile dal punto di vista ambientale. Si consiglia quindi di utilizzare pali in acciaio Corten, ovvero acciaio patinato, che si ricopre di una patina superficiale costituita dagli ossidi di alcuni suoi componenti presenti nella lega, che ha lo scopo di impedire il progressivo degradamento degli strati sottostanti. Anche i fili devono essere in acciaio, così come eventuali agganci.

Nel caso in cui sia presente un impianto di irrigazione a goccia, struttura consigliabile, è bene utilizzare un impianto costituito da un efficiente sistema di filtraggio, al fine di evitare l’otturazione degli ugelli. Inoltre, per il rispetto dell’ambiente, è consigliabile l’utilizzo di tubi costituiti da plastica facilmente biodegradabile.

Seconda parte

Punto 1: Peronospora della vite

Considerando le principali avversità della vite nella zona di interesse, si decide di illustrare la Peronospora della vite (Plasmopara viticola). Per quanto riguarda la metodologia di difesa, si descrive una metodologia di difesa biologica, molto incentrata sulla tutela ambientale.

Per la prevenzione è necessario utilizzare varietà meno sensibili, garantire buon arieggiamento tramite la scelta dei sesti d’impianto e del sistema di allevamento, effettuare concimazioni azotate equilibrate. Per la difesa fitosanitaria i trattamenti vanno eseguiti o prima del verificarsi dell’infezione, cioè prima delle piogge, o qualora la vegetazione non risulti coperta al momento dell’infezione, uno o due giorni prima del termine del periodo di incubazione del fungo, che è, indicativamente, di 10-12 giorni dopo l’inizio della pioggia in primavera e 5-6 giorni in estate. In questo caso si verifica l’infezione primaria a carico degli organi colpiti e, con il trattamento, vengono bloccate le infezioni secondarie, per cui non si ha un danno diretto solo nelle prime fasi vegetative, in assenza di grappolini. Da quando sono presenti i grappolini, quindi, è opportuno intervenire in maniera preventiva. Si utilizzano sali di rame intervenendo ogni 7-10 giorni circa in relazione alla dose e alla persistenza del prodotto impiegato, alla suscettibilità della zona e alle precipitazioni. È necessario ripetere gli interventi con andamento stagionale piovoso, in quanto piogge superiori a 20 mm hanno un effetto dilavante del prodotto. Per seccare le macchie presenti si possono eseguire due interventi a distanza di 4-5 giorni con solfato di rame.

Punto 2: Difesa dalle malerbe

Difesa dalle malerbe. In agricoltura biologica la protezione delle colture da parassiti e infestanti si deve basare, ai sensi del Regolamento 834/2007, su adeguate misure preventive, vale a dire su:

  • Protezione degli organismi utili;
  • Scelta di specie e varietà tolleranti o resistenti;
  • Rotazione delle colture;
  • Tecniche agronomiche adeguate;
  • Metodi meccanici e fisici.

L’uso di prodotti fitosanitari è ammesso solo quando queste misure non assicurano una protezione adeguata alle colture, ma ogni intervento deve essere adeguatamente motivato; l’agricoltore deve tenere a disposizione dell’Organismo di Controllo e dell’Autorità di Controllo un documento giustificativo del trattamento eseguito.

Per il controllo delle infestanti c’è la necessità di applicare misure preventive, come la scelta di specie e varietà adeguate e resistenti e la rotazione delle colture. Sono ammessi anche gli interventi di carattere meccanico e fisico, come le sarchiature, le rincalzature e le vibro-rincalzature, l’impiego della pacciamatura. È invece vietato l’uso dei diserbanti.

Punto 3: Evoluzione delle componenti dell’acino

L’acino può essere suddiviso in tre strutture: epicarpo, mesocarpo ed endocarpo. Un gruppo di sostanze molto importanti contenuto all’interno dell’acino sono gli antociani, i flavonoli, i terpeni e i composti aromatici. Durante la maturazione gli acidi organici e i tannini tendono a diminuire, mentre aumentano gli acidi organici, le sostanze aromatiche e le sostanze che conferiscono colore all’acino.

Punto 4: Fasi fenologiche della vite

Di seguito verranno elencate le fasi fenologiche della vite in ordine cronologico. Gemma d’inverno - Gemme gonfie - Bottoni verdi - Distensione delle foglie - Bottoni fiorali - Piena fioritura - Formazione acidi - Invaiatura (chiusura grappolo) - Maturazione - Caduta foglie.

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Sintesi
soluzioni della seconda prova di Maturità 2016 di Servizi per l’Agricoltura e lo Sviluppo Rurale

Soluzioni della seconda prova di Maturità 2016 di Servizi per l’Agricoltura e lo Sviluppo Rurale

Nella pagina seguente troverete le soluzioni inerenti alle tracce di Maturità del 2016 della Seconda prova di maturità del 2016 per l'Istituto Professionale per l'Agricoltura e lo Sviluppo Rurale, incentrate sulle seguenti materie: Economia agraria e dello sviluppo territoriale, Economia agraria e legislazione di settore, Tecniche di allevamento vegetale ed animale.

Studenti dell'Istituto Professionale per l'Agricoltura e lo Sviluppo Rurale? Se siete arrivati fin qui, allora questo è il posto giusto dove trovare le soluzioni della Seconda prova di Maturità 2016. Siamo fiduciosi delle vostre capacità e sappiamo bene che tali soluzioni vi serviranno esclusivamente per verificare quanto da voi già fatto, giusto? Nella pagina seguente quindi sono presenti le soluzioni delle tracce inerenti alle materie di Economia agraria e dello sviluppo territoriale, Economia agraria e legislazione di settore e Tecniche di allevamento vegetale ed animale.

Questa traccia di Maturità 2016 non verrà risolta da Skuola.net, ma verrà risolta in maniera collaborativa, se volete potete mandarci la soluzione della seconda prova di Servizi per l’Agricoltura e lo Sviluppo Rurale attraverso questi nostri recapiti:

Che aspettate? Avanti tutta! Noi saremo nuovamente in diretta per parlare con voi della Seconda prova, come già fatto in occasione della Prima prova di Maturità del 2016 che si è tenuta il 22 giugno!

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