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Concetti Chiave

  • Durante l'epoca della Restaurazione, l'educazione in Italia tornò a metodi tradizionali, abbandonando i progressi dell'illuminismo e aumentando l'indottrinamento religioso e politico.
  • A Milano e in Lombardia, il documento "Istruzioni per le scuole elementari" stabiliva l'insegnamento della religione, dell'amore per la patria e sostituiva le punizioni corporali con un sistema di "onori e castighi".
  • Nello Stato Sabaudo, l'educazione fu riservata a ecclesiastici e laici in abito talare, con un forte accento sui doveri religiosi, come previsto nel Regolamento degli studi del 1822.
  • Nello Stato Pontificio, furono imposti controlli severi sull'istruzione, come l'uso del latino nelle università e la creazione della Congregazione degli studi per monitorare le istituzioni educative.
  • Nel Regno delle Due Sicilie, le scuole furono affidate alle parrocchie e si tentò di reprimere il pensiero rivoluzionario con un attento controllo da parte dei vescovi e la chiusura di gruppi di studenti e professori.

La restaurazione in Italia

Nei primi anni dell’800, durante l’epoca della Restaurazione, l’Italia era suddivisa in vari Stati. La situazione politica e sociale variava da Stato a Stato, ma ovunque ci furono vari tentativi di restaurare ciò che c’era prima della rivoluzione, anche in canapo educativo.

Educazione e indottrinamento

L’idea illuminista e rivoluzionaria di un’educazione universale fu abbandonata e la gran parte dei bambini e dei ragazzi tornò ad avere poca alfabetizzazione e molto indottrinamento. La reazione immediata si espresse nella cancellazione dei progressi compiuti e nel ritorno alla legislazione precedente. Vediamo qualche esempio.

Politiche educative a Milano

A Milano e in Lombardia nel 1812, sotto la dominazione francese, fu emanato un documento, Istruzioni per le scuole elementari, nel quale si stabiliva (art. 22) che era dovere dei maestri insegnare agli allievi la religione con le relative procedure di culto; i maestri doveva¬no anche insegnare l’amore per il Re e per la Patria, 'ubbidienza alle leggi, il rispetto ai Magistrati e la riconoscenza a chi li istruiva (art.23). Sempre nello stesso documento si ordinava di sostituire le punizioni corporali tipiche della pedagogia seicentesca, con “gli onori e i castighi”, cioè di creare il libro d’oro per i buoni e il libro nero per i cattivi. I maestri potevano punire gli alunni facendo loro trascrivere molte volte le lezioni e le correzioni, sgridandoli pubblicamente, tenendoli in ginocchio a lungo in mezzo alla scuola, facendoli sedere in un banco separato; ma non potevano più usare le percosse (almeno questo era indubbiamente un aspetto positivo), anche se per i ragazzi “corrotti e libertini” era prevista ancora la sospensione e perfino l’esclusione dalla scuola. Quando la Lombardia passò sotto il dominio dell’Austria, i docenti nomi¬nati nel periodo napoleonico furono rimossi; fu reintrodotto il catechismo cattolico e fu cancellato lo studio dei diritti e dei doveri del cittadino.

Riforme scolastiche nello Stato Sabaudo

Nello Stato Sabaudo, nel maggio 1814, un editto ristabiliva le Costituzioni del 1771 e il Regolamento scolastico del 1782; in seguito, col Regolamento degli studi del 1822 l’insegnamento fu riservato agli ecclesiastici oppure ai laici che vestissero l’abito talare: dei suoi 205 articoli ben 75 erano dedicati ai doveri religiosi degli insegnanti e degli alunni .

A Firenze si proibirono le scuole per le fanciulle progettate da Gino Capponi, un cattolico liberale che operò nel territorio toscano.

Controllo educativo nello Stato Pontificio

Nello Stato Pontificio, Pio VII (che fu papa dal 1800 al 1823) con la bolla Sollicitudo Omnium Ecclesiarum fece rinascere ufficialmente l’ordine dei Gesuiti . Il suo successore, Leone XII (papa dal 1823 al ’29) promulgò la bolla Quod Divina Sapientia Omnes Docet in cui era riconfermata la dottrina del concilio di Trento, era imposto l’obbligo di parlare e scrivere in latino nelle università ed era istituita la Congregazione degli studi allo scopo di controllare l’operato delle università stesse. Alla bolla era allegata la Constitutio de recto ordinatione studiorum (Costituzione del giusto ordine degli studi), un insieme di disposizioni che fornivano varie regole di una presunta riforma scolastica nella direzione di un controllo totale sull’istruzione da parte della Chiesa.

Istruzione popolare a Roma

Qualche barlume di attenzione per l’istruzione popolare ci fu a Roma, se non altro per avere alunni compiacenti e rispettosi: erano le scuole di mutuo insegnamento legate alla figura del cardinale Consalvi, ma furono chiuse quasi subito con la Constitutio del ’24; Pio VII con un’enciclica del 1829 condannava l’educazione, perché corrompeva la gioventù educata nei ginnasi e nei licei, e i maestri depravati. Furono ricostituite le scuole regionali, non gratuite, ma era incoraggiata la frequenza delle scuole parrocchiali gratuite, sostenute dalla carità privata, dove l’insegnamento elementare del leggere, scrivere e far di conto era ridotto al minimo, e per le fanciulle al far di conto si sostituivano i lavori adatti alle donne. Queste scuole non miravano a un vero elevamento culturale del popolo: prevedevano le punizioni corporali e maestri molto severi sempre con la bacchetta in mano.

Politiche educative nel Regno delle Due Sicilie

Nel Regno delle Due Sicilie, a Napoli, il ministro di polizia, principe di Canosa, informò il vecchio re Ferdinando I che nei licei, nelle università e nelle scuole pubbliche si annidava lo spirito rivoluzionario e che i professori corrompevano i giovani. Suggerì come misura preventiva, per evitare sommosse, di sciogliere questi gruppi; consigliò Ferdinando di ordinare che i ragazzi e i professori tornassero nelle rispettive città di provenienza. Chi di loro avesse voluto proseguire gli studi avrebbe potuto farlo nelle scuole vescovili o nei seminari sotto l’occhio vigile dei vescovi, che avevano professori di loro fiducia. La proposta di Canosa non fu attuata, ma i vescovi divennero davvero attivi collaboratori dei ministri di polizia. Sempre a Napoli il 2 agosto 1815 fu redatto un nuovo Indice di «libri degni del fuoco» e le scuole furono affidate alle parrocchie.

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Domande da interrogazione

  1. Quali furono le conseguenze dell'epoca della Restaurazione sull'educazione in Italia?
  2. Durante la Restaurazione, l'educazione universale illuminista fu abbandonata, portando a una diminuzione dell'alfabetizzazione e a un aumento dell'indottrinamento, con il ritorno a legislazioni precedenti che limitavano l'educazione libera.

  3. Come venivano gestite le politiche educative a Milano durante la Restaurazione?
  4. A Milano, nel 1812, fu emanato un documento che imponeva l'insegnamento della religione e dell'amore per il Re, sostituendo le punizioni corporali con sistemi di onori e castighi, ma mantenendo severe misure disciplinari per gli alunni.

  5. Quali riforme scolastiche furono introdotte nello Stato Sabaudo?
  6. Nello Stato Sabaudo, nel 1814, furono ristabilite le Costituzioni del 1771 e il Regolamento scolastico del 1782, riservando l'insegnamento a ecclesiastici e laici in abito talare, con un forte focus sui doveri religiosi.

  7. Quale controllo educativo esercitò la Chiesa nello Stato Pontificio?
  8. La Chiesa, sotto Pio VII e Leone XII, ristabilì l'ordine dei Gesuiti e impose regole severe per l'istruzione, come l'obbligo di usare il latino nelle università e il controllo totale sull'istruzione da parte della Chiesa.

  9. Come si sviluppò l'istruzione popolare a Roma durante la Restaurazione?
  10. A Roma, l'istruzione popolare era limitata e caratterizzata da scuole di mutuo insegnamento che furono chiuse, mentre le scuole parrocchiali gratuite offrivano un'educazione ridotta e severa, senza mirare a un vero elevamento culturale.

Domande e risposte

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