Concetti Chiave
- La vicenda di "Quer pasticciaccio brutto de via Merulana" si svolge nel 1927, durante il regime fascista di Mussolini, con un preciso riferimento temporale che inizia il 20 febbraio e termina intorno al 25 marzo.
- I personaggi principali includono Don Ciccio, un poliziotto esperto e appassionato, e Liliana Balducci, la vittima del delitto, la cui complessa vita viene rivelata attraverso le indagini.
- Il romanzo è caratterizzato da un intreccio complesso e da uno stile linguistico sperimentale, con l'uso di dialetti e lingue straniere, che riflette la critica sociale dell'autore verso il regime fascista.
- La narrazione è in terza persona e non presenta una risoluzione chiara, lasciando il lettore con interrogativi e un finale aperto, in contrasto con le aspettative di un giallo tradizionale.
- Le difficoltà di lettura sono accentuate dalla complessità del linguaggio e dalla trama intricata, che richiedono un'attenzione particolare e spesso portano a una comprensione limitata da parte del lettore.
* Titolo: Quer pasticciaccio brutto de via Merulana
* Autore: Carlo Emilio Gadda
* Editore: Garzanti
Epoca e ambientazione
La vicenda si svolge nell'anno 1927, quando ormai Mussolini era al potere in Italia ed essa cominciava ad assumere la forma della dittatura. Nel testo sono ben specificati i riferimenti temporali a partire dalle date. Il romanzo comincia, infatti, il giorno 20 febbraio, una domenica, in cui il protagonista si reca a pranzo da amici. La vicenda termina il 25 marzo circa con la visita di Ingravallo alla domestica della donna uccisa.
Anche i luoghi sono ben delineati dall'autore con una grandissima precisione per quanto riguarda la descrizione spesso anche troppo esasperata. La vicenda si svolge in ogni modo a Roma o nelle sue vicinanze. Inizialmente in un appartamento al numero 219 di via Merulana, poi la storia si sposta dal commissariato di polizia alle zone periferiche di Roma, come i Castelli Romani, il Torraccio, i Due Santi, ecc.
Personaggi principali
* Don Ciccio: il suo nome è Francesco Ingravallo, ma tutti lo chiamano Don Ciccio.
È un funzionario della sezione investigativa della polizia di Roma. È giovane, ha trentacinque anni, di statura media, un po' tozzo. Ha i capelli neri, folti e crespi, il suo fare è un po' tonto, ma solo in apparenza, infatti, egli è un grande esperto degli uomini e delle donne, un acuto osservatore e quindi un bravissimo agente, anche se di primo acchito non si presenta come tale. Egli segue tutte le indagini durante la vicenda e lo fa con molta passione anche poiché la vittima era una sua cara amica.
* Liliana Balducci: è la vittima del delitto compiuto durante il racconto. È una signora molto affascinante dai capelli castani e la pelle molto chiara. La sua voce ha un timbro dolce e profondo che incanta quasi il dottor Ingravallo, il quale è molto colpito anche dallo sguardo della signora che egli definisce come ardente. La signora compare per la prima volta nel romanzo quando Don Ciccio si reca a casa dei Balducci per un pranzo. Qui l'ispettore nota che la donna è piuttosto pensierosa, ma in quel momento l'uomo non ci fa caso. Quando si scoprirà l'omicidio, l'uomo ritornerà a quel giorno e collegherà la tristezza della signora con la ragazza che i due coniugi (il signore e la signora Balducci) ospitavano come una figlia. Ingravallo si rende conto che quella non era la prima ragazza che veniva accolta in quella casa. Dopo una serie di indagini si scoprirà come la donna non poteva avere figli e come prendesse questa situazione come una condanna.
* Giuliano Valdarena: è il cugino della signora Liliana. È un giovane molto prestante, di bell'aspetto, ammirato da tutti soprattutto dai familiari. Tutta la famiglia lo considera come il pupillo, per la grande stima che ha da parte di tutti. Solamente l'ispettore Ingravallo non lo vede di buon occhio e appena cominciano ad esserci dei sospetti su di lui riguardo all'assassinio, Don Ciccio si intestardisce nel cercare prove a suo sfavore. Questo accade poiché Ingravallo era stato colpito dal comportamento della cugina Liliana nei confronti del giovane, quasi come di una ragazzina innamorata. Questo comportamento è poi spiegabile con la mania della donna di avere figli e con il fatto che il cugino con il suo matrimonio avrebbe potuto darle un nipote che sarebbe stato un po' come un suo figlio.
* Zamira: è una signora il cui aspetto fisico è un po' trasandato. Il viso è pieno di rughe, gli occhi quasi da strega, la bocca impauriva per il fatto che le mancavano i quattro denti sia superiori che inferiori. Il suo lavoro ufficiale era quello di magliaia, rammendatrice, tintora, ma ella svolgeva anche altre attività come chiromante, indovina, maga e chi più ne ha più ne metta. La donna lavorava in una sottospecie di laboratorio, un buco più che altro, con l'aiuto di molte ragazze. Il laboratorio della Zamira era famoso in tutta Roma e era frequentato da molti uomini che si recavanolì un po' per giocare a carte, un po' per le ragazze, un po' per la Zamira.
Il giallo e lo stile
La vicenda, il giallo non ha una grandissima importanza per l'autore in questo libro. Egli è, infatti, molto interessato, più che alla storia, a presentare la complessità e la stratificazione dei fatti, il groviglio o come lo chiama il protagonista lo "gnommero" dei fatti. Per arrivare a questo il Gadda ricorre, oltre che ad un intreccio molto complicato, anche alla sperimentazione di un nuovo stile linguistico. Questo è molto particolare e per certi versi anche complicato a causa della presenza di vari dialetti (romano, napoletano, veneto) tra cui si ritrovano anche citazioni in lingue straniere (francese, inglese) perfino il greco e il latino. Oltre a questo si nota in ogni modo un altro intento che è quello di ricostruire la società del periodo fascista in Italia inquadrata dal punto di vista del popolo. Tra le righe si nota molto la posizione dell'autore di fronte a questa realtà, che è di critica molto dura contro il personaggio di Mussolini, quando lo definisce "quer gallinaccio co' la faccia fanatica a Palazzo Chigi"oppure "'sto Pupazzo a Palazzo Chiggi".
La narrazione è in terza persona, il narratore è esterno e la vicenda si sviluppa secondo al tecnica dell'intreccio, un intreccio molto complicato tanto che alla fine non trova scioglimento e la vicenda non ha un vera e propria fine.
Inizio della vicenda
La vicenda inizia il 20 febbraio, in una domenica, quando i coniugi Balducci invitano a pranzo, come tradizione, il commissario Ingravallo. L'uomo arrivato nella casa conosce una delle tante "nipoti" che la coppia ospita ogni tanto per un lungo periodo. Don Ciccio si accorge che durante il pranzo la signora Liliana è pensierosa ma non riesce a capirne il motivo. Durante la giornata l'ispettore conosce anche il cugino della signora, Giuliano Valdarena, il quale si reca in visita dalla coppia. Un po' di giorni dopo giunge la notizia al commissariato che al numero 219 di via Merulana (proprio dove abitano i coniugi Balducci) si è svolta una rapina. La polizia si reca sul luogo per le ricerche e si scopre che l'appartamento derubato è stato quello dirimpetto a quello della coppia. La vittima della rapina è la signora Menegazzi alla quale sono stati sottratti alcuni gioielli di grande valore. Le indagini si mettono in moto e si riesce a ritrarre anche un identikit del ladro.
Difficoltà di lettura
Le difficoltà che ho incontrato nel leggere questo libro sono state molte. A partire dal linguaggio molto complicato, ricco di dialetti i quali seppure non fossero difficili davano difficoltà a chi come me non è abituato a leggerli. Un'altra difficoltà mi è stata data dalla trama molto fitta e intrecciata. Per poter seguire meglio tutto il complicato intreccio ho dovuto prendere appunti man mano che leggevo e spesso mi sono dovuta fermare più volte a rileggere alcune parti che non capivo subito. Il libro non mi è piaciuto per diversi motivi: innanzitutto era molto difficile e ho fatto molta fatica nella comprensione, poi l'autore si perdeva molto nelle descrizioni, che io non amo molto, inoltre il finale, o se si può chiamare così visto che non si capisce se il libro sia finito oppure no, mi ha lasciato con l'amaro in bocca perché io un giallo lo concepisco con una fine in cui si scopre l'assassino e si vede se i sospetti del lettore erano fondati (un esempio di un giallo che mi è piaciuto molto, anche se molto particolare, è "Il nome della rosa"), qui invece tutto rimane in sospeso, come se il libro fosse stato lasciato a metà perché l'autore non aveva più voglia di scriverlo.
Domande da interrogazione
- Qual è l'epoca in cui si svolge "Quer pasticciaccio brutto de via Merulana"?
- Chi è Don Ciccio e quale ruolo ha nella storia?
- Qual è la caratteristica principale dello stile di scrittura di Gadda in questo romanzo?
- Come viene descritta la vittima, Liliana Balducci?
- Quali difficoltà ha incontrato il lettore nella comprensione del romanzo?
La vicenda si svolge nel 1927, durante il regime fascista di Mussolini, con riferimenti temporali precisi che iniziano il 20 febbraio e terminano intorno al 25 marzo.
Don Ciccio, il cui vero nome è Francesco Ingravallo, è un funzionario della polizia di Roma, giovane e appassionato, che segue le indagini sull'omicidio di Liliana Balducci, una sua cara amica.
Gadda utilizza uno stile linguistico complesso e sperimentale, ricco di dialetti e citazioni in lingue straniere, per presentare la stratificazione dei fatti e la società del periodo fascista, piuttosto che concentrarsi esclusivamente sulla trama gialla.
Liliana Balducci è descritta come una donna affascinante, con capelli castani e pelle chiara, la cui tristezza è collegata alla sua impossibilità di avere figli, un tema centrale nella sua caratterizzazione.
Il lettore ha trovato difficoltà a causa del linguaggio complicato, ricco di dialetti, e della trama fitta e intrecciata, che ha richiesto appunti e riletture per seguire il complesso intreccio narrativo.