Concetti Chiave
- L'agricoltura di sussistenza è una forma di economia agricola in cui la popolazione rurale destina oltre i 2/3 delle risorse per il proprio sostentamento.
- È diffusa principalmente in Africa, in alcune aree dell'America Latina e nei paesi del sud-est asiatico, caratterizzandosi per l'uso di tecniche tradizionali e arcaiche.
- I contadini si dedicano alla coltivazione di cereali come riso, grano e mais, spesso integrando l'allevamento di bestiame per il sostentamento familiare.
- Le limitazioni includono difficoltà nel vendere i prodotti e nella conservazione delle eccedenze, contribuendo a cicli di miseria e carestia.
- La policoltura promiscua, ovvero la coltivazione di diverse specie nello stesso appezzamento, favorisce l'autonomia alimentare e riduce i rischi legati alle condizioni climatiche avverse.
Definizione e diffusione
L’agricoltura di sussistenza, detta anche di autoconsumo, è una delle quattro principali forme di economia agricola; le altre sono: agricoltura di mercato, agricoltura di speculazione, sistemi agro-industriali
Il termine “agricoltura di sussistenza” si riferisce a tutte quelle forme di economia agricola in cui la popolazione rurale impegna più dei 2/3 delle sue risorse per ottenere soltanto tutto quanto serve per la propria sussistenza. Come risorse si intende il suolo, il lavoro e il capitale. Si tratta di un tipo di economia diffuso nella quasi totalità del continente africano, in alcune aree dell’America latina e in diversi paesi del sud-est asiatico.
Caratteristiche tecniche e limitazioni
In pratica, essa segue i principi dell’agricoltura biologica perché non si ricorre ai diserbanti, ai concimi chimici, agli insetticidi e agli anticrittogamici. I mezzi tecnici disponibili, come i macchinari o i concimi, sono molto arcaici (nei casi più estremi si tratta della zappa e dell’aratro di legno) e questo spiega la dimensione dei prodotti calcolati per ettaro, rispetto a quella dei paesi industrializzati. Altri elementi che contribuiscono a limitare la produzione e anche a sprecare lavoro, sono l’impossibilità a immagazzinare le eccedenze e la difficoltà a venderle sul mercato a causa o della mancanza di compratori o dell’inadeguatezza delle vie di comunicazione. Si viene quindi a creare una sorta di circolo vizioso: tutto il lavoro prestato dal contadino e dai suoi familiari viene assorbito dal compito di provvedere all’alimentazione della famiglia.
Sfide e soluzioni
D’altra parte, le possibilità di poter disporre di un’eccedenza sono molto ridotte, ammesso poi che esistano i mezzi per farla arrivare fino al mercato. Per questo motivo, succede spesso che il raccolto riesce a soddisfare le necessità della famiglia soltanto per qualche settimana. Poiché spesso succede che le sementi siano mal conservate, per tutto il resto dell’anno, non è raro che la popolazione agricola conosca la miseria, se non la carestia in tempi di siccità.
Coltivazioni e allevamenti
Nel caso dell’agricoltura di sussistenza si coltiva riso (nei paesi del sud-asiatico) e altri cereali come grano, segale, sorgo, mais, avena e a volte anche ortaggi come zucchine e pomodori. Nei territori più aridi, l’agricoltura di sussistenza è praticata contemporaneamente all’allevamento di bestiame (caprini, suini o bovini) per ricavarne latte e carne. A questo si può aggiungere l’allevamento di animali da cortile e da lavoro. Nell’Africa sub sahariana, in alcune zone dell’America latina e dell’Indonesia, la popolazione contadina è in parte sedentaria e in parte itinerante.
Policoltura promiscua
All’interno dell’agricoltura di sussistenza possiamo inserire anche la policoltura promiscua tradizionale: si tratta di praticare culture diverse nello stesso appezzamento di terreno. Era molto praticata nel primo dopoguerra in molte aree agricole italiane. Essa permette una forte autonomia alimentare a favore del contadino che ha la possibilità di disporre comunque di alcune derrate anche se qualche cultura può essere compromessa dalle avverse condizioni meteorologiche. La policoltura promiscua viene praticata anche nei paesi più tecnicamente evoluti.
Domande da interrogazione
- Cos'è l'agricoltura di sussistenza e dove è maggiormente diffusa?
- Quali sono le caratteristiche tecniche dell'agricoltura di sussistenza?
- Quali sfide affrontano gli agricoltori di sussistenza?
- Che cos'è la policoltura promiscua e quali vantaggi offre?
L'agricoltura di sussistenza, o di autoconsumo, è una forma di economia agricola in cui la popolazione rurale utilizza oltre i 2/3 delle proprie risorse per soddisfare le proprie necessità alimentari. È diffusa principalmente in Africa, in alcune aree dell'America Latina e nel sud-est asiatico.
Questa forma di agricoltura segue i principi dell'agricoltura biologica, evitando l'uso di sostanze chimiche. Utilizza mezzi tecnici arcaici e presenta limitazioni nella produzione a causa della difficoltà di immagazzinare e vendere le eccedenze, creando un circolo vizioso che assorbe gran parte del lavoro familiare.
Gli agricoltori di sussistenza affrontano sfide come la scarsità di eccedenze, la mal conservazione delle sementi e la vulnerabilità a carestie in periodi di siccità, che possono portare a miseria e insicurezza alimentare.
La policoltura promiscua è la pratica di coltivare diverse culture nello stesso appezzamento di terreno, offrendo autonomia alimentare al contadino. Questa tecnica, che era comune in Italia dopo la guerra, consente di avere diverse derrate anche in caso di condizioni meteorologiche avverse.