Concetti Chiave
- La probabilità è un concetto primitivo e una misura che assegna un valore numerico alla possibilità che un evento si verifichi.
- Le definizioni operative di probabilità si sono evolute nel tempo per adattarsi a contesti scientifici più complessi rispetto ai semplici giochi d'azzardo.
- La definizione frequentista di probabilità si basa sulla frequenza relativa di un evento in un numero infinito di esperimenti, rendendo difficile l'applicazione pratica.
- La probabilità di malattie come il morbo di Crohn richiede un'analisi su un numero infinito di individui per ottenere risultati significativi.
- Nonostante le difficoltà, un numero elevato di esperimenti può fornire stime approssimative della probabilità reale di un evento.
La probabilità è un concetto primitivo, perché innato e sempre presente nelle regole di comportamento dell’essere umano; ma dall’altra parte la probabilità è una misura, perché associa al concetto primitivo una valutazione numerica. Ragionare in termini probabilistici vuol dire assegnare un valore numerico che sia indicativo della possibilità con cui un evento, elementare o composto che sia, possa presentarsi.
Indice
Definizioni operative di probabilità
Le definizioni operative di probabilità, ossia la possibilità di assegnare a quest’ultima un termine numerico, sono diverse, perché man mano che la scienza progrediva ci si rendeva conto che le definizioni iniziali fossero insufficienti per essere applicate in contesti scientifici sempre più moderni.
Dato un esperimento ed un evento E (sia esso elementare o composto), la probabilità di E P(E) è il rapporto tra il numero di esiti favorevoli e il numero di esiti possibili, posto che tutti i risultati siano ugualmente possibili.
Dato il lancio di un dado, la possibilità che esca un numero pari è data dal rapporto degli eventi elementari favorevoli (2, 4, 6) sul totale degli eventi elementari possibili, ossia sulla cardinalità dello spazio campionario. La probabilità quindi sarà ½.
Nel momento in cui però proviamo a trasportare il linguaggio probabilistico, un linguaggio molto potente in grado di gestire in termini formali questa dimensione dell’incertezza, in scienze che sono più sofisticate della semplice roulette e delle carte, purtroppo questa definizione è piuttosto inadatta, perché se domandassi quale sarebbe la probabilità che un individuo nel corso della sua vita possa ammalarsi di morbo di Crohn, applicando in modo pedissequo questa definizione, il risultato sarebbe banalmente ½. Questa risposta sarebbe irragionevole perché in realtà nella definizione classica è stata aggiunta una postilla che recita che questa definizione è valida nel momento in cui considero che gli eventi elementari dell’esperimento che sto considerando sono tutti egualmente possibili. Questa postilla è ottima nel gioco d’azzardo, ossia in tutte situazioni dove gli eventi elementari sono equiprobabili, ma se provo a trasferire questa teoria a contesti scientifici questa condizione di equipossibilità decade. In più vi è un problema logico perché dire che gli eventi sono egualmente possibili vale a dire che sono egualmente probabili.
Definizione frequentista e applicazioni
La definizione frequentista è quella più utilizzata. Se voglio valutare la probabilità che un evento si manifesti, devo immaginare di realizzare l’esperimento da cui quell’evento può essere generato un numero N di volte e alla fine la probabilità sarebbe la frequenza relativa con cui quell’evento, in una ripetizione infinita di esperimenti, si osserva. Quindi la probabilità è una frequenza relativa per un numero di esperimenti che tende ad infinito, impossibile quindi da un punto di vista operativo, perché anche l’evento più semplice come il lancio di una moneta non è ripetibile all’infinito.
Se un frequentista dovesse rispondere alla domanda “qual è la probabilità di ammalarsi di Crohn nel corso della propria vita?”, idealmente dovrebbe considerare un individuo fin dalla nascita e verificare se la malattia compaia. Ovviamente dovrà ripetere l’analisi un numero infinito di volte, quindi avere a disposizione infiniti individui e valutare quanti di questi manifestino il Crohn.
Conclusioni sulla probabilità frequentista
Questa frequenza relativa è la probabilità che il Crohn si manifesti nella vita di un individuo. Nonostante sia difficile l’applicazione di questa teoria, vi è una teoria di supporto secondo cui basti un numero di esperimenti abbastanza elevato per ottenere non il valore reale della probabilità, ma un valore che si avvicini ad essa. È anche chiaro che alcune situazioni consentono l’utilizzo di entrambe le definizioni e, dove possibile, si può dimostrare che giungano alla stessa conclusione.
Il valore associato alla definizione frequentista non è deducibile da un singolo esperimento, ma da un numero infinito di esperimenti condotti; ad esempio, se una patologia ha una probabilità del 15%, allora in una popolazione di infiniti individui il 15% presenterà quella patologia.
Domande da interrogazione
- Qual è la differenza tra il concetto primitivo di probabilità e la sua definizione numerica?
- Come si calcola la probabilità di un evento in un esperimento?
- Perché la definizione classica di probabilità può risultare inadeguata in contesti scientifici?
- Cosa implica la definizione frequentista di probabilità?
- Qual è il valore della frequenza relativa nella definizione frequentista?
La probabilità è un concetto primitivo, innato nelle regole di comportamento umano, ma è anche una misura che associa un valore numerico alla possibilità di un evento, come spiegato nel testo.
La probabilità di un evento E, P(E), si calcola come il rapporto tra il numero di esiti favorevoli e il numero totale di esiti possibili, assumendo che tutti i risultati siano ugualmente probabili.
La definizione classica è valida solo se gli eventi elementari sono equiprobabili; in contesti scientifici, come la probabilità di ammalarsi di Crohn, questa condizione non si applica, rendendo la risposta irragionevole.
La definizione frequentista implica che la probabilità di un evento si basa sulla frequenza relativa con cui si manifesta in un numero infinito di esperimenti, rendendo difficile l'applicazione pratica.
La frequenza relativa rappresenta la probabilità che un evento, come la manifestazione del morbo di Crohn, si verifichi nella vita di un individuo, avvicinandosi al valore reale della probabilità attraverso un numero elevato di esperimenti.