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Concetti Chiave

  • La servitù romana stabilisce che il titolare del fondo servente non può essere obbligato a compiere atti, ma solo a astenersi da determinate azioni per favorire il fondo dominante.
  • Un'eccezione a questo principio è la servitù d'appoggio, che richiede al titolare del fondo servente di mantenere in buono stato la parete utilizzata dal vicino.
  • Le servitù sono soggette al principio di indivisibilità, permettendo l'esercizio del diritto su tutto il fondo se non è specificata una parte precisa nella costituzione della servitù.
  • Per costituire una servitù è necessaria la presenza di due fondi appartenenti a proprietari distinti, con l'obiettivo di garantire un'utilità al fondo dominante.
  • Il titolare della servitù non può abusare del proprio diritto, come attingere acqua dal fondo servente per usi diversi da quelli consentiti dal contratto di servitù.

Principio della servitù romana

I romani sostenevano che «servitus in facendo consistere nequit (la servitù non può costituire in fare)»: al titolare del fondo servente non può essere imposto di fare qualcosa; egli può essere tenuto solo a non fare qualcosa al fine di procurare vantaggio al proprietario del fondo dominante (come ad esempio non coltivare la parte del terreno su cui grava una servitù di passaggio).

Eccezione della servitù d'appoggio

Questo principio poteva essere derogato solo nel caso della servitù d’appoggio (servitus oneris ferendi), in cui il titolare del fondo servente, alla cui parete poteva appoggiarsi il vicino, era tenuto a mantenere in buono stato la parete: ciò implicava dunque il dover fare qualcosa e pertanto costituiva un’eccezione.

Indivisibilità delle servitù

Sulla base del principio di «indivisibilità delle servitù», inoltre, si stabilì che, se all’atto costitutivo di una servitù di passaggio non fosse stata definita in maniera specifica la parte del fondo ad essa adibita, l’esercizio del diritto poteva essere applicato a tutto il fondo.
Il requisito fondamentale per l’istituzione di una servitù era la presenza di due fondi (uno dominante e uno servente) i quali necessitavano di una duplice inerenza reale: essi dovevano appartenere a due proprietari distinti. La servitù implicava dei limiti: essa era valida solo al fine di conseguire un’utilità (utilitas) per il fondo a vantaggio del quale essa era stata istituita. Secondo i romani, infatti, la servitù doveva essere utile al fondo dominante: colui che si avvaleva della servitù, dunque, non poteva abusare del diritto di cui era titolare; egli, ad esempio, non poteva attingere alla sorgente del fondo servente per irrigare un terreno diverso dal suo o per vendere l’acqua a terzi. Per questa ragione, la servitù poteva essere applicata a fondi vicini ma non necessariamente contigui.

Domande da interrogazione

  1. Qual è il principio fondamentale della servitù romana riguardo agli obblighi del titolare del fondo servente?
  2. Il principio fondamentale afferma che la servitù non può imporre al titolare del fondo servente di fare qualcosa, ma solo di astenersi da determinate azioni per il vantaggio del fondo dominante (come non coltivare una parte del terreno).

  3. In quali circostanze il principio della servitù romana può essere derogato?
  4. L'unica eccezione al principio è rappresentata dalla servitù d’appoggio, dove il titolare del fondo servente è obbligato a mantenere in buono stato la parete su cui il vicino può appoggiarsi, implicando quindi un obbligo di fare.

  5. Quali sono i requisiti per l'istituzione di una servitù secondo i romani?
  6. Per istituire una servitù è necessaria la presenza di due fondi (uno dominante e uno servente) appartenenti a proprietari distinti, e la servitù deve essere utile al fondo dominante, evitando abusi da parte del titolare del diritto.

Domande e risposte

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