Concetti Chiave
- L'articolo 2099 del Codice civile introduce forme di retribuzione alternative come la partecipazione agli utili e le provvigioni sugli affari conclusi.
- I contratti collettivi offrono un'ampia gamma di compensi variabili, inclusi premi di produzione e bonus monetizzati in busta paga.
- Dopo la crisi finanziaria del 2008, sono stati introdotti limiti e vincoli per l'erogazione di premi e bonus legati ai risultati aziendali di medio periodo.
- La legge 208/2015 prevede una tassazione agevolata al 10% per redditi lavorativi fino a 80.000 euro, con premi che non possono superare i 3000 euro lordi annui.
- Le aziende che coinvolgono i lavoratori in processi di innovazione organizzativa possono beneficiare di una riduzione del 20% sui contributi previdenziali obbligatori.
Forme di retribuzione alternative
L’articolo 2099 del Codice civile contempla altre forme di retribuzione in aggiunta a quella a cottimo e a tempo. In particolare, il prestatore di lavoro può essere retribuito anche:
- con partecipazione agli utili o ai prodotti dell’azienda;
- con provvigioni (cioè con percentuali sugli affari conclusi (come avviene nei rapporti di agenzia);
I contratti collettivi prevedono un ampio numero di compensi che rientrano nella retribuzione variabile, come premi di produzione e bonus monetizzati in busta paga.
Direttive post-crisi finanziaria
Fino alla crisi finanziaria del 2008 la legge non prevedeva un limite massimo all’erogazione di questi contributi; dopo lo scoppio della crisi, però, una direttiva europea ha esortato gli stati a prevedere un tetto a tali trattamenti di favore e a vincolare l’erogazione di premi e bonus ai risultati aziendali di medio (e non di breve) periodo.
In sostanza, gli incrementi retributivi non devono essere elargiti secondo il cosiddetto «sistema a pioggia», ma devono corrispondere a un reale miglioramento qualitativo della prestazione lavorativa.
Tassazione agevolata e limiti
La legge 208/2015 prevede una tassazione agevolata al 10% per i titolari di un reddito lavorativo non superiore a 80.000 euro lordi annui (premi di risultato). La loro corresponsione, tuttavia, non è legata esclusivamente al calcolo del reddito, bensì anche alla valutazione di efficacia e produttività lavorativa.
L’importo del premio corrisposto a ciascun lavoratore non può superare i 3000 euro lordi annui. Inoltre, le imprese che prevedono forme strutturate di coinvolgimento dei lavoratori (ad es., attraverso la previsione di processi di innovazione organizzativa rivolti al miglioramento della qualità del lavoro), possono fruire di una riduzione di 20 punti percentuali dell’ammontare dei contributi previdenziali obbligatori.
Domande da interrogazione
- Quali sono le forme di retribuzione alternative previste dal Codice civile?
- Come ha influenzato la crisi finanziaria del 2008 le modalità di erogazione dei premi e bonus?
- Quali sono i requisiti per beneficiare della tassazione agevolata sui premi di risultato?
Oltre alla retribuzione a cottimo e a tempo, l'articolo 2099 del Codice civile prevede forme di retribuzione come la partecipazione agli utili dell'azienda e le provvigioni sugli affari conclusi.
Dopo la crisi del 2008, una direttiva europea ha imposto un tetto ai premi e bonus, vincolandoli ai risultati aziendali di medio periodo, per evitare un'erogazione indiscriminata e garantire un miglioramento qualitativo della prestazione lavorativa.
La legge 208/2015 prevede una tassazione agevolata al 10% per i redditi lavorativi fino a 80.000 euro lordi annui, con un limite di 3000 euro lordi per premio, legata anche alla valutazione di efficacia e produttività lavorativa.