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Concetti Chiave

  • Le fonti consuetudinarie possono intervenire solo in materie già regolate dal diritto scritto, integrando le norme costituzionali.
  • Quando le consuetudini sono in armonia con la Costituzione, si impongono a tutte le fonti subordinate, fungendo da parametro di costituzionalità.
  • Le consuetudini si affermano grazie a due elementi: la ripetizione costante di un comportamento e la convinzione che esso sia doveroso.
  • La differenza tra consuetudine e prassi risiede nel consolidamento di entrambi gli elementi, che richiede tempo e ripetizione.
  • La giurisprudenza gioca un ruolo chiave nel riconoscimento e nel consolidamento delle consuetudini, contribuendo alla loro evoluzione nel tempo.

Le fonti consuetudinarie e il diritto scritto

Le fonti consuetudinarie hanno la possibilità di intervenire esclusivamente in merito a materie in parte già regolate dal diritto scritto.
In specifici casi si può parlare persino di «fonti fatto in materia costituzionale», che integrano le norme costituzionali scritte, definendo la posizione e regolando l’attività degli organi costituzionali. Quando esse sono in armonia con il sistema costituzionale, si impongono a tutte le fonti subordinate alla Costituzione. Sotto questo profilo, le consuetudini possono costituire un parametro di costituzionalità persino di fronte alla Corte costituzionale (si veda, ad esempio, la sentenza n. 7 del 1996). Le fonti consuetudinarie in materia costituzionale si differenziano dalle norme di correttezza costituzionale, le quali costituiscono il cosiddetto «galateo» fra organi costituzionali.

Elementi delle fonti consuetudinarie

Le fonti consuetudinarie sono definite tali poiché presentano la peculiare capacità di affermarsi spontaneamente sul piano dei fatti. Esse sono caratterizzate da due elementi distinti:

- elemento oggettivo (necessario ma non sufficiente): la costante ripetizione nel tempo di un determinato comportamento da parte di tutti i consociati;

- elemento soggettivo o psicologico (opinio iuris ac necessitatis): la convinzione, da parte di chi ripete costantemente un comportamento nel corso del tempo, che esso sia doveroso.

Una consuetudine si afferma quando coesistono entrambi gli elementi: il suo consolidamento, ovviamente, è graduale e richiede moltissimo tempo. Qualora non persistano entrambi gli elementi non si potrebbe parlare di consuetudine bensì esclusivamente di prassi. Un ruolo fondamentale nell’opera di consolidamento è ricoperto dalla giurisprudenza, la quale in tal senso svolge un compito peculiare: da un lato è uno degli enti che consolidano una consuetudine; dall’altro è l’ente che la riconosce.

Domande da interrogazione

  1. Qual è il ruolo delle fonti consuetudinarie nel diritto costituzionale?
  2. Le fonti consuetudinarie possono integrare le norme costituzionali scritte e, se in armonia con il sistema costituzionale, si impongono a tutte le fonti subordinate alla Costituzione, fungendo anche da parametro di costituzionalità (si veda la sentenza n. 7 del 1996).

  3. Quali sono gli elementi che caratterizzano le fonti consuetudinarie?
  4. Le fonti consuetudinarie sono caratterizzate da un elemento oggettivo, ovvero la costante ripetizione di un comportamento, e da un elemento soggettivo, che è la convinzione che tale comportamento sia doveroso. Entrambi gli elementi devono coesistere per affermare una consuetudine.

  5. Qual è il ruolo della giurisprudenza nel consolidamento delle consuetudini?
  6. La giurisprudenza svolge un ruolo fondamentale nel consolidamento delle consuetudini, poiché non solo contribuisce a stabilirle, ma le riconosce anche, rendendo così il processo di affermazione delle consuetudini più efficace e legittimo.

Domande e risposte

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