Concetti Chiave
- Nel XIII secolo, l'università di Bologna introdusse il metodo della lectura affiancato dalla discussione di quaestiones legitimae, fondamentali per l'applicazione pratica del diritto giustinianeo.
- Le situazioni giuridiche non coperte dalle norme giustinianee generavano una quaestio de facto, risolvibile dai giuristi attraverso l'analogia iuris, un approccio innovativo per l'epoca.
- Le quaestiones erano sviluppate in spazi didattici dedicati, offrendo agli studenti opportunità di esercitare la logica argomentativa e approfondire la materia.
- I docenti bolognesi recuperarono il genere delle summae nel XIII secolo, creando opere significative come la Summa al Codex di Azzone, per affrontare la complessità del diritto giustinianeo.
- Accursio, allievo di Azzone, realizzò la 'Magna glossa', un'opera che ha fornito un'interpretazione unificata del diritto giustinianeo, influenzando profondamente la pratica giudiziaria per secoli.
L'evoluzione del metodo di studio
Durante il XIII secolo, il metodo della lectura utilizzato presso l’università di Bologna fu affiancato dalla discussione di quaestiones legitimae inerenti l’applicazione pratica del diritto giustinianeo. In questo ambito sono particolarmente rilevanti le «Dissentiones dominorum», dispute scolastiche fra autorevoli studiosi relative alla soluzione di casi disciplinati da costituzioni (norme imperiali) del Codex giustinianeo.
Le sfide del diritto giustinianeo
Spesso, però, risultava impossibile ricondurre situazioni giuridicamente rilevanti alle norme giustinianee. Si pensi, ad esempio, alla frammentazione della penisola in comuni, dinamica del tutto estranea al contesto romano, e alle quaestiones relative ai rapporti feudali (quaestiones feudorum). La fattispecie non regolata dal diritto giustinianeo generava una quaestio de facto o emergens, che doveva essere risolta dal giurista o dall’interprete avvalendosi degli strumenti implicitamente desumibili dalla lettura complessiva della compilazione giustinianea (analogia iuris).
Il ruolo delle quaestiones
Dunque, mentre il casus legis era discusso durante la lezione accademica, le quaestiones erano sviluppate in appositi spazi della didattica destinati alla disputa pubblica e solenne e, pertanto, fornivano agli studenti un esercizio di logica argomentativa.
Nel corso del XIII secolo, inoltre, i docenti bolognesi recuperarono il genere letterario delle summae, come testimoniano due opere consuntive della compilazione giustinianea: la Summa al Codex del giurista Azzone, il quale esprime la propria disapprovazione per l’eccessivo materiale che nel corso dei decenni si era stratificato intorno ai libri legales (glosse, dissentiones, notabilia, quaestiones, ecc); il Libellus disputatorius di Pillio, nel quale emerge un medesimo scontento e viene proposto il nuovo modello didattico affidato a formule mnemoniche.
L'opera di Accursio e la Magna glossa
Fu proprio uno dei più importanti allievi di Azzone, il giurista Accursio, a divenire fautore dell’esigenza di attribuire alla pratica giudiziaria univocità e omogeneità: l’attività esegetica, rivelatasi fondamentale per attualizzare il diritto giustinianeo, rischiava di comprometterne l’efficacia. Accursio realizzò pertanto una cernita delle glosse che corredavano i libri legales, mantenendone circa 97000 e dando vita nel 1468 alla cosiddetta «Magna glossa», opera considerata per più di cinque secoli l’interpretazione corrente del complesso normativo giustinianeo che presentava la medesima struttura del Corpus iuris civilis e che, proprio per questo, cominciò a esserne considerata sostitutiva.
Domande da interrogazione
- Qual è l'importanza delle "Dissentiones dominorum" nel contesto del diritto giustinianeo?
- Come affrontavano i giuristi le situazioni non regolamentate dal diritto giustinianeo?
- Qual è il contributo di Accursio alla comprensione del diritto giustinianeo?
Le "Dissentiones dominorum" rappresentano dispute scolastiche tra studiosi che affrontano la soluzione di casi legati alle norme del Codex giustinianeo, evidenziando l'evoluzione del metodo di studio e l'applicazione pratica del diritto nel XIII secolo.
I giuristi si trovavano spesso a dover risolvere situazioni giuridiche non coperte dalle norme giustinianee, generando una "quaestio de facto" che richiedeva l'uso di strumenti desumibili dalla lettura complessiva della compilazione giustinianea, come l'analogia iuris.
Accursio, allievo di Azzone, ha svolto un ruolo cruciale nel dare univocità e omogeneità alla pratica giudiziaria, realizzando una selezione delle glosse e creando la "Magna glossa", che è diventata l'interpretazione predominante del diritto giustinianeo per secoli.