Concetti Chiave
- Il governo presidenziale è caratterizzato da un presidente che detiene il potere esecutivo in modo monocratico, come stabilito dalla Costituzione degli Stati Uniti del 1787.
- Il presidente è eletto direttamente dal corpo elettorale, che elegge anche il Congresso, composto dalla Camera dei rappresentanti e dal Senato.
- Esiste una separazione dei poteri, in cui né il Congresso può sfiduciare il presidente né il presidente può sciogliere le assemblee, garantendo la stabilità fino alla fine del mandato.
- Il presidente ha poteri limitati riguardo alle leggi, potendo esercitare solo un veto, mentre le nomine richiedono l'approvazione del Senato, secondo un sistema di pesi e contrappesi.
- Il sistema politico degli Stati Uniti si basa su un delicato equilibrio tra il potere esecutivo del presidente e il potere legislativo del Congresso, con controlli reciproci.
La struttura del governo presidenziale
La forma di governo presidenziale è così definita perché titolare del potere esecutivo è in prima persona il presidente: si tratta dunque, per definizione, di una forma di governo a direzione monocratica (governa cioè un organo costituito da una sola persona). Il modello di riferimento è quello degli Stati Uniti d’America, quale delineato dalla Costituzione del 1787 che ha conosciuto solo piccole modifiche.
Il ruolo del presidente e del Congresso
Il presidente, anche se la sua elezione avviene per il tramite di grandi elettori, a loro volta eletti in ciascuno dei cinquanta stati, è scelto direttamente dal corpo elettorale. Il corpo elettorale elegge altresì il Congresso, formato dalla Camera dei rappresentanti e dal Senato. Vige un regime di separazione dei poteri per cui da un lato il legislativo non può sfiduciare il presidente, dall’altro il presidente non può sciogliere le assemblee.
Entrambi gli organi – esecutivo e legislativo – convivono perciò fino alla conclusione del proprio mandato. Esiste il procedimento parlamentare di messa in stato d’accusa, che può determinare la perdita dell’ufficio presidenziale, ma è richiesta una maggioranza molto alta e non si traduce (o non si dovrebbe tradurre) in un giudizio di responsabilità di tipo politico ma penale.
Poteri del presidente e del Congresso
Le leggi sono approvate dal Congresso e il presidente ha in materia poteri limitati: ha solo un potere di veto (può cioè rimandare una legge al Congresso; questo può riapprovarla, ma solo a maggioranza dei due terzi); inoltre, il presidente deve esercitare il suo esteso potere di nomina (ministri, alti funzionari, ambasciatori, giudici) con il parere favorevole del Senato, necessario anche ai fini dell’autorizzazione alla ratifica dei trattati (in tal caso occorrono i due terzi dei voti). La logica istituzionale è quella dei pesi e contrappesi (checks and balances: un potere controlla e condiziona l’altro).
In sostanza, il sistema politico delineato dalla Costituzione statunitense del 1787 si fonda su un delicato equilibrio, instaurato fra il titolare del potere esecutivo (Presidente) e il detentore del potere legislativo (Congresso). Fra i due organi intercorre un rapporto bilanciato mediante apposite forme di controllo che potremmo definire «a distanza (sistema dei pesi e dei contrappesi)».
Domande da interrogazione
- Qual è la caratteristica principale della forma di governo presidenziale?
- Come avviene l'elezione del presidente e del Congresso negli Stati Uniti?
- Qual è il principio dei pesi e contrappesi nel sistema politico statunitense?
La forma di governo presidenziale è caratterizzata dal fatto che il potere esecutivo è detenuto direttamente dal presidente, rendendolo un organo monocratico, come delineato dalla Costituzione degli Stati Uniti del 1787.
Il presidente è eletto direttamente dal corpo elettorale, che elegge anche il Congresso, composto dalla Camera dei rappresentanti e dal Senato, attraverso un sistema di grandi elettori scelti in ciascuno dei cinquanta stati.
Il principio dei pesi e contrappesi implica che il potere esecutivo del presidente e il potere legislativo del Congresso si controllano reciprocamente, garantendo un equilibrio attraverso meccanismi come il potere di veto del presidente e la necessità del parere del Senato per le nomine e i trattati.