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Concetti Chiave

  • Lo Stato è visto come l'elemento fondamentale per l'identità degli individui, che senza di esso rimangono una mera moltitudine informe.
  • Le dottrine statolatre, come quelle fasciste e naziste, considerano lo Stato come un'entità assoluta che deve essere al di sopra di individui e gruppi.
  • Marx rifiuta la concezione hegeliana dello Stato, sostenendo che la società civile, e non lo Stato, è il principale fattore di civilizzazione.
  • Secondo Marx, lo Stato è uno strumento di dominio utilizzato da una classe dominante per esercitare il proprio controllo sulle altre classi sociali.
  • La sinistra hegeliana, attraverso figure come Feuerbach e Marx, ha impiegato la filosofia di Hegel per formulare una visione materialistica dei rapporti sociali ed economici.

Il ruolo dello stato

Lo Stato si configura come il il realizzarsi dell’opera millenaria della ragione, dell’«Idea», «l’ingresso di Dio nel mondo». È il popolo sono gli individui che ricevono identità dallo stato, non viceversa. Senza lo stato l’individuo non ha identità e il popolo è solo moltitudine informe. Per il cittadino non si tratta perciò di difendersi dallo stato, ma di identificarsi con esso. È lo stato che viene prima (e anzi assorbe) l’individuo: l’opposto, come si vede, della filosofia su cui si fonda il costituzionalismo classico.

Dottrine statolatre e stato etico

Non sorprende che da Hegel abbia preso le mosse, grazie a Giovanni Gentile, la destra hegeliana. Come scrisse Benito Mussolini nella voce «fascismo» dell’Enciclopedia italiana Treccani: «lo stato è un assoluto, davanti al quale individui e gruppi sono il relativo... tutto nello stato, nulla fuori o contro lo stato». Questa formula riassume icasticamente cosa si intende per dottrine statolatre (che nutrono una fede cieca e assoluta nello stato). Quando a uno stato così concepito si attribuisce una missione derivante da valori a loro volta pensati come assoluti (la nazione, la razza, la classe), si può parlare di stato etico, quello teorizzato dalle dottrine della destra fascista, nazista e falangista: uno stato che tende a riconoscere un «capo» (un Duce, un Führer, un Caudillo); che ammette solo un partito unico (perché unico è il sistema di valori che persegue e considera legittimo perseguire); che si basa su precise gerarchie – vale a dire su persone e oligarchie gerarchicamente ordinate, in grado di interpretare l’Idea – e su una conseguente ricomposizione organicistica della società, in cui ciascuno occupa un posto particolare ed è inserito in strutture di tipo corporativo che assorbono, negandoli alla radice, i conflitti sociali (di qui, per esempio, la trasformazione nel 1939 della Camera dei deputati italiana in Camera dei fasci e delle corporazioni).

La sinistra hegeliana e Marx

Ma da Hegel prese le mosse anche la sinistra hegeliana che, attraverso Feuerbach, Engels e Marx, utilizzò la sua visione antropologica partendo dai rapporti economici (materialismo). Karl Marx (1818-1883), in particolare, capovolse il rapporto fra stato e società costruito da Hegel. Per Marx, il principale fattore di civilizzazione non era lo stato ma la società civile. Egli negava valore all’individuo al di fuori dei rapporti sociali e, soprattutto, al di fuori della sua collocazione di classe, perché la storia dell’uomo altro non sarebbe che storia delle lotte fra classi sociali. Per questo Marx rifiutava anche la logica della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789. Secondo la concezione marxista, lo stato era solo uno strumento, una «macchina», attraverso cui una classe (quella che nella società aveva vinto) esercitava il proprio dominio sulle altre classi. Secondo la versione teorizzata dal rivoluzionario russo bolscevico Lenin, compito del proletariato sarebbe stata la conquista dello stato al fine di instaurare la propria «dittatura» di classe. La dittatura del proletariato avrebbe dovuto consentire di superare gli antagonismi di classe e, ponendo le condizioni per il massimo sviluppo delle libertà e delle forze produttive, avrebbe addirittura portato alla progressiva «estinzione dello stato».

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Domande da interrogazione

  1. Qual è il ruolo fondamentale dello Stato secondo la filosofia hegeliana?
  2. Secondo Hegel, lo Stato rappresenta l'opera millenaria della ragione e dell'«Idea», conferendo identità agli individui; senza di esso, il popolo rimane una moltitudine informe.

  3. Come si definiscono le dottrine statolatre e quale visione ne offre Mussolini?
  4. Le dottrine statolatre nutrono una fede cieca nello Stato, considerato un assoluto. Mussolini affermò che «tutto nello stato, nulla fuori o contro lo stato», evidenziando la subordinazione degli individui allo Stato.

  5. Qual è la differenza tra la visione dello Stato di Hegel e quella di Marx?
  6. Mentre Hegel vede lo Stato come il principale fattore di civilizzazione, Marx lo considera solo uno strumento di dominio di una classe sulle altre, enfatizzando l'importanza della società civile e delle lotte di classe.

  7. Cosa intende Marx con la sua critica alla Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino?
  8. Marx rifiuta la Dichiarazione perché considera che l'individuo non ha valore al di fuori dei rapporti sociali e della sua classe, sostenendo che la storia è definita dalle lotte tra classi sociali.

  9. Qual è il compito del proletariato secondo Lenin e quale visione ha dello Stato?
  10. Lenin sostiene che il compito del proletariato è conquistare lo Stato per instaurare la propria dittatura di classe, con l'obiettivo di superare gli antagonismi di classe e portare all'estinzione dello Stato stesso.

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