Ascolta
00:00 00:00

Concetti Chiave

  • Il dissenso fra le parti in un rapporto negoziale impedisce la traditio, con due posizioni contrapposte di Giuliano e Ulpiano sulla sua efficacia.
  • Savigny introduce il concetto di "solutio in debiti", sostenendo che la buona fede consente il trasferimento di proprietà anche senza una iusta causa.
  • Il diritto medievale interpretava la solutio in debiti come dipendente da una iusta causa, reale o putativa, ritenuta valida dalle parti.
  • Il principio di astrazione di Savigny afferma che la volontà di trasferire la proprietà è sufficiente, indipendentemente dalla causa negoziale.
  • Carlo Augusto Cannata critica Savigny per aver confuso la iusta causa con l'atto negoziale, sostenendo che essa si basa sull'accordo tra le parti sul motivo del trasferimento.

Dissenso e traditio

Secondo i giuristi classici, se nell’ambito di un rapporto negoziale sussisteva dissenso fra le due parti non poteva avvenire la traditio. Questa posizione diede origine a due linee di pensiero distinte, in cui si contrapposero Giuliano e Ulpiano: Giuliano credeva che il trasferimento fosse efficace anche in caso di dissenso sulla causa; Ulpiano, invece, negava l’efficacia del trasferimento relativamente al suddetto caso.

Savigny e la solutio in debiti

Ciò diede origine a una diversa lettura: basandosi su alcuni passi del Digesto, Savigny affronta una fattispecie chiamata «pagamento dell’indebito (solutio in debiti)!, la quale persiste quando un soggetto paga in bona fides a un terzo ciò che in realtà non gli è dovuto. In questo caso, dice Savigny, la buona fede qualifica e legittima il passaggio di proprietà, senza che esso richieda necessariamente una iusta causa. Così come essa non è richiesta nella solutio in debiti, essa non lo è nella traditio.

La solutio in debiti, però, era stata risolta diversamente nel diritto comune: i giuristi del diritto medievale, infatti, sostenevano che nel caso della solutio in debiti vi fosse una iusta causa, la quale poteva essere sia reale che putativa (basata su ciò che si ritiene): nel caso in cui le due parti nella solutio in debiti credevano che esistesse una iusta causa, essa acquisiva efficacia per il suo valore putativo (ritenuto).

Savigny, però, riteneva che la traditio trasferisse la proprietà anche se era astratta: egli rilevava esclusivamente la volontà delle parti di trasferire la proprietà (tale concetto è espresso chiaramente nel paragrafo 929 del Be ghe be), in cui è esposto il cosiddetto «principio di astrazione» sostenuto da Savigny.

Critica di Cannata a Savigny

L’accademico Carlo Augusto Cannata ha mosso una severa critica a Savigny, sostenendo che lo studioso aveva tradito e travisato la concezione romana della iusta causa. Savigny, infatti, identificava la iusta causa con l’atto negoziale (la compravendita): secondo Cannata, però, la iusta causa non è rappresentata dalla compravendita, bensì dall’accordo che le parti stipulano in relazione alla causa negoziale. Tale accordo non è quello sul trasferimento della proprietà: si tratta di un ulteriore accordo, autonomo rispetto ad esso, sulla ragione (causa) del trasferimento. Savigny, dunque, identificava la iusta causa con l’atto concreto di compravendita; Cannata, invece, faceva corrispondere la giusta causa con l’accordo che le due parti stipulavano per effettuare la stipulazione (essa, pertanto, non rappresentava la compravendita in sé, ma ne costituiva la premessa funzionale).

Studia con la mappa concettuale

Domande da interrogazione

  1. Qual è la posizione di Giuliano e Ulpiano riguardo al dissenso nelle traditio?
  2. Giuliano sosteneva che il trasferimento di proprietà fosse efficace anche in caso di dissenso sulla causa, mentre Ulpiano negava tale efficacia, evidenziando che il dissenso impediva la traditio.

  3. Come interpreta Savigny la solutio in debiti rispetto alla traditio?
  4. Savigny affermava che la buona fede legittimava il passaggio di proprietà nella solutio in debiti, senza necessità di una iusta causa, e applicava lo stesso principio alla traditio, enfatizzando la volontà delle parti di trasferire la proprietà.

  5. Qual è la differenza tra la visione di Savigny e quella dei giuristi medievali sulla iusta causa?
  6. I giuristi medievali sostenevano che nella solutio in debiti fosse necessaria una iusta causa, reale o putativa, mentre Savigny riteneva che la traditio potesse avvenire anche in assenza di una causa giusta, basandosi solo sulla volontà delle parti.

  7. Qual è la critica di Carlo Augusto Cannata alla concezione di Savigny sulla iusta causa?
  8. Cannata criticava Savigny per aver confuso la iusta causa con l'atto negoziale di compravendita, sostenendo invece che essa dovesse essere identificata con l'accordo tra le parti riguardo alla causa del trasferimento, distinto dall'atto di trasferimento stesso.

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community