Concetti Chiave
- La discrezionalità dei giudici può compromettere la certezza del diritto, un principio fondamentale che deve essere rispettato in ogni ordinamento.
- Per affrontare i rischi legati alla discrezionalità, si sono sviluppate due soluzioni alternative, tra cui la communis opinio doctorum, che richiede un accordo tra giuristi su questioni di diritto specifiche.
- Quando viene raggiunta un'opinione comune, i giudici sono tenuti a seguire tale soluzione, per garantire maggiore uniformità nelle decisioni legali.
- La vincolatività della communis opinio non era inizialmente imposta legalmente, ma si è affermata nella prassi per evitare responsabilità in caso di errori di diritto.
- Il carattere della communis opinio può variare nel tempo, influenzato da cambiamenti sociali e dall'aumento del peso della giurisprudenza delle grandi magistrature.
Discrezionalità dei giudici
Quanto detto apriva dunque ai giudici, chiamati a decidere sulle allegazioni degli avvocati, un margine altrettanto ampio di discrezionalità, facendone le spese proprio la certezza del diritto che come sappiamo è un valore essenziale e fondamentale che nessun ordinamento può trascurare e prescindere oltre una certa misura.
Soluzioni alternative al problema
Per ovviare al problema e ai conseguenti rischi, si individuarono due vie alternative molto diverse tra loro ma convergenti nel fine: - la communis opinio doctorum, che permetteva di identificare determinate questioni di diritto sulle quali una pluralità di giuristi, appositamente riuniti, doveva pronunciarsi per individuare tra le tante soluzioni quella più adeguata; qualora si fosse raggiunto o riscontrato l’accordo di tutti o della maggioranza, su quella specifica soluzione di quella determinata questione, allora si affermava che su quella soluzione esisteva un’opinione comune - communis opinio. E ad essa i giudici dovevano conseguentemente adeguarsi.
Vincolatività delle opinioni comuni
La vincolatività di queste opinioni comuni, per i giudici, inizialmente non fu imposta per legge, bensì nei fatti e nella prassi, ciò perché né gli avvocati né i giudici erano obbligati a rispettarla e ad applicarla. La tendenza fu però quella di esserlo indirettamente per il rischio di responsabilità per colpa in cui incorreva il giudice se avesse deciso di optare per un’altra decisione/soluzione e nel farlo avesse commesso un errore di diritto; responsabilità che invece era a priori esclusa se avesse rispettato la communis opinio. Tale aspetto non ne determinò però un carattere immutabile, potendo essere ad un certo momento, per eventuali cambiamenti della società, non più di opinione comune, anzi di minor rilievo. - il peso crescente esercitato dalla giurisprudenza delle grandi magistrature.
Domande da interrogazione
- Qual è il ruolo della discrezionalità dei giudici nel contesto del diritto?
- Quali sono le due vie alternative per affrontare il problema della discrezionalità giudiziaria?
- Come si è sviluppata la vincolatività delle opinioni comuni per i giudici?
La discrezionalità dei giudici consente loro di decidere sulle allegazioni degli avvocati, ma può compromettere la certezza del diritto, un valore fondamentale che non può essere trascurato (testo).
Le due vie alternative sono la communis opinio doctorum, che implica un accordo tra giuristi su questioni di diritto, e la crescente influenza della giurisprudenza delle grandi magistrature, entrambe miranti a garantire soluzioni più adeguate (testo).
Inizialmente, la vincolatività delle opinioni comuni non era imposta per legge, ma si è affermata nella prassi per evitare responsabilità per colpa, incentivando i giudici a seguire la communis opinio per evitare errori di diritto (testo).