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Concetti Chiave

  • L'acquisto dei nemici sconfitti in guerra ha subito un'evoluzione, passando dall'eliminazione alla loro conservazione in vita come schiavi.
  • Il termine "servo" deriva dal latino "serbare", evidenziando l'importanza della conservazione della vita dei prigionieri di guerra nella cultura romana.
  • Secondo il giurista Paolo, il tesoro è un bene mobile senza proprietario noto e la sua acquisizione è regolata da specifiche norme.
  • Le disposizioni imperiali di Adriano stabilivano che il tesoro trovato spettasse al proprietario del fondo, salvo alcune eccezioni introdotte da riforme successive.
  • Dopo la riforma adrianea, il ritrovamento di tesori fortuiti veniva diviso equamente tra il proprietario del luogo e il ritrovatore, mentre i ritrovamenti di beni sacri spettavano al ritrovatore.

Evoluzione del diritto romano

In merito all’acquisto del nemico sconfitto in guerra, la storia del diritto romano ha assunto posizioni diverse e mutevoli nel corso del tempo e sulla base dell’evoluzione della civiltà e della nozione culturale di schiavo e cittadino romano.

Il nemico sconfitto in guerra poteva essere acquistato per occupazione, diventando schiavo del vincitore. I romani, protagonisti di moltissime campagne militari, hanno cambiato atteggiamento nei confronti dei nemici di guerra: inizialmente essi venivano eliminati; in seguito però, si dispose che essi venissero mantenuti in vita in qualità di schiavi acquisiti per occupazione. Il nome servo, infatti, deriva dal verbo latino «serbare», cioè conservare in vita.

Regole sull'acquisizione del tesoro

Come afferma il giurista Paolo, il tesoro è un bene mobile di pregio di cui non si conosce più il proprietario. Esistono delle regole poste alla base dell’acquisizione del tesoro.

Il rapporto che esiste tra lo scopritore del tesoro e il luogo in cui esso viene rinvenuto è stato disciplinato da alcune disposizioni imperiali emanate dall’imperatore Adriano e in seguito modificate da Giustiniano.

Secondo il regime originario, il tesoro spettava al proprietario del fondo in cui esso era stato ritrovato. Qualora il proprietario del luogo avesse incaricato un secondo soggetto a rinvenire un tesoro posto all’interno della sua proprietà, esso apparteneva sempre al proprietario del luogo. In seguito alla riforma adrianea, però, si stabilì che il ritrovamento si dividesse in parti eguali fra proprietario del luogo e ritrovatore nel caso in cui tale ritrovamento avvenisse in maniera fortuita. Infine, il ritrovamento casuale di cosa sacra o religiosa spettava al ritrovatore.

Domande da interrogazione

  1. Qual è l'evoluzione del trattamento dei nemici sconfitti in guerra nel diritto romano?
  2. Inizialmente, i nemici sconfitti venivano eliminati, ma con il tempo i romani cambiarono atteggiamento, decidendo di mantenerli in vita come schiavi acquisiti per occupazione, come indicato nel testo.

  3. Come viene definito il tesoro nel contesto del diritto romano?
  4. Il tesoro è descritto come un bene mobile di pregio di cui non si conosce più il proprietario, e le regole per la sua acquisizione sono state stabilite da disposizioni imperiali, come quelle di Adriano e Giustiniano.

  5. Quali sono le regole riguardanti il ritrovamento di un tesoro nel diritto romano?
  6. Secondo il regime originario, il tesoro apparteneva al proprietario del fondo in cui era stato trovato, ma dopo la riforma adrianea, il ritrovamento fortuito veniva diviso in parti eguali tra il proprietario del luogo e il ritrovatore.

Domande e risposte

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