Concetti Chiave
- Negli ultimi 40 anni, la diagnosi del tumore della prostata è passata da sintomi avanzati a un'analisi del psa, che oggi determina oltre il 90% delle diagnosi.
- Il psa è considerato uno screening opportunistico piuttosto che un marcatore tumorale affidabile, con limitata sensibilità e specificità diagnostica.
- I valori di psa normali sono generalmente sotto 4, ma un basso psa non garantisce l'assenza di tumore, e livelli alti possono indicare altre condizioni non tumorali.
- Il psa è l'unico test ematico per le patologie prostatica, ma la sua accuratezza non è adeguata per uno screening di popolazione completo.
- Nonostante le critiche iniziali, studi europei a lungo termine hanno dimostrato una riduzione della mortalità per tumore alla prostata, evidenziando l'importanza del psa nella diagnosi.
Indice
Evoluzione della diagnosi del tumore
Fino 40 anni fa il tumore della prostata si trovava quando insorgevano i sintomi o per il riscontro di una massa pelvica di pertinenza prostatica alla esplorazione rettale. I sintomi in questione, indicativi di neoplasia avanzata, sono minzionali o da ostruzione del collo vescicale, da ostruzione del trigono, dolore osseo da metastasi e linfedemi. Oggi la stragrande maggioranza (più del 90 %) ha diagnosi derivata dal dosaggio ematico del psa (il psa è una callicreina, un enzima che ha un ruolo nella lisi del liquido seminale per renderlo fluido. Si impiegava all’inizio in medicina legale per definire se sulla vittima di violenza sessuale vi fossero tracce di sperma.) Tutte le volte che si ha un trauma di qualunque natura, il psa non va nello sperma ma nel sangue.
Limitazioni del psa come marcatore
Si sottolinea come il psa non sia un marcatore tumorale ma uno screening opportunistico perché non ha la sensibilità e specificità (=accuratezza diagnostica) tali da renderlo un esame conveniente. Il psa si dosa nelle categorie a rischio (uomini con più di 50 anni).
Di norma i laboratori indicano come normali valori di psa inferiori a 4. Il prof fa ora una digressione per spiegare come non sia appropriato parlare di “valore normale”. Si tratta di un concetto probabilistico per cui più basso è il psa e minore è la probabilità che ci sia un tumore della prostata (e soprattutto è difficile che ci sia un tumore significativo), viceversa più è elevato maggiore è la probabilità.
Esempi: pz con psa 20 e sintomi è probabile sia prostatite. Pz con psa 30 senza sintomi è possibile sia tumore. Pz con psa 120 e senza sintomi è molto probabile sia un tumore con metastasi. Vale anche il ragionamento contrario: pz 52 anni con familiarità, asintomatico, psa 3,5 bisogna pensare possa esserci un tumore.
Si ricorda inoltre che il psa cresce con l’età del pz e con il volume della prostata (il processo di ipertrofia prostatica inizia dai 18 anni): all’aumentare dell’età è dunque possibile che il valore di psa sia elevato per cause innocenti.
Utilizzo opportunistico del psa
Il psa si utilizza in modo opportunistico nello screening del tumore della prostata, perché, di fatto, è l’unico dosaggio ematico che possa individuare una patologia prostatica e, tra queste, anche il tumore della prostata. L’accuratezza diagnostica del dosaggio del psa non è però assoluta e, anzi, è in realtà insufficiente, al punto da non poter proporre lo screening di popolazione per cercare il tumore della prostata.
Critiche e rivalutazione del psa
Negli Usa, a partire dai primi anni 2000, il suo utilizzo è stato ridimensionato e persino lo scopritore del psa, Richard Ablin, ha espresso critiche, sostenendo che il test avesse portato a troppe diagnosi inutili. Tuttavia, la revisione dei dati europei a lungo termine (16-25 anni) ha mostrato una riduzione significativa della mortalità, rivalutando il ruolo del psa. Ci troviamo quindi di fronte ad uno strumento fondamentale riguardo il tumore alla prostata
Domande da interrogazione
- Qual è stata l'evoluzione della diagnosi del tumore della prostata negli ultimi 40 anni?
- Quali sono le limitazioni del psa come marcatore tumorale?
- Come influisce l'età e il volume della prostata sui livelli di psa?
- In che modo il psa viene utilizzato nello screening del tumore della prostata?
- Quali sono le critiche e le rivalutazioni recenti riguardo all'uso del psa?
Negli ultimi 40 anni, la diagnosi del tumore della prostata è passata da una scoperta basata su sintomi avanzati o esplorazioni rettali a una diagnosi prevalentemente basata sul dosaggio ematico del psa, che oggi rappresenta oltre il 90% dei casi diagnosticati.
Il psa non è considerato un marcatore tumorale affidabile, ma piuttosto uno screening opportunistico, poiché la sua sensibilità e specificità non sono sufficienti per renderlo un esame conveniente, con valori normali generalmente considerati inferiori a 4.
I livelli di psa tendono ad aumentare con l'età e con il volume della prostata, rendendo possibile che valori elevati siano dovuti a cause innocenti, come l'ipertrofia prostatica, che inizia già dai 18 anni.
Il psa viene utilizzato in modo opportunistico nello screening del tumore della prostata, essendo l'unico dosaggio ematico in grado di individuare patologie prostatica, ma la sua accuratezza diagnostica è insufficiente per uno screening di popolazione.
Negli Stati Uniti, l'uso del psa è stato ridimensionato a causa di critiche, incluso quelle del suo scopritore, Richard Ablin, che ha evidenziato diagnosi inutili. Tuttavia, una revisione dei dati europei ha mostrato una riduzione significativa della mortalità, rivalutando così il ruolo del psa come strumento diagnostico fondamentale.