Concetti Chiave
- Il concetto di comunità carismatica implica una discussione sulla posizione del peccatore all'interno della umma, sollevando interrogativi su chi ne faccia parte.
- Esistono tre correnti di pensiero riguardo al peccatore: Kharijiti, Mu’taziliti e Murjiti, ognuna con visioni distinte sulla sua appartenenza alla comunità musulmana.
- I Kharijiti sostengono che il peccatore, anche veniale, non è più musulmano, giustificando azioni estreme come il tirannicidio.
- I Mu’taziliti adottano una posizione intermedia, considerano il peccatore come parte della comunità, pur denunciando le sue azioni senza ricorrere alla ribellione.
- I Murjiti credono che il peccatore rimanga musulmano e che il giudizio divino avvenga dopo la morte, accettando quindi anche un governante tirannico.
Il concetto di comunità carismatica
Lo stato intermedio: è un principio che si lega al concetto della comunità carismatica. La questione è: il peccatore fa ancora parte della umma oppure no? (anche per quanto riguarda il peccato veniale?)
La comunità è perfetta, potenzialmente non tollera nessuna deviazione al suo interno. Quindi il peccatore rimane musulmano? È un problema che deriva direttamente dalla fitna: chi aveva ragione, ‘Ali o Mu’awiya? Non è tanto la risposta in sé ad importare, ma le conseguenze che ne derivano.
Le tre correnti di pensiero
Si hanno tre correnti di pensiero principali:
a) Kharijiti: gli estremisti da un lato, affermano che il peccatore (anche veniale), non è più musulmano. Politicamente allora, ‘Ali non era più musulmano, quindi era lecito ucciderlo perché veniva posto al di fuori della comunità. Considerando allora il capo di stato tirannico come peccato, è lecito il tirannicidio. Il falso musulmano è peccatore, quindi va combattuto e al limite ucciso. Nonostante l’estremismo, si ha un forte egualitarismo: il califfo deve essere il migliore della comunità, non importa la sua origine, basta che sia moralmente irreprensibile. L’unica gerarchia è di eccezionalità spirituale e morale.
b) Mu’taziliti: una via mediana, lo “stato intermedio” appunto. Il peccatore è perverso, ma rimane nella comunità. Questa è una posizione che ha gli stessi effetti di quella murjita. Il dittatore va denunciato come tiranno, però in fin dei conti rimane musulmano, quindi non bisogna ribellarsi.
c) Murjiti: estremisti dall’altro lato. Il peccatore è ancora da considerarsi musulmano, perché, essendo “coloro che postpongono”, ritengono che il peccatore sarà giudicato da Dio dopo la morte. Durante l’esistenza rimane un musulmano come tutti gli altri inserito nella società. Sono quindi pietisti, e rappresentano un pensiero dominante. Il pensiero politico che ne deriva è di accettare il dittatore e non combatterlo.
Implicazioni politiche e legittimità
In ogni caso, si tratta di una questione con importanti ricadute riguardo la legittimità del capo di governo. La maggior parte dei teorici politici classici ritengono che al governante bisogna obbedire a prescindere, tranne se egli non applica la legge di Dio, cioè far si che l’Islam venga praticato (prelevare e distribuire zakat, consentire il funzionamento dei tribunali, proteggere la società in modo tale che funzioni). Se poi ciò viene pagato con la mancanza di libertà, non importa.
Domande da interrogazione
- Qual è il dibattito centrale riguardo al peccatore all'interno della comunità carismatica?
- Come si differenziano le posizioni dei Kharijiti e dei Murjiti riguardo al peccatore?
- Qual è l'importanza della legittimità del capo di governo secondo i teorici politici classici?
Il dibattito si concentra sulla questione se il peccatore, anche se colpevole di peccato veniale, faccia ancora parte della umma. Le tre correnti di pensiero (Kharijiti, Mu’taziliti e Murjiti) offrono risposte diverse, influenzando le implicazioni politiche e la legittimità del governo.
I Kharijiti sostengono che il peccatore non è più musulmano e può essere giustificato il tirannicidio, mentre i Murjiti affermano che il peccatore rimane musulmano e sarà giudicato da Dio dopo la morte, accettando quindi il dittatore senza ribellione.
La legittimità del capo di governo è cruciale; i teorici sostengono che si deve obbedire al governante, a meno che non violi la legge di Dio. Anche in presenza di tirannia, l'importante è che l'Islam venga praticato, evidenziando una tolleranza verso la mancanza di libertà.