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Concetti Chiave

  • La fatwa è un'opinione legale emessa da un alim o mufti, non vincolante e priva di applicazione da parte dello Stato, che rimane l'autorità finale in materia di leggi.
  • L'Islam non è considerato una teocrazia, poiché non esiste un clero organizzato e l'autorità religiosa non esercita un potere politico diretto.
  • L'ortodossia nell'Islam è definita più da un criterio quantitativo di adesione ai precetti divini che da un'autorità gerarchica, con il sunnismo che rappresenta la maggioranza.
  • L'ortoprassi, più che l'ortodossia, è centrale nell'Islam, dove le azioni pratiche e il comportamento etico sono fondamentali per la salvezza.
  • Nel contesto islamico, non esiste un concetto di eresia in senso tecnico; termini come ridda, bid'a e zandaqa si riferiscono a questioni pratiche e comportamentali piuttosto che dogmatiche.

La natura della fatwa

La questine dell'opinione (fatwa) è piuttosto intricata. L’opinione di carattere legale, che arriva dall'alim (di solito c'è ne uno specifico, mufti), non è però una sentenza, non ha carattere vincolante, non esiste un corpo di polizia che va a metterla in pratica, è piuttosto un giudizio di tipo morale-tecnico. È sempre e solo lo Stato poi che decide cosa fare, è esso che decide la legge. Chi mette in pratica una fatwa però, in linea teorica, non viene condannato dallo Stato. Il problema è che nei Paesi musulmani contemporanei non esiste più una Giurisprudenza di totale origine religiosa, quindi si hanno sistemi giuridici ibridi, con situazioni diverse.

Islam e teocrazia

Da tutto ciò si deduce che l’Islam non è una teocrazia. “Teocrazia” significa “governo di Dio”, ma è evidente che Dio non governa direttamente, ma solo attraverso la mediazione umana di coloro che applicano la sua Legge. La teocrazia impone l’esistenza di un clero organizzato e di una dogmatica specifica. Nell’Islam gli uomini sono impegnati a realizzare sulla Terra la Legge di Dio, ma non esiste una dogmatica imposta, l’autorità religiosa è molteplice (anche nello sciismo). Inoltre l’autorità religiosa non implica la rivendicazione di un potere politico. Come diceva al-Ghazali: “religione e potere sono sorelle gemelle”. La prima fornisce la base etica su cui il secondo si regge, il secondo protegge e difende la religione. Vi è un parallelismo, il collaborare e il sostenersi a vicenda.

Ortodossia e ortoprassi nell'Islam

Nell’Islam è molto difficile definire che cos’è l’ortodossia. L’adesione, dovuta a precetti di “credenza” stabiliti da Dio nelle Scritture, rappresenta un criterio di identificazione, ma la “retta opinione” non è stabilita da sinodi, concili o altre forme di autorità gerarchica. Il criterio di appartenenza all’ortodossia nell’Islam è più un criterio quantitativo che qualitativo. Il sunnismo rappresenta la confessione islamica ortodossa, ma ciò perché i sunniti sono il 90% dei musulmani.

L’Islam è più un’ortoprassi che un’ortodossia: l’importanza di ciò che si fa è prevalente rispetto a ciò che si crede (a parte ovviamente la shahada). Per salvarsi è necessario agire e, oltre a credere, praticare gli atti del culto e compiere opere buone.

L’ortoprassi si sposa a una concezione mediana che rappresenta una delle rivendicazioni principali dell’orizzonte teorico islamico. L’Islam è la religione del giusto mezzo, il credente si dovrebbe mantenere immune da tutto ciò che travalica i limiti, soprattutto quelli imposti dalla Legge. Si tratta di una Comunità, o ecclesia, che proprio nella rettitudine del suo comportamento e nella sua fedeltà al messaggio di Dio è emersa ortopraticamente al di sopra di tutti gli altri gruppi sociali umani. L’ideale del comportamento del buon credente musulmano è quello del giusto mezzo e della lontananza da ogni prevaricazione e superamento dei limiti.

Il concetto di eresia nell'Islam

Trattandosi di un’ortoprassi, tendenzialmente non esiste in senso tecnicno il concetto di eresia. Si hanno tre termini che ci si avvicinano:

a. ridda: apostasia, cioè l'abbandono della religione

b. bid'a: innovazione, che non si fa rispetto ad un dogma, ma al comportamento del Profeta e dei suoi compagni

c. zandaqa: colui che la confessa è un dualista, cioè segue una dottrina di tipo manicheo

Se l'unico dogma è la shahada, concettualmente l'eresia la diventa l'ateismo. Gli sciiti non sono eretici nei confronti dei sunniti, ma soltanto scismatici. Non si tratta di una contestazione di dogmi, ma un distaccamento di fedeli dal corpus centrale. Emerge in maniera evidente l'Idea di Islam come ortoprassi: le problematiche in fondo si legano soltanto a questioni pratiche, antinomie comportamentali e non dogmatiche.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è la natura della fatwa nell'Islam?
  2. La fatwa è un'opinione legale fornita da un alim o mufti, ma non è vincolante e non ha carattere di sentenza. È un giudizio morale-tecnico, e spetta allo Stato decidere l'applicazione della legge (testo).

  3. L'Islam può essere considerato una teocrazia?
  4. No, l'Islam non è una teocrazia poiché Dio non governa direttamente, ma attraverso la mediazione umana. Non esiste un clero organizzato e l'autorità religiosa è molteplice, senza rivendicazione di potere politico (testo).

  5. Qual è la differenza tra ortodossia e ortoprassi nell'Islam?
  6. Nell'Islam, l'ortoprassi è più importante dell'ortodossia; ciò che si fa è prevalente rispetto a ciò che si crede. L'adesione ai precetti di credenza è meno definita rispetto alla pratica degli atti di culto e delle opere buone (testo).

  7. Come viene percepito il concetto di eresia nell'Islam?
  8. Non esiste un concetto tecnico di eresia nell'Islam, ma si utilizzano termini come ridda (apostasia), bid'a (innovazione) e zandaqa (dualismo). L'ateismo è considerato l'unica vera eresia, mentre gli sciiti sono visti come scismatici, non eretici (testo).

  9. Qual è l'ideale del comportamento del buon credente musulmano?
  10. L'ideale è quello del giusto mezzo, mantenendosi lontano da prevaricazioni e superamenti dei limiti imposti dalla Legge. La Comunità musulmana si distingue per la rettitudine del comportamento e la fedeltà al messaggio di Dio (testo).

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