Concetti Chiave
- Foscolo visse a Bellosguardo, vicino a Firenze, tra il 1812 e il 1813, un periodo significativo per la scrittura de Le Grazie.
- Il frammento evidenzia il contrasto tra il silenzio e il suono, con la zampogna che interrompe un'atmosfera di quiete.
- La visione di Firenze è descritta come distante e avvolta in nebbia, simboleggiando ricordi lontani del poeta.
- Il Silvano, divinità minore delle campagne, è un’entità invisibile che richiama il suo gregge e guida la danza, evocando un senso di mito.
- Il testo alterna tra presente e passato, mescolando esperienze personali del poeta con elementi mitologici e nostalgici.
Foscolo a Bellosguardo
Foscolo si trova nei pressi di Firenze, sulla collina di Bellosguardo, dove egli abitò dal 1812 al 1813, un momento molto favorevole stesura de Le Grazie.
Io dal mio poggio
quando tacciono i venti fra le torri
della vaga Firenze, odo un Silvano
ospite ignoto a' taciti eremiti
del vicino Oliveto: ei sul meriggio
fa sua casa un frascato, e a suon d'avena
le pecorelle sue chiama alla fonte.
Chiama due brune giovani la sera,
né piegar erba mi parean ballando.
Esso mena la danza.
Dal mio poggio (= la collina di Bellosguardo), io,
quando improvvisamente il vento tace
fra le torri di una Firenze percepita in lontananza( =vaga)
odo un Silvano (= divinità minore delle campagne e delle selve),
ospite sconosciuto ai silenziosi monaci
del vicino monte Oliveto:nel pomeriggio egli
usa come riparo delle frasche, e suonando una zampogna
richiama alla fonte il suo gregge.
La sera richiama due brune giovanette,
che mi sembrava non piegassero nemmeno l’erba mentre danzavano.
Esso conduce la danza.
Il Silenzio e il Suono
L’elemento che domina questo frammento è rappresentato dalle sensazioni uditive, o meglio dal silenzio, interrotto dal suono della zampogna e da un passo di danza talmente lieve da non piegare nemmeno i fili d’erba.
Visioni e Ricordi
All’inizio, il vento tace improvvisamente, come si trattasse di un vuoto d’aria che corrisponde ad un totale silenzio interiore del poeta. La visione di Firenze in lontananza sembra avvolta in un velo di nebbia, quasi a simboleggiare un ricordo lontano. Soltanto il poeta ode un Silvano; lo ode ma non lo vede, né evoca i suoi gesti o le sue azioni. La sua è soltanto un’evocazione silenziosa, lontana da ogni concretezza. La divinità è ospite del vicino monastero benedettino di monte Oliveto, ma la sua presenza è ignorata dagli stessi monaci e l’attributo “taciti” collegata a questi ultimi contribuisce ancor più a creare un’atmosfera di silenzio. Dalla connotazione del luogo (Collina di bellosguardo, monastero) si passa a quella del tempo. L’azione si colloca nel “meriggio”, cioè in quella parte della giornata più calda, dove la natura si riposa ed è circondata da un’aura silenziosa. Silvano si ripara dal sole sotto una tettoia di fortuna fatta di frasche e questo particolare suggerisce un che di incolto u. Dall’immagine della divinità che con il suono della zampogna, secondo un fare molto antico, richiama il gregge affinché venga ad abbeverarsi alla fonte, si passa a a quella sensuale delle fanciulle che danzano lievemente sotto la guida del giovane. Negli ultimi versi, è importante notare il passaggio dal tempo presente al tempo passato (“chiama” …. “mi parean”); questo significa che nella visione del tempo antico, il poeta inserisce un ricordo del proprio passato, cioè la visione di fanciulle danzanti, forse vedute una sola volta e seppellite nella memoria, passando così dal mito attuale al ricordo. Nell’ultimo verso Foscolo ritorna al mito, accennando a Silvano che guida la danza e nell’attimo stesso, ritornando al presente è come se la visione si dissolvesse ed il vento tornasse a mormorare fra le torri fiorentine.
Domande da interrogazione
- Qual è il significato del silenzio e del suono nel frammento di Foscolo?
- Come viene descritta la visione di Firenze nel testo?
- Qual è il ruolo del Silvano nel poema?
- In che modo il tempo influisce sulla narrazione?
- Qual è l'importanza della danza delle fanciulle nel contesto del poema?
Il silenzio è l'elemento dominante, interrotto solo dal suono della zampogna e dalla danza leggera, che non piega nemmeno l'erba, creando un'atmosfera di calma e introspezione.
Firenze è percepita in lontananza, avvolta in un velo di nebbia, simboleggiando un ricordo lontano e contribuendo a un silenzio interiore del poeta.
Il Silvano, divinità minore delle campagne, è un ospite ignoto ai monaci del vicino Oliveto e rappresenta una connessione con la natura, richiamando il suo gregge alla fonte con il suono della zampogna.
Il tempo si colloca nel "meriggio", un momento di calma e riposo della natura, e il passaggio dal presente al passato suggerisce un ricordo del poeta, arricchendo la dimensione nostalgica del testo.
La danza delle fanciulle, guidata dal Silvano, rappresenta un momento di bellezza e leggerezza, evocando ricordi del passato e collegando il mito attuale con la memoria del poeta.