Concetti Chiave
- Il coro dei pastori in Aminta serve come personaggio collettivo che commenta le azioni dei protagonisti e riflette il pensiero dell'autore, guidando il pubblico nella comprensione del messaggio morale.
- Il coro critica l'Onore per aver introdotto la vergogna nella vita dei pastori, denunciando l'ipocrisia delle corti urbane e il sistema di norme sociali che limita la libertà individuale.
- L'ideale edonistico di Tasso si oppone al clima soffocante delle corti, proponendo un godimento del piacere libero da vincoli morali, ispirandosi alla tradizione letteraria classica e moderna.
- L'Aminta è un'opera teatrale in cinque atti che combina elementi della poesia pastorale e della favola, con l'intento di intrattenere il duca Alfonso e i suoi cortigiani attraverso vicende sentimentali.
- La trama ruota attorno all'amore non corrisposto di Aminta per la ninfa Silvia, culminando in un finale felice con il loro matrimonio dopo una serie di drammatici malintesi.
Indice
La condanna del tempo presente
La condanna del tempo presente e della civiltà delle corti compare con particolare evidenza al termine del primo atto, quando i pastori che assistono alle tormentate vicende di Aminta e Silvia le commentano in coro.
Canzone composta di cinque strofe di settenari ed endecasillabi (schema delle rime abCabCcdeeDfF), e di un congedo (strofa finale più breve) rimato secondo lo schema XyY.
Il coro dei pastori
Nell’Aminta Tasso introduce un coro di pastori che svolge una funzione analoga a quella delle tragedie classiche. Anche in quest’opera, come nelle antiche tragedie, il coro rappresenta una sorta di personaggio collettivo, formato da attori, che commenta le azioni dei personaggi o le vicende del dramma, incarnando il pensiero dell’autore e guidando il pubblico a comprenderne il valore morale.
Critica all'onore e alle corti
Nel brano seguente, uno dei più celebri dell’Aminta, il coro incolpa l’Onore di avere introdotto la vergogna nella società dei pastori, un tempo liberi di abbandonarsi ai piaceri dell’amore, e lo invita a lasciare i boschi per andare a turbare il sonno dei potenti. In tale invito si riconosce un chiaro riferimento all’ipocrisia e alla falsità che regnano nelle corti urbane, presso le quali l’onore si manifesta sotto la forma artificiosa della rispettabilità. Nelle corti infatti, dove la civiltà ha maggiormente corrotto gli uomini allontanandoli dallo stato di natura e rendendoli schiavi del giudizio altrui, vige il rigido sistema di norme sociali non scritte (ma rispettate da tutti) che Tasso mette implicitamente sotto accusa in questi versi. Tra queste norme rientrano, ad esempio, l’uso di un linguaggio sempre sorvegliato e l’assunzione di atteggiamenti studiati e innaturali (a i detti il fren ponesti, a i passi l’arte, v. 705).
L'ideale edonistico di Tasso
La polemica contro l’Onore contiene insomma un’allusione al clima soffocante e repressivo che si respira nell’ambiente cortigiano e che costituisce l’esatto opposto di quell’ideale di vita edonistico, cioè fondato sul godimento del piacere libero da costrizioni morali (S’ei piace, ei lice, v. 681), che non si è mai davvero concretizzato se non nella letteratura classica e moderna a cui l’Aminta si ispira. Si tratta di un ideale che Tasso eredita dalla cultura umanistico-rinascimentale ormai in declino e che, sul piano psicologico, incarna il suo bisogno di sottrarsi alla realtà e di evadere anche solo con la fantasia nel mondo favoloso del mito.
Trama e contesto dell'Aminta
L’Aminta è un’opera teatrale, scritta in versi e suddivisa in cinque atti, che si ricollega sia alla tradizione della poesia pastorale antica sia al nuovo genere della favola pastorale, un tipo di dramma affermatosi a Ferrara che mette in scena vicende sentimentali a lieto fine ambientate nel mondo semplice dei pastori. La sua composizione e la prima rappresentazione, avvenute entrambe nel 1573, rispondono all’intenzione di intrattenere amabilmente il duca Alfonso e i suoi cortigiani: per tale motivo l’Aminta contiene diverse allusioni a personaggi della corte ferrarese (oggi spesso di difficile decifrazione). La trama si basa sull’amore non corrisposto del pastore Aminta per la ninfa Silvia, una bella fanciulla che, dedita esclusivamente alla caccia, nega a se stessa la possibilità di ricambiare il sentimento. Entrambi i giovani si confrontano con due maturi consiglieri (Silvia con Dafne e Aminta con Tirsi), i quali si mettono d’accordo per creare l’occasione di un loro incontro presso una fonte dove Silvia è solita immergersi. L’incontro, che dovrebbe permettere ad Aminta di vincere le resistenze dell’amata, non dà però il risultato sperato poiché Silvia continua a disdegnare il giovane e fugge nel bosco. Il dramma sembra volgere verso un finale tragico quando Aminta, credendo che Silvia sia stata sbranata dai lupi, tenta il suicidio; invece egli si salva in modo fortuito e Silvia, che a propria volta lo crede morto, si accorge di provare per lui quel sentimento d’amore che ha sempre represso. La vicenda si conclude quindi felicemente con il matrimonio dei due innamorati.
Domande da interrogazione
- Qual è il tema centrale della condanna del tempo presente nell'Aminta?
- Qual è la funzione del coro dei pastori nell'opera di Tasso?
- In che modo Tasso critica l'Onore nelle corti?
- Qual è l'ideale edonistico presente nell'Aminta?
- Qual è la trama principale dell'Aminta?
La condanna del tempo presente emerge chiaramente nel primo atto, dove i pastori commentano le vicende di Aminta e Silvia, evidenziando la critica alla civiltà delle corti e all'ipocrisia sociale.
Il coro dei pastori funge da personaggio collettivo che commenta le azioni e le vicende del dramma, incarnando il pensiero dell'autore e guidando il pubblico nella comprensione del valore morale dell'opera.
Tasso accusa l'Onore di introdurre la vergogna tra i pastori, allontanandoli dai piaceri dell'amore e denunciando l'ipocrisia delle corti, dove le norme sociali corrompono la libertà naturale degli individui.
L'ideale edonistico di Tasso si basa sul godimento del piacere libero da costrizioni morali, in contrapposizione al clima repressivo delle corti, e rappresenta un desiderio di evasione dalla realtà attraverso la fantasia.
L'Aminta narra l'amore non corrisposto del pastore Aminta per la ninfa Silvia, culminando in un incontro drammatico che porta a un finale felice con il matrimonio dei due innamorati, dopo una serie di malintesi e tentativi di suicidio.