Concetti Chiave
- Il poema narra le straordinarie avventure del cavaliere Orlando, che si trova a fronteggiare l'amore e le sue sfide, in un contesto di onore e battaglie.
- Orlando, pur essendo un guerriero valoroso, è vulnerabile all'amore, dimostrando che anche i più forti possono essere sopraffatti da sentimenti intensi.
- Angelica, una donzella di straordinaria bellezza, arriva alla corte di Carlo Magno, attirando l'attenzione e l'affetto di numerosi nobili e cavalieri.
- La sfida proposta da Angelica per la mano di suo fratello Uberto introduce un elemento di competizione, in cui il duello avviene senza armi e con regole specifiche.
- La reazione dei cavalieri alla bellezza di Angelica è di meraviglia e desiderio, scatenando rivalità e passioni tra i nobili presenti.
Signori e cavalieri che vi adunate
per ascoltare cose piacevoli e nuove
state attenti e in silenzio, e ascoltate
la bella storia che muove il mio canto,
vedrete gli atti straordinari,
la grande fatica e le prove mirabili
che il cavaliere Orlando fece per amore
nel tempo in cui Carlo era re ed imperatore.
Indice
L'Amore e la Forza di Orlando
Non vi sembra già, o signori, meraviglioso
sentir cantere del cavaliere Orlando innamorato.
Perché anche chi (chiunque) è il più orgoglioso, duro e insensibile,
è vinto da Amore, soggiogati del tutto;
né la forza, né il coraggio,
né lo scudo o l’armatura, né la spada affilata,
né altra possanza può far difesa,
che alla fine non sia battuta e catturata da Amore.
Questa novella è conosciuta da pochi,
perché Turpino la nascose,
credendo che la novella avesse
provocato dispiacere ad Orlando,
che poi contro Amore fu perdente
anche colui che vinse su tutto il resto:
parlo di Orlando, il cavaliere perfetto.
Ora niente più parole, veniamo al fatto.
La vera storia di Turpino narra
che ad Estremo Oriente regnava
un grande re di corona,
forte di regno e di ricchezze e
così gagliardo di sé stesso,
da ritenere che il resto fosse niente:
quel re aveva il nome di Gradasso
che ha il cuore di drago e le ossa da gigante.
Il Torneo di Carlo Magno
Lasciamo questi che se ne vanno sulle navi,
che sentirete poi il seguito;
torniamo in Francia da Carlo Magno
che passa in rassegna e conta i suoi grandi baroni;
comandò che ogni principe cristiano,
ogni duca e ogni signore si presenti al suo cospetto
per un torneo che aveva fissato
per il mese di maggio, alle Pentecoste.
Erano a corte tutti i paladini
per onorare la festa gradita,
e da tutte le parti, da tutti i confini
c’era un'infinità di gente a Parigi.
Vi erano anche molti arabi,
perché era stata convocata la corte reale,
ed era stato convocato ognuno
che non fosse traditore o rinnegato.
Parigi rimbombava di strumenti,
di trombe, di tamburi e di campane;
si vedevano i grandi destrieri con i paramenti,
con fogge in disuso, superbe e strane;
e tante decorazioni in oro e gioielli
che le voci umane non potrebbero raccontare;
però per rendersi gradito all’imperatore
ciascuno oltre il potere si fece onore.
L'Arrivo di Angelica e Uberto
Si avvicinava già quel giorno in cui
doveva cominciare la grande giostra,
quando il re Carlo in ambito reale
fece convocare nella sua mensa
tutti i signori e i baroni di natura
che vennero ad onorare la sua festa
e in quel banchetto i partecipanti furono
ventiduemila e trenta contati.
Mentre che stavano parlando,
suonano gli strumenti da ogni lato della stanza.
ed ecco i grandissimi piatti in oro,
coperti da vivande di prima qualità,
coppe di smalto, finemente lavorate,
mandati dall’imperatore a ciascun barone.
Chi onorava una cosa, chi l’altra,
mostravano che di loro si ricordavano.
Qui si stava con molta allegria,
parlando a bassa voce e facendo bei ragionamenti:
re Carlo, che si vide così altamente onorato,
disprezzando tanti re, duchi, valorosi cavalieri,
tutta la gente pagana,
come se i pagani fossero sabbia del mare sollevata dal vento;
ma apparì una cosa nuova,
che fece sbigottire lui e gli altri.
Successe che in fondo della sala
quattro giganti molto grandi e fieri
entrarono, e in mezzo a loro c’era una donzella
che era seguita da un solo cavaliere.
Sembrava una stella mattutina,
un giglio d’orto, una rosa da giardino,
insomma, per dire la verità su di lei,
non fu mai vista così tanta bellezza.
Era qui nella sala Galerana,
e c’erano Alda, la moglie di Orlando,
Clarice ed Ermellina tanto umana,
e molte altre, che non continuo con il mio dire,
tutte belle ed esempi di virtù.
Dico, ognuna sembrava bella, quando
ancora non era giunto in sala quel fiore,
che tolse l’onore alle altre bellezze.
La Sfida di Angelica
Ogni barone e principe cristiano
ha rivolto lo sguardo in quella parte,
non rimase fermo neppure qualche pagano;
ma ciascuno di loro, conquistati dallo stupore,
si avvicinò alla donzella;
la quale, con allegria e con una risata
che farebbe innamorare anche un cuore di ghiaccio,
cominciò così, a parlare a bassa voce:
“Grande signore, le tue virtù
e la prodezza dei tuoi paladini,
che sono tanto conosciute,
per quanto distende il mare e i suoi confini,
mi danno la speranza che le fatiche
dei due pellegrini non siano perdute,
che son venuti dalla fine del mondo
per onorare il tuo regno felice.
E perciò anch’io ti illustro,
con un breve ragionamento, quella ragionne
che ci ha condotti alla tua festa,
dico che questo è Uberto del Leone,
nato da stirpe gentile e di alto rango,
cacciato dal suo regno senza motivo:
io, che fui cacciata insieme a lui,
sono sua sorella, Angelica.
Duecento giornate di cammino oltre il Don,
dove governiamo il nostro stato,
ci furono portate notizie di te,
della giostra e del grande convegno
di queste genti nobili radunate;
e come città, gemme o il tesoro
non sono premio di valore, ma si dona
una corona al vincitore delle rose.
Mio fratello ha deliberato per tanto,
siamo qui a dimostrare per la sua virtù,
dove il fiore dei baroni è radunato,
per combattere in duello:
voglia esso essere pagano o battezzato,
venga ad incontrarlo fuori Parigi,
nel verde prato alla Fonte del Pino,
dove si dice ci sia la Pietra di Merlino.
Ma si faccia questo con tale condizione
(colui che si vuole battere la ascolti):
ciascuno che sia disarmato dell’arcione,
non possa combattere in altro modo,
e sia prigioniero senza più scontro;
ma chi potesse superare Uberto,
colui si guadagnerà la mia persona:
Uberto andrà via con i suoi giganti”.
Il Dubbio di Orlando
Alla fine delle parole inginocchiata
davanti a Carlo attendeva la risposta.
Ogni uomo l’ha guardata per meraviglia,
ma sopra a tutti Orlando si accostò a lei
con il cuore tremante e con aspetto mutato,
benché tenesse nascosto il desiderio;
e talora abbassava gli occhi a terra,
poiché si vergognava molto di sé stesso.
“Ah pazzo Orlando!” disse nel suo cuore
“come ti lasci trasportare così!
Non vedi l’errore che ti allontana dalla retta via,
e ti fa fallare contro Dio.
Dove mi porta la mia sorte?
Mi vedo preso e non mi posso aiutare;
io, che ritenevo che il mondo fosse nulla,
sono vinto da una fanciulla senza l’uso delle armi.
Io non mi posso staccare dal cuore
la dolce vista del viso sereno,
perché mi sento morire senza di lei,
e sento lo spirito venire meno a poco a poco.
Ora non mi vale la forza, nemmeno il coraggio
contro Amore, che già mi ha imbrigliato;
non mi fa contento né il sapere, né il consiglio altrui,
perché vedo ciò che è meglio, ma scelgo il peggiore”.
L'Innamoramento Generale
Così silenziosamente il barone francese
si lamentava del nuovo amore.
Ma il duca Namo, che è anziano e bianco,
non aveva già pena di lui nel cuore,
anzi tremava sbigottito e stanco,
essendo pallido in viso.
Ma perché dire più parole? Ogni barone
si innamorò di lei, e anche il re Carlo.
Ognuno stava immobile e sbigottito.
osservando quella con grande entusiasmo;
ma Feraguto, il giovane ardito,
sembrava vivamente vampo nell’aspetto,
che ben tre volte si prese la briga
di torglierla a quei giganti per suo dispetto,
a tre volte frenò quei brutti pensieri
per non fare una tale vergogna all’imperatore.
Ora saltella su un piede, ora sull’altro,
si gratta il capo e non ritrova il posto;
Rinaldo, che ancora la vide,
divenne rosso in viso come un fuoco;
e Malagigi, che l’ha conosciuta,
diceva a bassa voce: “Io ti farò tale gioco,
scellerata incantatrice, che giammai
non ti vanterai di essere stata qui”.
Domande da interrogazione
- Qual è il tema centrale della storia di Orlando?
- Chi è Gradasso e quale ruolo gioca nella narrazione?
- Qual è l'importanza del torneo indetto da Carlo Magno?
- Chi è Angelica e quale sfida propone?
- Come reagiscono i cavalieri e il re Carlo all'arrivo di Angelica?
La storia di Orlando ruota attorno all'amore e alla forza, evidenziando come anche il cavaliere più valoroso possa essere vinto dall'amore, come dimostrato dalla sua sconfitta contro di esso.
Gradasso è un potente re dell'Estremo Oriente, descritto come forte e ricco, che rappresenta una minaccia per il regno di Carlo Magno e i suoi paladini.
Il torneo è un evento significativo che riunisce nobili e cavalieri per onorare l'imperatore, creando un'atmosfera di festa e competizione, come descritto nel racconto.
Angelica è una donzella di straordinaria bellezza che, insieme a suo fratello Uberto, sfida i cavalieri a combattere per la sua mano, stabilendo condizioni particolari per il duello.
L'arrivo di Angelica provoca un'immediata fascinazione tra i cavalieri e il re Carlo, tutti colpiti dalla sua bellezza, portando a un generale innamoramento che crea tensione tra i nobili presenti.