Concetti Chiave
- Il messaggio morale di De Amicis si fonda su un umanitarismo sistematico, evidenziando la scuola come un luogo di apprendimento di valori civili e morali.
- La figura del maestro è rappresentata come un padre affettuoso, che considera i suoi alunni parte di una famiglia scolastica e incarna i valori nobili della società.
- Franti incarna la malvagità e rappresenta il "cattivo italiano", il cui comportamento non è giustificabile da alibi familiari o sociali.
- La scena con la madre di Franti sottolinea la sua irresponsabilità e maleducazione, criticando la mancanza di valori sia verso la patria che verso la famiglia.
- Il confronto tra Franti e Gertrude evidenzia due tipi di perdizione: Franti è un malvagio consapevole, mentre Gertrude è una vittima delle circostanze, mostrando differenze nella responsabilità personale.
Indice
Qual è il messaggio morale di De Amicis?
Il messaggio morale e ideologico di De Amicis si affida a uno sistematico umanitarismo: da i maestri depositari dei più nobili valori civili e morali dall'altra i sovvertitori del bene, i marluna Teatro di questa contrapposizione è la scuola, la palestra di vita in cui si impara anche che cosa siano il senso di sacrificio e le sofferenze, un microcosmo sociale che riproduce gli affetti e i rapporti esistenti nella famiglia e, in grande, nella patria.
La scuola come microcosmo sociale
Nella parte nobile dell'umanità, compaiono il maestro (che nel romanzo chiama i propri alunni «miei figlioli», in quanto membri di un'affettuosa famiglia scolastica), i suoi piccoli studenti (dal primo della classe De Rossi al forte e buono Garrone, dal piccolo muratorino, r. 4, che lavora per aiutare la famiglia, a Crossi, Precossi, Robetti, tutti figure di un'Italia sofferente e operosa, sulle quali si appunta la compassione un po' paternalistica dell'autore), il signor Direttore, garante dell'istituzione, fermo ma giusto, pronto ad accogliere la richiesta di aiuto e di perdono da parte di una madre disperata.
Franti: il cattivo italiano
Dall'altra parte, nella zona buia degli irrecuperabili, tra le pecore nere della civiltà, stanno i ribelli. Campione indiscusso è Franti, il modello di malvagità che incarna lo stereotipo del "cattivo italiano". A De Amicis non interessa indagare le ragioni familiari e sociali del suo comportamento deviante. Il messaggio pedagogico che egli intende trasmettere ai suoi giovani lettori non deve essere problematico: nessun alibi può giustificare la disumanità di chi viene considerato un delinquente nato, senza speranze.
La scena della madre di Franti
Non a caso, nella prima parte del brano antologizzato, l'occasione in cui vediamo Franti esternare la propria irriverente maleducazione è un rito civile: mentre l'esemplare Derossi è impegnato nella solenne rievocazione dei funerali di Vittorio Emanuele II, egli ride.
Pochi giorni dopo, l'oggetto del suo scherno è la madre: affannata, coi capelli grigi arruffati, tutta fradicia di neve (rr. 39-40), protagonista suo malgrado di una patetica scena teatrale, a cui assistono in silenzio tutti gli scolari, è la vittima disgraziata della malvagia irresponsabilità del figlio, che, dopo aver sbeffeggiato la patria (incarnata dalla figura del re), ora riserva lo stesso trattamento alla famiglia (rappresentata dalla madre).
Le scelte stilistiche di De Amicis
Le scelte stilistiche
All'enfatico appello del direttore (Franti, tu uccidi tua madre!, r. 64), De Amicis fa seguire un'espressione destinata a rimanere impressa nella mente del suo pubblico: E quell'infame sorrise (r. 65). La chiusa dell'episodio è indubbiamente efficace: la rappresentazione commovente della madre malata e supplichevole (Mi faccia la grazia!, r. 48; lo faccia per pietà d'una povera donna!, rr. 52-53), la gestualità mimica con cui rende partecipi della sua malattia (ho la morte qui, r. 49), il tono toccante di tutta la scena (si noti il ricorso sistematico al punto esclamativo) preparano, con un crescendo di tensione drammatica, l'esito finale destinato a sdegnare i lettori. Attraverso la sua risata, Franti ha decretato con sfacciata insolenza il proprio destino di escluso dalla comunità civile.
Confronto tra Franti e Gertrude
È facile supporre che, nel suggellare l'emarginazione sociale di Franti con il suo E quell'infame sorrise, De Amicis abbia voluto ricalcare un'altra frase celebre e lapidaria: «La sventurata rispose», con cui, nei Promessi sposi (capitolo X), Manzoni aveva alluso alla perdizione di Gertrude, la monaca di Monza. A ben vedere, i due personaggi si assomigliano: cattivi e reietti in un mondo in cui dovrebbe vincere la bontà (in De Amicis) o la Provvidenza (in Manzoni), essi portano alle estreme conseguenze il proprio disadattamento (il ragazzo, al mondo e alla società borghese; la donna, al convento in cui l'ha relegata la famiglia).
Nel caso di Gertrude, l'assenza della fede e della pietà umana le ha impedito di imboccare la via del bene; in quello di Franti, la punizione (l'esclusione dalla collettività e il riformatorio) è, per cosi dire, meritata, in quanto conseguenza di una scelta cattiva la quale lo ha portato a deridere i valori che, secondo De Amicis, una società giusta deve condividere. Tuttavia tra i due personaggi esiste anche una differenza, e non trascurabile: mentre i comportamenti di Franti (linfame) ne fanno un esemplare archetipico di malvagità consapevole, compiaciuta e percio imperdonabile, la colpa della «sventurata» è quella di non essersi opposta alle circostanze che l'hanno condotta al traviamento, mostrandosi debole e incapace di ribelarsi alla violenza.
Domande da interrogazione
- Qual è il messaggio morale principale di De Amicis nel suo racconto?
- Come viene rappresentata la scuola nel contesto del romanzo?
- Chi è Franti e quale ruolo svolge nel racconto?
- Qual è il significato della scena con la madre di Franti?
- In che modo Franti e Gertrude sono simili e diversi?
Il messaggio morale di De Amicis si basa su un umanitarismo sistematico, evidenziando la scuola come un microcosmo sociale dove si apprendono valori civili e morali, contrapponendo i maestri ai sovvertitori del bene.
La scuola è descritta come una famiglia affettuosa, con il maestro che si rivolge ai suoi alunni come "miei figlioli", riflettendo i legami affettivi e le dinamiche sociali della società italiana.
Franti è il personaggio che incarna il "cattivo italiano", rappresentando la malvagità senza giustificazioni, e la sua figura serve a De Amicis per trasmettere un messaggio pedagogico chiaro e diretto ai giovani lettori.
La scena con la madre di Franti evidenzia la malvagità del ragazzo, che deride la figura materna in un momento di grande sofferenza, sottolineando la sua totale mancanza di rispetto e umanità.
Entrambi i personaggi rappresentano il disadattamento in un contesto sociale che dovrebbe premiare la bontà, ma mentre Franti è consapevolmente malvagio e imperdonabile, Gertrude è vittima delle circostanze, mostrando debolezza e incapacità di ribellarsi.