Concetti Chiave
- L'Innominato vive una crisi esistenziale profonda, contemplando il suicidio, mentre il confronto con Lucia lo porta a una riflessione intensa sulla sua vita e sulle sue azioni.
- Il racconto alterna momenti drammatici a scene comiche, creando contrasti attraverso personaggi come la serva caricaturale e l'Innominato, che mostra un comportamento inaspettatamente gentile.
- I servi, come Perpetua, svolgono un ruolo cruciale, rivelando segreti dei loro padroni e spesso dimostrando una morale più alta rispetto a chi comanda.
- Lucia, attraverso la sua fede, riesce a toccare la coscienza dell'Innominato, inverte i ruoli di carnefice e vittima, portandolo a cercare la redenzione.
- L'alba simboleggia la trasformazione dell'Innominato, rappresentando la sua conversione e il passaggio dalla scelleratezza a una vita di misericordia, in armonia con l'illuminazione del paesaggio.
Indice
Crisi esistenziale dell'Innominato
Il tono è drammatico quando è in relazione con la descrizione della crisi esistenziale dell’ Innominato che arriva fino a meditare il suicidio. La notte diventa l’immagine della sua disperazione più nera e senza ritorno. Anche il tono che è legato a Lucia è angosciante. La ragazza è sfinita e terrorizzata. Il tono raggiunge il culmine della drammaticità nella scena del confronto fra carnefice e vittima e quando l’Innominato ripensando alle parole di Lucia attraversa un momento di profonda crisi psicologica.
Contrasti e comicità
Una situazione così buia, viene smorzata da alcune scene più o meno velatamente comiche. 1) la rappresentazione caricaturale della vecchia serva 2) il carnefice che diventa premuroso, creando stupore nella guardiana che non è abituata a vedere nel padrone un comportamento gentile
3) contrasto fra l’Innominato e il Nibbio: prima dà l’ordine di condurre la prigioniera da don Rodrigo, poi ci ripensa creando confusione nel suo bravo
Ruoli dei servi
La serva per eccellenza è Perpetua, la governante di don Abbondio, devota, fedele al suo padrone, ma anche chiacchierona, abituare ad obbedire, ma anche a comandare, se necessario. All’occasione sa anche dare un parere saggio come quello di riferire al Cardinale Federigo la minaccia dei bravi di don Rodrigo di non celebrare il matrimonio fra Renzo e Lucia.
Un altro servitore è quello che apre la porta del palazzaccio di don Rodrigo a Padre Cristoforo. La sua è una presenza positiva; è fedele al suo padrone ma è pronto a schierarsi dalla parte dei deboli perché riferisce al frate il progetto di don Rodrigo dui rapire Lucia.
Anche i bravi possono essere considerati servi, anche se in senso più lato. Essi eseguono ciecamente gli ordini del padrone, senza mai entrare nel merito.
Globalmente si può dire che tutti i servi vivono in una situazione di dipendenza e subordinazione. Sono i primi a conoscere i segreti del loro padrone (Perpetua arriva a sapere che è don Rodrigo il mandante della minaccia, e il vecchio servitore origliando alla porta apprende lo scellerato progetto del padrone). A volte la loro morale è superiore a quella del padrone. Tuttavia, nelle loro azioni sono limitati dalle conseguenze e quindi agiscono tutti con circospezione.
Confronto tra carnefice e vittima
Nel colloquio troviamo a confronto il signorotto che ha improntato la sua vita sulla violenza e sulle scelleratezza, che si è fatto beffa di tutte le leggi, che ha ignorato la presenza divina e la ragazza semplice, fragile, terrorizzata e sfinita. Se l’uno è il carnefice, l’altra è la vittima, eppure il due ruoli si invertono. Lucia, facendo leva sulla sua fede in Dio, riesce ad arrivare alla coscienza dell’uomo, per altro già tormentata. Quest’ultimo cerca di liberarsi dal passato così iniquo e ci riesce grazie all’intervento della ragazza: il suo ruolo di persecutore resta così sconfitto.
Solitudine e fede di Lucia
Effettivamente, Lucia ha perso ogni sostegno ed è più sola che mai. Infatti, Renzo, fuggiasco con la polizia alle calcagna, si è rifugiato nel bergamasco dal cugino Bortolo; Agnese, è ritornata al paese per contattare Padre Cristoforo; Padre Cristoforo, su ordine del Padre Provinciale, che ha acconsentito per prudenza e per ipocrisia alla richiesta del conte zio, è stato trasferito a Rimini. Nonostante questo, Lucia riesce a vincere facendo leva sulla sua grande e solida fede in Dio con cui apre una breccia nella coscienza del suo aguzzino e di cui ottiene la conversione
Redenzione dell'Innominato
Già prima del colloquio, l’ Innominato, in modo indiretto aveva messo in dubbio il suo comportamento per cui la frase “Dio perdona tante cose, per un’opera di misericordia” risuona in una coscienza già predisposta. L’Innominato vorrebbe rinunciare al passato e sperare nella redenzione, ma l’ “uomo antico” risale sempre alla superficie (= “….. sempre Dio, coloro che non possono difendersi da sé……. Sempre han questo Dio…”) e più avanti “Oh perché non è figlia d’uno di que’ cani che m’hanno bandito!...”. Le parole di Lucia trasformano l’immagine di un Dio giudice in un Dio misericordioso ed è quello che l’uomo cerca. Egli è colpito non tanto dalla supplica accorata, quando dal messaggio di salvezza trasmesso che corrisponde a ciò che l’Innominato stava cercando da tempo, più o meno direttamente.
Notte di Lucia e Renzo
Nonostante le due notti si svolgano in luoghi totalmente diversi, esse hanno in comune struttura, tema e simbologia. Il punto di partenza è la separazione: l’addio ai monti per la Lucia e la fuga da Milano per Renzo. Entrambi si trovano soli, senza più difese e questi li costringe a confrontarsi con le proporie paure e soprattutto con la Provvidenza. Esiste però una forte differenza: la notte di Lucia è collegata all’isolamento, all’angoscia; è caratterizzata dal voto alla Madonna derivato dalla disperazione totale il cui obiettivo e di salvarsi. Dal punto di vista interiore, la fede della ragazza cresce di intensità. Renzo vive una nottata di disorientamento in mezzo alle sterpaglie dell’Adda. La sua è una notte di ribellione contro l’ingiustizia e una lotta contro la solitudine. Nel momento più critico, entrambi trovano un rifugio nella fede: Lucia recita il rosario e Renzo esplicita la sua fiducia nella Provvidenza divina. La conclusione è identica per entrambi perché l’alba indica la conversione. Per Lucia si tratta della conversione dell’Innominato, diventato “uomo nuovo”, ma anche Renzo è diventato un “uomo nuovo” perché ha imparato ad essere meno impulsivo e a fidarsi meno di se stesso e maggiormente della Provvidenza.
Disperazione e fede
Sia Lucia che l’Innominato sono vittime della disperazione e dell’angoscia, sebbene questi due sentimenti abbiano origine diversa. La ragazza trova conforto nella fede, fa voto di castità e alla fine riesce ad addormentarsi; l’uomo viene assalito dalla paura della morte e del giudizio finale, prova rimorso per gli atti scellerati commessi fino a quel momento fino a pensare all’eventualità di un suicidio. Passa la notte insonne fra un alternarsi di richiami dell’ “uomo antico” e la speranza di riscatto dell’ “uomo nuovo”: l’occasione della svolta gli è data dalla frase “Dio perdona tante cose per un’opera di misericordia”.
Lotta interiore dell'Innominato
L’ “uomo antico” si indentifica con l’uomo dedito alle scelleratezze mentre l’ “uomo nuovo” e quello che spera nella misericordia divina e quindi nella grazia. IL passaggio all’interno di questa lotta interiore non è lineare e presenta delle contraddizioni pi o meno manifeste.
Innanzitutto il linguaggio presenta delle incertezze quando dà ordine al Nibbio di consegnare Lucia a don Rodrigo, per poi pentirsi con un “no” imperioso che gli proviene dal profondo del suo essere. Prova compassione per la ragazza ma dice “Un qualche demonio, ha costei…”. Poi decide di incontrarla, ma subito dopo si pente, ma in seguito fa visita a Lucia. Davanti ai suoi bravi cerca sempre di presentarsi lo stesso di sempre “Compassione! Che sai tu di compassione? Cos’è la compassione?”, ma poi i suoi pensieri vanno in direzione di una forte inquietudine chiedendosi che cosa succederebbe se ci fosse un’altra vita. Nell’incontro con Lucia, con tono imperioso ordina alla prigioniera di alzarsi, ma subito prova sdegno di aver dato un ordine così perentorio e più avanti la voce diventa mitigata. Tutti questi particolari dimostrano che nel cuore comincia ad aprirsi una breccia.
Voto di castità di Lucia
In preda al terrore e alla disperazione, Lucia promette alla Madonna di restare vergine, se uscirà dalla prigione sana e salva. Rinuncerà così a Renzo, (= “a quel mio poveretto). Queste due parole sono dense di significato: “mio” ci fa capire che nonostante il voto di verginità, essa prova ancora affetto per il fidanzato e “poveretto” perché anche Renzo è colpito dalla sventura, ma soprattutto perché a pagare le conseguenze del voto sarà soprattutto lui, costretto a rinunciare alla “sua” Lucia.
Alba e conversione
Sul far dell’alba, l’Innominato, a conclusione di una notte passata insonne, sente uno scampanio festoso lontano e corre alla finestra per rendersi conto di che cosa si tratta. Le montagne sono appena velate di nebbia, la luce si fa strada poco per volta e in basso, nella vallata, si scorgono le persone che si avviano tutte dalla stessa parte. Per l’Innominato i primi albori del giorno e il suono delle campane segnano una svolta lungo il cammino della conversione; pertanto esiste un accordo fra il paesaggio che si offre alla vista dell’Innominato e la sua interiorità che sta cambiando.
La ripetizione dell’aggettivo “pesante”, come del resto anche quella dell’ aggettivo “duro” riferito al letto, hanno la funzione di sottolineare il peso del rimorso degli atti scellerati commessi nel passato.
Domande da interrogazione
- Qual è la crisi esistenziale dell'Innominato e come si manifesta?
- In che modo il contrasto tra comicità e drammaticità si manifesta nel racconto?
- Qual è il ruolo dei servi nella storia e come influenzano gli eventi?
- Come si sviluppa la lotta interiore dell'Innominato durante il suo incontro con Lucia?
- Qual è il significato del voto di castità di Lucia e come influisce sulla sua relazione con Renzo?
L'Innominato vive una profonda crisi esistenziale, arrivando a meditare il suicidio. La sua disperazione è accentuata dalla notte, simbolo di angoscia, e culmina nel confronto con Lucia, che lo costringe a riflettere sulla sua vita e sulle sue azioni.
Nonostante il tono drammatico della narrazione, ci sono momenti di comicità, come la caricatura della serva e il comportamento inaspettatamente premuroso dell'Innominato, che creano un contrasto con la gravità della situazione.
I servi, come Perpetua e i bravi, vivono in una condizione di subordinazione, ma a volte mostrano una morale superiore. Le loro azioni, pur limitate, rivelano segreti e influenzano le decisioni dei loro padroni, come nel caso della minaccia di don Rodrigo.
L'Innominato vive una lotta interiore tra il suo "uomo antico", dedito al male, e l'"uomo nuovo", in cerca di redenzione. Questo conflitto si manifesta in incertezze e pentimenti, culminando nella sua apertura alla misericordia divina grazie alle parole di Lucia.
Il voto di castità di Lucia, fatto in un momento di terrore, implica una rinuncia a Renzo, evidenziando il suo affetto per lui e la consapevolezza delle conseguenze della sua scelta. Questo atto di fede sottolinea la sua determinazione e il sacrificio personale.