Concetti Chiave
- Nei capitoli II e III si accenna alla carestia attraverso le esperienze di Renzo e le conversazioni tra fra' Galdino, Agnese e Lucia, evidenziando la scarsità di cibo.
- Fra' Cristoforo, nel capitolo IV, descrive un paesaggio desolante e la rassegnazione dei contadini, colpiti dalla carestia e dalla miseria.
- Durante un banchetto nel capitolo V, Don Rodrigo e i suoi ospiti negano la carestia, attribuendola a speculazioni, mostrando un distacco dalla realtà dei poveri.
- Nel capitolo VI, la cena in casa di Tonio è misera, con poca polenta, e la presenza di Renzo è vista come un sollievo, poiché riduce il numero di bocche da sfamare.
- Nel capitolo VII, i contadini riflettono sulla miseria e la scarsità dei raccolti, manifestando preoccupazione per la dura situazione economica.
Dal capitolo II al capito VII troviamo costantemente degli accenni più o meno velati alla carestia che sarà descritta, nelle sue conseguenze sociali più volente nel capito XII con l’assalto al forno delle grucce.
Indice
Renzo e la carestia
Un primo accenno al tema, si ha all’inizio del capitolo II, quando lo scrittore si sofferma a descrivere la situazione di Renzo “E quantunque quell’annata fosse ancora più scarsa delle antecedenti, e già si cominciasse a provare una vera carestia, pure il nostro giovane, da quando aveva messo gli occhi addosso a Lucia, era diventato massaio (= economo)”.
Un breve richiamo alla carestia si ha nel capitolo III, durante il colloquio tra fra’ Galdino, Agnese e Lucia. Il frate sta facendo il solito giro del paese per la questua delle noci che è scarsa. “Ma! Le annate vanno scarse, fra’ Galdino: e, quando s’ha a misurare il pane, non si può allargar la mano nel resto”. È Agnese che parla, ricorrendo ad un’espressione proverbiale, secondo le consuetudini del suo linguaggio.
Fra' Cristoforo e il paesaggio
All’inizio del capitolo IV, quando fra’ Cristoforo esce dal convento di Pescarenico per recarsi a casa di Renzo e Lucia, la descrizione del paesaggio e soprattutto degli esseri umani che lo animo dimostra ancor più le condizioni della povera gente. Le immagini diventano sempre più angosciose e piene di rassegnazione nei confronti della carestia che sta avanzando: ogni figura d’uomo contribuiva a rattristare lo sguardo ed il pensiero del frate nonostante l’atmosfera fosse serena e promettente. Lungo il cammino incontra mendicanti laceri ed emaciati che chiedono l’elemosina spinti dalla necessità. Alcuni contadini gettavano le sementi con parsimonia, altri zappano la terra con poco vigore, perché indeboliti dalla carenza di cibo. Significativa è anche l’immagine della ragazzina macilenta che porta al pascolo una giovane vacca magra e che ogni tanto si china per strappare un po’ d’erba da portare alla famiglia.
Banchetto di Don Rodrigo
Nel capitolo V, durante il banchetto nel palazzotto di Don Rodrigo che vede come commensali il conte Attilio, il podestà del paese e il dott. Azzecca-garbugli. Nel parlare della guerra di successione al ducato di Mantova, ad un certo punto il dott. Azzecca-garbugli elogia il vino e il cibo presente sulla tavola, precisando che nel palazzotto di don Rodrigo la carestia è bandita e la conversazione prendi quindi un’altra piega. Tutti i presenti concordano nell’affermare che la carestia non esiste e che si tratta di una conseguenza della speculazione da parte dei fornai e degli incettatori. Essi si trovano in disaccordo soltanto sui rimedi a cui ricorrere.
Cena in casa di Tonio
Nel capitolo VI, quando viene descritta la magra cena in casa di Tonio, l’allusione alla carestia si fa più esplicita. Nel paiolo sta cuocendo una scarsa quantità di polenta di grano saraceno e i bambini stanno aspettando con impazienza che il cibo sia scodellato. Lo scrittore precisa che “La mole della polenta era in ragion dell’annata, e non del numero della buona voglia de’ commensali”. Quando arriva Renzo per invitare Tonio all’osteria per poter parlare con calma di quella che sarà la notte degli imbrogli, la famiglia è ben contenta che quella sera ci sia una persona di meno a tavola, soprattutto se si tratta del capofamiglia che ha tanto appetito “…. E le donne, e anche i bimbi….. non videro mal volentieri che si sottraesse alla polenta un concorrente, e il più formidabile”.
Riflessioni dei contadini
Infine, arriviamo al capitolo VII, in cuoi è presente la scena dei contadini che stanno rientrando alle loro case dopo una dura giornata di lavoro. Dagli usci semi aperti si intravedono i fuochi del camino accesi per preparare le magre cene e per la strada, oltre a qualche saluto, si intendono fare alcune riflessioni sulla scarsità dei raccolti e di come l’annata sia misera.
Domande da interrogazione
- Qual è il primo accenno alla carestia nel racconto?
- Come viene rappresentata la condizione dei contadini nel capitolo IV?
- Qual è l'atteggiamento di Don Rodrigo e dei suoi ospiti riguardo alla carestia?
- Come viene descritta la cena in casa di Tonio nel capitolo VI?
- Quali riflessioni fanno i contadini nel capitolo VII?
Il primo accenno alla carestia si trova all'inizio del capitolo II, dove si descrive Renzo che, nonostante l'annata scarsa, diventa massaio dopo aver messo gli occhi su Lucia.
Nel capitolo IV, fra' Cristoforo osserva un paesaggio angosciante, con mendicanti emaciati e contadini che lavorano con poca energia a causa della mancanza di cibo, evidenziando la rassegnazione della povera gente di fronte alla carestia.
Durante il banchetto nel capitolo V, Don Rodrigo e i suoi ospiti negano l'esistenza della carestia, attribuendola alla speculazione dei fornai e degli incettatori, mostrando un distacco dalla realtà della popolazione.
Nel capitolo VI, la cena in casa di Tonio è magra, con una scarsa quantità di polenta di grano saraceno, e la famiglia è sollevata dalla presenza di Renzo, poiché riduce il numero di bocche da sfamare.
Nel capitolo VII, i contadini, tornando a casa dopo una giornata di lavoro, riflettono sulla scarsità dei raccolti e sulla miseria dell'annata, evidenziando la loro preoccupazione per la situazione economica.