Concetti Chiave

  • Renzo arriva a Milano, colpita dalla peste, trovando una città desolata e triste, simbolo dell'epidemia che ha devastato la vita sociale.
  • Incontra una donna affamata e i suoi bambini, a cui offre del pane, dimostrando un gesto di misericordia in un contesto di grande sofferenza.
  • Osserva una macchina per la tortura in piazza S. Marco, un simbolo dell'uso della violenza dalle autorità per mantenere l'ordine durante l'epidemia.
  • Vede scene strazianti di morte e abbandono, con cadaveri e grida di dolore che riempiono le strade, trasformando Milano in un luogo di desolazione.
  • Assiste al trasporto forzato dei malati verso il lazzaretto, dove le emozioni di paura e rassegnazione si mescolano a momenti di compassione tra le persone.

Indice

  1. Renzo a Milano
  2. Incontro con la donna affamata
  3. La macchina della tortura
  4. Il prete e la confessione
  5. Desolazione a Milano
  6. Scene di morte e dolore
  7. La madre e la figlia
  8. Trasporto al lazzaretto

Renzo a Milano

Renzo parte alla ricerca di Lucia. Per seconda volta, arriva a Milano, infestata alla peste, entrando da Porta Nuova, senza troppe difficoltà. Un passante a cui si rivolge per un’informazione lo scambia per un untore e fugge inorridito.

D’ora in poi si troverà ad assistere a scena strazianti i cui protagonisti sono delle persone colpite dall’epidemia. L’atmosfera è pesante e la città non ha più l’aspetto di una grande aggregazione civile e lo stesso cielo e il paesaggio, lividi e senza vita, sembrano anch’essi contagiati dal morbo: la vegetazione ha perso il colore, non esiste alcuna goccia di rugiada sulle foglie, il che rende i pensieri di Renzo ancora più tristi.

Dopo aver seguito il Naviglio, svolta a destra e imbocca la strada di S. Marco, senza incontrare nessuno. La prima immagine che si mostra ai suoi occhi è un cadavere irriconoscibile per il viso sfigurato, abbandonato in un piccolo fosso laterale.

Incontro con la donna affamata

Ad un certo punto, Renzo sente una voce. Una donna affacciata ad un piccolo terrazzo con un gruppo di bambini intorno, lo chiama facendoli anche un gesto con la mano. Il marito è morto di peste e per limitare il contagio, la donna con i figlioletti è stata chiusa in casa e nessuno le ha fatto la carità di offrile qualcosa da mangiare; per questo stanno morendo tutti di fame. Renzo ha ancora con sé i pani che aveva preso durante il tumulto e glieli dà volentieri perché, pensa, si tratta di una vera opera di misericordia. Quindi chiede informazioni alla donna sull’ubicazione della residenza di donna Prassede e don Ferrante dove sapeva aveva trovato rifugio Lucia. Da notare le caratteristiche del dialogo fra i due: lo scrittore non ricorre a coloriture dialettali; la sintassi è elementare, con le subordinate più ovvie e con le inversioni della lingua parlata. Alla fine, Renzo promette alla povera donna di avvertire qualcuno della sua situazione.

La macchina della tortura

Dirigendosi verso piazza S. Marco, sente in modo sempre più distinto un tintinnio di campanelli e lo schioccare di fruste. Arrivato sulla piazza, vede che nel mezzo è stata montana una macchina per la tortura, formata da due travi, corredata di due carrucole. Si trattava di uno strumento, a disposizione degli incaricati dalle autorità cittadine a mantenere l’ordine per punire chi usciva di casa o comunque, in generale, coloro che non rispettavano le ordinanze. A questo punto il Manzoni inserire un suo commento. La polemica contro l’uso della tortura era stato uno dei capisaldi del pensiero illuminista, come ci fa capire l’opera di Pietro Verri, Dei delitti e delle pene.

Mentre Renzo sta riflettendo sulla macchina della tortura, vede avanzare un carro dei monatti che sta trasportando i cadaveri di persone morte di peste. La scena è di estremo realismo: le scosse del carro imprimono ai corpi un movimento abbandonato e disfatto, mettendo in macabro rilievo l’armoniosa figura umana che si scompagina: le teste che ciondolano, chiome di ragazze rovesciate all’indietro, braccia che si liberano e fanno ad urtare contro le ruote

Il prete e la confessione

In fondo a Borgo Nuovo, Renzo intravede un prete senza tonaca, ma con un farsetto e con un bastoncino in mano che se ne sta in piedi in corrispondenza di un uscio socchiuso, con l’orecchio teso verso lo spiraglio. Alla fine, esso alza la mano in segno di benedizione. Da ciò deduce che si tratta di un prete che stava confessando qualcuno. Manzoni ricostruisce la scena sulla base di una raccomandazione fornita dal cardinale di Milano ai parroci: questi ultimi, hanno l’obbligo di impartire i sacramenti all’aperto, ad una distanza opportuna; ma se il moribondo non si può alzare dal letto, il parroco deve collocarsi vicino alla porta o alla finestra. In ogni caso dovranno tenersi a dovuta distanza dall’appestato. A questo prete, Renzo si rivolge per informarlo che in zona una donna con dei figlioletti piccoli è stata abbandonata in casa ed ha bisogno di soccorso.

Desolazione a Milano

Man mano che Renzo si addentra nella Milano colpita dalla peste, le scene si fanno sempre più irreali, squallide, raccapriccianti e desolata. All’attuale incrocio fra via Manzoni, via Croce Rosse e via Montenapoleone la peste ha talmente infuriato per il fetore nauseabondo e insopportabile dei cadaveri abbandonati, gli abitanti sono stati costretti ad andarsene; pertanto alla tristezza dell’abbandono si aggiunge l’orrore e lo schifo delle tracce di ciò che resta delle vecchie abitazioni. Le case ancora abitate hanno gli usci chiusi e se questi sono spalancati vuol dire che l’abitazione è stata abbandonata o tutti gli abitati morti. Ogni tanto sui muri si distingue una croce nera fatta col carbone come segnale ai monatti che i sono dei cadaveri da portare via.

Scene di morte e dolore

Ovunque si vedono stracci o lenzuoli sporchi buttati dalle finestre o cadaveri di persone morte direttamente in strada, in attesa di essere portati via. Nelle strade non ci sono più le solite voci, il solito chiacchiericcio o il rumore delle carrozze. Si ode soltanto il rumore dei carri dei monatti, i lamenti degli ammalati e le urla di coloro che sono in preda al delirio. Tre volte al giorno si sente il richiamo della campana del duomo che invita alla preghiera su ordine del Cardinale e a cui rispondono le campane di altre chiese.

Ad un angolo, Renzo vede quattro carri su cui vengono caricate le salme degli appestati: i corpi che hanno perso ogni identità umana sono chiamati “pesi” e dalle case delle voci chiamano i monatti perché si affrettino a portare via i cadaveri.

La madre e la figlia

Da una porta, Renzo vede uscire una donna che porta in braccio il cadavere della figlioletta morta, vestita di bianco come andasse ad una festa. L’accompagna e la sistema personalmente sul carro, pregando anche i monatti di non farle male. Questa scena è una delle più belle, commoventi e suggestive del romanzo. La donna non è sconvolta perché concentrata nel suo dolore e rassegnazione. Il monatto che prende in consegna il corpo promette di non torcerle un capello, né di permettere ad altri farlo. Alla donna, non resta che stendersi sul letto insieme all’ultima figlia che le rimane, per morire insieme. E a questo punto abbiamo la similitudine con la piante fiorita il cui fiore cade insieme al fiorellino ancora in boccio sotto il passaggio della falce. Nei confronti di questa donna, Renzo prova un sentimento di commozione e di pietà e prega Dio affinché la prenda presto con sé.

Trasporto al lazzaretto

Un’altra scena a cui Renzo assiste è il trasporto forzato delle persone contagiate verso i lazzaretto: chi resiste, chi grida di voler morire nel proprio letto, chi è spinto con la forza, tutti fra le grida dei monatti che imprecano. Le madri tengono i collo i bambini più piccoli e altri piccoli gridano di spavento nel sentire la voce dei monatti. In mezzo a tutto questo, tuttavia non mancano esempi di fermezza e di compassione: a volte qualcuno rivolge ai propri cari delle parole di conforto e non soltanto gli adulti, ma anche i ragazzini e le fanciulle nei riguardo dei loro fratellini più piccoli.

Domande da interrogazione

  1. Qual è la prima impressione di Renzo all'arrivo a Milano durante la peste?
  2. Renzo, giunto a Milano, si trova di fronte a una città desolata e infestata dalla peste, dove l'atmosfera è pesante e il paesaggio sembra contagiato dal morbo, con vegetazione priva di colore e cadaveri abbandonati (Renzo a Milano).

  3. Come si manifesta la sofferenza della donna affamata che incontra Renzo?
  4. La donna, chiusa in casa con i suoi figli dopo la morte del marito per peste, è in grave difficoltà e sta morendo di fame. Renzo, mosso a pietà, le offre del pane e promette di avvertire qualcuno della sua situazione (Incontro con la donna affamata).

  5. Qual è il significato della macchina della tortura che Renzo osserva?
  6. La macchina della tortura, montata in piazza S. Marco, rappresenta l'uso della violenza da parte delle autorità per mantenere l'ordine durante l'epidemia, un tema critico che Manzoni affronta in relazione al pensiero illuminista (La macchina della tortura).

  7. Quali scene di desolazione e morte Renzo osserva mentre si addentra a Milano?
  8. Renzo assiste a scene raccapriccianti, con cadaveri abbandonati, case vuote e un'atmosfera di orrore e tristezza, segnalata da croci nere sui muri per indicare la presenza di morti (Desolazione a Milano).

  9. Come si manifesta il dolore di una madre che perde la figlia?
  10. Una madre, portando in braccio il cadavere della figlia, mostra una profonda rassegnazione e dolore, pregando i monatti di non farle male, mentre Renzo prova una forte commozione e pietà per la sua situazione (La madre e la figlia).

Domande e risposte

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