Concetti Chiave

  • Il "Detto dei villani" è un'opera di poesia popolare del XIV secolo che critica il modo di vivere dei contadini e celebra la borghesia emergente.
  • Matanzone da Caligano, l'autore, è probabilmente un giullare che usa elementi culturali per rappresentare una prospettiva non completamente plebea.
  • La contrapposizione sociale nel testo evidenzia il villano, descritto in modo degradante, rispetto al cavaliere, simbolo di nobiltà e distinzione.
  • Simbolismi significativi, come la nascita del villano da un asino, riflettono le disparità sociali e richiamano la tradizione della poesia cortese.
  • Lo stile giullaresco serve a mettere in luce le difficoltà quotidiane dei contadini, invertendo le rappresentazioni tradizionali della loro laboriosità.

Il contesto storico e sociale

L’opera di Matanzone da Caligano, il “Detto dei villani”, si colloca all’interno del filone della poesia popolare e giullaresca che caratterizza il XIV secolo. Si tratta di uno dei primi componimenti popolareggianti che non prende in giro la classe nobiliare, bensì il modo dei contadini e tessendo anche le lodi della nascente borghesia. In pratica, il “detto” si articola intorno ad una polemica sostenuta dai ceti cittadini inferiori, ceti proletari ed artigiani della città, contro gli abitanti della campagna. Il testo è articolato in 384 versi e all’interno viene ripreso il Trattato dei dodici mesi, adattato alle fatiche dei contadini distribuite nel corso dell’anno. La polemica che vi viene descritta ha origini molto antiche e si trascinerà per molti secoli fino al Rinascimento, dove essa serviva da controcampo giullaresco alla tradizione di stampo elevato di tipo arcadico o bucolico. Il villano è rappresentato come un individuo bestiale e disgustoso, molto esperto in imbrogli e odiato dalla stessa popolazione urbana dedita all’artigianato che ricorre agli stessi stereotipi usati per prendere in giro la nobiltà.

Origini e autore del "Detto"

Gli indizi che ci fanno pensare ad una composizione risalente addirittura alle soglie del XV secolo sono numerosi, mentre la localizzazione regionale è da ricercare nella provincia di Milano. L’individuazione dello strato sociale di appartenenza dell’autore è più complessa. Matanzone dovrebbe essere un “villano” perché nella letteratura dello stesso filone, di solito, sono i contadini che si prendono in giro a vicenda. Tuttavia, alcuni elementi culturali presenti nel testo, come l’applicazione del Trattato dei dodici mesi ci fanno pensare ad un’origine tutt’altro che plebea. D’altra parte, il termine “Matazone” è in rapporto con “matto”, per cui questo ci potrebbe fare pensare ad un‘invenzione giullaresca, forse con un riferimento biografico dell’autore. All’inizio dell’opera l’autore si presenta come un giullare alle dipendenze di signori e cavalieri.

Contrapposizione sociale e simbolismo

Vi troviamo anche le ragioni addotte dal signore per spiegare al villano la naturale differenze fra le due posizioni sociali, quindi abbiamo l’affresco dei dodici mesi con il realistico riferimento alle fatiche connesse. La contrapposizione fra il villano e il cavaliere è presente fin dalle prime pagine: con la metafora della nascita: il villano è nato dal peto di un asino mentre il cavaliere è originato dall’unione di un giglio con una rosa. Nel corso dell’opera, il villano è sempre accostato allo sterco degli animali, ad una vita ridotta all’essenzialità e alla familiarità con gli animali; si tratta di elementi che erano già presenti nei Fabliaux francesi. L’influenza dei modi della letteratura cortese non manca: la descrizione dell’inizio stagione, il pino con una piccola fontana, con la cannella fatta d’oro. Tutt’intorno abbiamo il giardino, tipico della poesia provenzale. Le fatiche che il villano deve affrontare durante l’anno ci ricordano le pene inflitte all’uomo da Dio dopo la cacciata dal Paradiso Terrestre, riprendono le miniature e le sculture tipiche dell’arte romanica e mettono in risalto lo sfruttamento a cui la povera gente era sottoposta. Per questo motivo, si potrebbe anche affermare che lo stile giullaresco e caricaturale sia molto utile all’autore per prendere le difese dei contadini di cui non raffigura la laboriosità, com’era in uso fino ad allora, ma le fatiche e le vessazioni quotidiane a cui essi erano costretti.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è il tema principale del "Detto dei villani" di Matanzone da Caligano?
  2. Il "Detto dei villani" affronta la polemica tra i ceti cittadini inferiori e gli abitanti della campagna, rappresentando i contadini in modo critico e tessendo lodi alla borghesia emergente.

  3. Qual è l'importanza storica e sociale dell'opera nel contesto del XIV secolo?
  4. L'opera si inserisce nella tradizione della poesia popolare e giullaresca, offrendo una visione alternativa rispetto alla nobiltà e riflettendo le tensioni sociali tra contadini e cittadini, un tema che perdurerà fino al Rinascimento.

  5. Chi è l'autore del "Detto dei villani" e quale potrebbe essere la sua origine sociale?
  6. Matanzone da Caligano è considerato un "villano", ma elementi culturali nel testo suggeriscono un'origine non plebea, rendendo complessa l'identificazione del suo strato sociale.

  7. Come viene rappresentata la contrapposizione sociale tra villano e cavaliere nell'opera?
  8. La contrapposizione è evidenziata attraverso metafore e simbolismi, come la nascita del villano da un asino e del cavaliere da un giglio e una rosa, sottolineando le differenze tra le due classi sociali.

  9. In che modo lo stile giullaresco contribuisce alla rappresentazione dei contadini nel "Detto dei villani"?
  10. Lo stile giullaresco e caricaturale permette all'autore di evidenziare le fatiche e le vessazioni quotidiane dei contadini, distaccandosi dalla tradizionale rappresentazione della loro laboriosità.

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