Concetti Chiave
- Guido delle Colonne, poeta messinese, è associato alla scuola siciliana e ha ricoperto il ruolo di giudice a Messina nel 1242.
- La canzone "Giosamente eo canto" esplora il tormento dell'amore non corrisposto, con il poeta che chiede pietà per la sua sofferenza.
- Le poesie della scuola siciliana mostrano una scarsa individualità, con temi e stili simili tra i poeti, rendendo difficile l'attribuzione dei testi.
- L'orgoglio è descritto come una qualità che si sposa con la bellezza, ma un'eccessiva superbia può risultare dannosa e portare alla sofferenza del poeta.
- Il messaggio finale evidenzia che la forza della ragione può controllare il cuore, ma l'amore tende a rendere le persone più vulnerabili e meno razionali.
Indice
Guido delle Colonne e la scuola siciliana
Guido delle Colonne, messinese di origine, appartiene alla scuola siciliana. Con certezza sappiamo che mel 1242, ricoprì l’incarico di giudice nella sua città natale. Negli ultimi anni della sua vita compose una Historia Troiana, un rifacimento in latino del Roman de Troie. I critici non sono concordano tutti nell’attribuirgli le cinque canzoni che ci sono pervenute. Questo dimostra che le poesie della scuola siciliana hanno scarsa individualità: i temi e il modo di trattarli sono gli stessi e ciò giustifica gli spostamenti di attribuzione da un poeta all’altro. Pertanto quello che ci deve interessare non è tanto il singolo componimento poetico, quanto piuttosto la lirica siciliana nel suo insieme.
La canzone "Giosamente eo canto"
Il brano di cui si fornisce la parafrasi è tratto dalla canzone Giosamente eo canto che alcuni studiosi, erroneamente, hanno attribuito a Mazzeo di Ricco.
Il componimento è articolato in cinque strofe di 13 endecasillabi ciascuna. Lo schema metrico è abba, bbab, ccdee.
Oh Amore che mi hai guidato a lungo la mia vita
come se fossi un cavallo a cui si stringe il freno e a cui non si concede riposo,
lascia le redini, per pietà,
perché l’eccesso di crudeltà mi ha sopraffatto e stancato;
che ho resistito più di quanto non potessi,
per voi, Signora, verso la quale sono fedele
più di quanto non sia l’assassino intrepido
[Il poeta allude alla leggenda cara alla fantasia medioevale, presente anche ne Il Milione di Marco Polo, secondo cui l’Assassino era uno dei fedeli e forti custodi del Veglio della Montagna, lo strano signore di questa leggenda orientale];
che si lascia morire per la sua vede verso il Veglio.
A giusto titolo, questo amore che porta gioia [dilettoso] e dolore [affanno]
Può essere chiamato dolce pena;
ma voi, Signora, che mi state distruggendo
dal dolore, abbiate pietà di me;
poiché il male mi è dolce, se non mi conduce alla morte.
Il tormento dell'amore non corrisposto
O dolce viso bianco dallo sguardo soave,
più bello di ogni altra cosa che esiste sulla terra;
fate in modo di liberarmi il cuore dal tormento,
che a causa vostra soffre e prova un gran dolore;
che se basta poco ferro per segare una grande trave
e poca pioggia per eliminare un grande vento,
proprio per questo, oh Signora, non vi pesi ne vi sia increscioso
se l’Amore, che incatena ogni cosa, vi obbliga ad amarmi.
E certo non sarebbe un grande disonore
Essere vinto da uno che è migliore [di noi],
e soprattutto da Amore che vince ogni cosa;
perciò non dubito che Amora non possa smuovervi:
un saggio guerriero vince la guerra e la prova.
L'orgoglio e la bellezza
Non dico che dinnanzi alla vostra bellezza
Non sia adatto l’orgoglio che vi si addice;
dato che ad una donna bella l’orgoglio si conviene,
che ci guadagna in pregio e in grandezza.
Un’eccessiva superbia è sconveniente;
un bene non può mai derivare da una grande forma di superbia;
pertanto, o Signora, che la vostra alterigia (= durezza di cuore)
si trasformi in pietà e si raffreni (= si moderi),
[che] non ecceda a tal punto da causare la mia morte.
Il sole e l'orgoglio
Il sole è in alto e così risplende,
tanto più quando si trova in alto
[Questo è il concetto: il sole è in alto, ma la sua altezza o distanza dalla terra, dà un notevole vantaggio al mondo, illuminandolo: faccia la stessa cosa la donna, e con sua alto orgoglio, dia gioia al poeta innamorato]
Perciò il vostro orgoglio e la vostra superbia
Costituiscano per me un vantaggio e si trasformino in momenti lieti.
Dentro io brucio [d’amore] e mi sforzo di non far vedere
ciò che il mio cuore prova:
ahimè quanto costituisce una dura pena per un cuore affranto
doversene rimanere in silenzio e non darne alcun segno esterno!
Poiché l’affanno [del cuore] si riflette nell’aspetto esteriore,
e ambedue manifestano il loro stato:
così, gli occhi insieme al cuore
trovano facilmente un punto di accordo.
La forza della ragione
La forza della ragione è quella che ha il sopravvento [la saggezza nasconde l’impeto del sentimento amoroso]
nasconde copre l’ardire del cuore.
Colui che può fare così dà prova di grande saggezza,
il saper nascondere ed essere padrone
del proprio cuore anche quando esso è vittima di un tormento amoroso.
L’Amore allontana i saggi dalla retta via,
e colui che ama di più mostra una minore moderazione;
più folle è colui che è più preso dal sentimento amoroso;
Amore non si preoccupa dei danni che arreca,
dato che dentro i cuori immette un tal calore
che nemmeno il gelo può raffreddare;
Gli occhi sono i messaggeri del cuore
[messaggeri] dei primi momento in cui l’amore nasce
Dunque, Signora, voi siete in possesso
dei miei occhi e del mio cuore, sia internamente che esternamente;
poiché Amore mi agita e mi percuote fino al punto da non avere pace
come il vento scuote una nave che sta navigando [in un mare in tempesta]
voi siete la mia bandiera [si tratta della banderuola che si era soliti collocare sul più alto albero della nave] che non affonda [che resta ben alta sui marosi]
Domande da interrogazione
- Chi è Guido delle Colonne e quale ruolo ha avuto nella scuola siciliana?
- Qual è la struttura della canzone "Giosamente eo canto"?
- Qual è il tema centrale del "tormento dell'amore non corrisposto"?
- Come viene rappresentato l'orgoglio e la bellezza nelle poesie?
- Qual è il messaggio sulla forza della ragione in relazione all'amore?
Guido delle Colonne, originario di Messina, è un poeta della scuola siciliana e nel 1242 ricoprì l'incarico di giudice nella sua città. È noto per la sua opera "Historia Troiana", un rifacimento in latino del "Roman de Troie", ma le sue canzoni mostrano una scarsa individualità, rendendo difficile l'attribuzione a un singolo autore.
La canzone "Giosamente eo canto" è composta da cinque strofe di 13 endecasillabi ciascuna, con uno schema metrico di abba, bbab, ccdee, e affronta il tema dell'amore e del tormento che esso provoca.
Il "tormento dell'amore non corrisposto" esprime il dolore e la sofferenza causati dall'amore non ricambiato, evidenziando la vulnerabilità del cuore e l'inevitabilità della passione, che può portare a una grande sofferenza.
L'orgoglio è visto come un attributo che si addice alla bellezza femminile, ma un'eccessiva superbia è considerata sconveniente. Le poesie invitano le donne a moderare la loro alterigia per non causare la sofferenza di chi le ama.
La forza della ragione è descritta come un elemento che può dominare l'impeto del cuore, dimostrando saggezza. Tuttavia, l'amore tende a rendere le persone meno moderate, mostrando come la passione possa sopraffare la razionalità.