Concetti Chiave
- Verga, oltre a essere un grande scrittore, è un teorico dell’arte letteraria, esponendo il suo programma teorico del Verismo nella prefazione di L’amante di Gramigna.
- Il linguaggio verista di Verga si basa sull'uso di parole semplici e pittoresche, rendendo la narrazione simile a quella dei personaggi piuttosto che all’autore stesso.
- Il ruolo dell'autore è ridimensionato nel Verismo, poiché Verga sostiene che la sua presenza deve rimanere invisibile per permettere all'opera di sembrare autogenerata.
- Il successo di Nedda ha segnato un incoraggiamento per Verga nella sua transizione verso il Verismo, che non è stata una svolta improvvisa ma il risultato di un lungo processo di riflessione.
- Nelle sue opere successive, come Vita dei campi, Verga elimina gli elementi di affetto e giudizio, focalizzandosi sul "fatto nudo e schietto", completando così la sua conversione al Verismo.
Oltre che grande scrittore, Verga è un acuto teorico dell’arte letteraria. Per questo, ai racconti di Vita dei campi accompagna un’importantissima pagina di poetica, che fa da premessa alla novella L’amante di Gramigna, uscita per la prima volta nel febbraio 1880 su una rivista letteraria milanese diretta da Salvatore Farina. Inviando la novella a Farina, Verga la correda di una prefazione, nella quale espone con chiarezza il programma teorico del suo Verismo.
Indice
Il linguaggio verista
Verga afferma, anzitutto, di avere «raccolto» (r. 2) il racconto che si accinge a narrare per strada, lungo i «viottoli dei campi» (r. 2), e di volerlo riferire «press’a poco colle medesime parole semplici e pittoresche della narrazione popolare» (rr. 2-3). Si tratta del presupposto fondamentale del nuovo linguaggio verista: lo stile non proviene dall’autore; è (o deve sembrare) costruito e parlato dai personaggi stessi. In secondo luogo, Verga sottolinea che il fatto in sé conta di più rispetto al modo in cui l’autore lo narra. Promette dunque al lettore che si troverà «faccia a faccia col fatto nudo e schietto» (r. 4), senza abbellimenti né rielaborazioni intellettuali, poiché quel «semplice fatto umano» narrato fedelmente dallo scrittore «avrà sempre l’efficacia dell’essere stato» (rr. 6-7). Il fatto reale, poiché accaduto, è in sostanza più persuasivo di ogni invenzione.
L'autore invisibile
Se il fatto prevale sulla narrazione e va riportato così com’è, allora il ruolo dell’autore viene inevitabilmente ridimensionato: «la mano dell’artista rimarrà assolutamente invisibile» (rr. 11-12), dice Verga. Invisibile non significa però inesistente: un autore è pur sempre necessario, ma non si deve più vedere, deve cioè rimanere nascosto e scomparire; solo così, per Verga, «l’opera d’arte sembrerà essersi fatta da sé» (rr. 12-13). Lasciando che a parlare siano le cose, Verga applica il principio chiave del Naturalismo francese: l’assoluta oggettività e impersonalità dell’arte.
Successo e conversione al verismo
Il pubblico dei lettori accoglie con favore la novità di Nedda e alla fine del 1874 l’editore Brigola ristampa l’opera in volume, che ottiene un imprevisto successo. Per Verga si tratta di un incoraggiamento importante, anche se, come abbiamo visto, egli sta contemporaneamente lavorando agli ultimi romanzi mondani (Tigre reale ed Eros escono infatti nel 1875). Tuttavia, la sua conversione al Verismo, come i critici l’hanno definita, si è ormai avviata. È bene ricordare che non si tratta di una svolta improvvisa, ma preparata dai lunghi dialoghi con gli amici letterati Luigi Capuana (conosciuto a Firenze) e Felice Cameroni, con i quali da tempo discute su come e perché fare letteratura. Su suggerimento di Capuana, Verga legge il romanzo di Émile Zola L’assommoir (L’ammazzatoio, 1877), che lo indirizza verso una narrativa incentrata su esistenze comuni e sfondi di vita quotidiana: la stessa già sperimentata in Nedda.
Evoluzione stilistica di Verga
Questa riflessione ritorna nelle successive opere di Verga: Primavera e altri racconti (1876), ancora oscillante, però, tra vecchio e nuovo stile; e soprattutto le otto novelle di Vita dei campi (1880). In esse Verga non vuole impietosire i lettori né accontentarne la superficiale curiosità verso l’insolito e pittoresco mondo siciliano; elimina quindi quei commenti patetici e quei giudizi espliciti del narratore che ancora affioravano in Nedda. Inoltre scompaiono le descrizioni del paesaggio e i ritratti dei personaggi, tutti elementi che sembravano necessari in un racconto tradizionale. Basta, adesso, il «fatto nudo e schietto» (così leggiamo nella prefazione di una delle novelle della raccolta, L’amante di Gramigna), la vita di protagonisti primitivi, colti da un narratore che ne esibisce la cruda, quasi offensiva, verità (offensiva per l’opinione pubblica che ne ignora o finge di ignorarne l’esistenza). Nessuna ricercatezza letteraria è più possibile. Nei racconti di Vita dei campi la conversione al Verismo appare pienamente compiuta.
Domande da interrogazione
- Qual è il presupposto fondamentale del linguaggio verista di Verga?
- Come viene ridimensionato il ruolo dell'autore nel Verismo?
- Qual è stata la reazione del pubblico all'opera Nedda di Verga?
- In che modo Verga evolve il suo stile nelle opere successive?
- Quali influenze hanno contribuito alla conversione di Verga al Verismo?
Verga afferma di voler narrare i racconti utilizzando le parole semplici e pittoresche della narrazione popolare, facendo sì che lo stile sembri costruito dai personaggi stessi, piuttosto che dall'autore (r. 2-3).
Nel Verismo, il fatto prevale sulla narrazione, e l'autore deve rimanere invisibile, permettendo all'opera di sembrare creata da sé, in linea con il principio di oggettività e impersonalità dell'arte (rr. 11-13).
Il pubblico ha accolto con favore Nedda, portando alla sua ristampa nel 1874 e a un imprevisto successo, che ha incoraggiato Verga nella sua conversione al Verismo (r. 4).
Nelle opere successive, come Vita dei campi, Verga elimina commenti patetici e giudizi espliciti, concentrandosi sul "fatto nudo e schietto" e sulla vita dei protagonisti primitivi, segnando così una piena conversione al Verismo (r. 6).
La conversione di Verga al Verismo è stata influenzata dai dialoghi con amici letterati e dalla lettura di L’assommoir di Émile Zola, che lo ha indirizzato verso una narrativa incentrata su esistenze comuni e vita quotidiana (r. 4).