Concetti Chiave
- Dante vive una fase di esilio in cui il suo stato d'animo riflette il tono del Purgatorio, passando da un iniziale desiderio di ritorno con le armi a una rinuncia alla politica attiva.
- Per riconquistare la grazia di Firenze, Dante si dedica a opere letterarie come il Convivio e il De vulgari eloquentia, sperando di dimostrare il suo valore morale ai Fiorentini.
- Durante l'esilio, Dante cambia la sua poetica, diventando un poeta della rettitudine e interrompendo le sue opere in prosa per concentrarsi su una poesia che esprime la sua speranza di ritorno.
- La testimonianza di Leonardo Bruni evidenzia il profondo desiderio di Dante di tornare a Firenze, descrivendo il suo animo stanco e la nostalgia per la città che lo ha nutrito.
- Il tono della testimonianza di Bruni anticipa il clima emotivo del Purgatorio, mostrando l'intenso desiderio di Dante di riposare nella sua città natale.
Indice
La fase della vita di Dante
Più in generale, c'è invero una fase della vita di Dante in cui lo stato d'animo di lui, quale ci risulta da varie testimonianze, sue e di altri, sembrerebbe consonare con il tono generale del Purgatorio. Dante esiliato sperò dapprima di poter tornare in patria con la forza delle armi, insieme con gli altri fuorusciti; ma quando le azioni belliche fallirono, e la compagnia con la quale si era trovato a precipitare nella miseria dell'esilio si fu palesata "malvagia e scempia" (Paradiso XVII 61-69), egli rinunziò alla diretta politica attiva.
Il proposito di Dante
La speranza di rientro puntò altrove; cercò, dice Leonardo Bruni, documentato biografo, "con buone opere e con buoni portamenti riconquistar la grazia di poter tornare in Firenze per ispontanea revocazione di chi reggeva la terra...". Più o meno in questo periodo, intorno al 1304, Dante concepì il proposito di attendere a opere estremamente dotte, in volgare e in latino, il Convivio e il De vulgari eloquentia: pensava che le rime d'amore con le quali aveva esordito non avessero dato ai Fiorentini la misura del suo valore soprattutto nel campo morale, e sperava che la nuova attività li convincesse della perdita che la città aveva fatto esiliandolo, e gli riaprisse pertanto le porte della patria senza che egli fosse obbligato a rinnegare sé stesso.
Il cambiamento poetico di Dante
Anche prima dell'esilio aveva composto rime allegoriche e dottrinali: sta di fatto che in questi anni, probabilmente con lo stesso intento, Dante si pone categoricamente come poeta della rettitudine, cioè morale, e registra esplicitamente più volte il suo mutamento d'indirizzo poetico. Interrompe presto le due grandi opere in prosa, e anche la sua attività lirica non va oltre, a quel che sappiamo, al 1307-08, e travalica questa data con una canzone, Dante ci parla di questa sua speranza ancora verso la fine del Paradiso: "Se mai continga che 'l poema sacro...vinca la crudeltà che fuor mi serra del bello ovile..." (Paradiso XXV 1 ss.): parole che richiamano con precisione altre della sua ora citata ultima canzone: "...Fiorenza, la mia terra, che fuor di sé mi serra" (Rime CXVI 77-78), e più innanzi si parla della crudeltate della città.
La testimonianza del Bruni
D'altra parte, la testimonianza del Bruni trova conferma in una famosa pagina proprio del principio del Convivio: "Poi di gettarmi fuori del suo dolce seno - nel quale nato e nutrito fui in fino al colmo de la vita mia, e nel quale, con buona pace di quella, desidero con tutto lo cuore di riposare l'animo stancato e terminare il tempo che m'è dato -,..." (Convivio I iii 4).
E' una pagina nel tono che poi sarà prevalente nel Purgatorio (si dice "prevalente", non esclusivo: non mancano infatti nella seconda cantica imponente e sciabolate, come nella prima non sono assenti toni di pacata mestizia): ma è una pagina che è antecedente allo stesso Inferno.
Domande da interrogazione
- Qual è il cambiamento nel proposito di Dante durante il suo esilio?
- Come si riflette il cambiamento poetico di Dante nella sua opera?
- Qual è il tono generale del Purgatorio in relazione alla vita di Dante?
- In che modo Dante sperava di dimostrare il suo valore ai Fiorentini?
- Qual è la testimonianza di Bruni riguardo al desiderio di Dante di tornare a Firenze?
Durante l'esilio, Dante inizialmente sperava di tornare a Firenze con la forza delle armi, ma dopo il fallimento delle azioni belliche, decise di rinunciare alla politica attiva e di concentrarsi su opere letterarie per riconquistare la grazia della sua città, come evidenziato dal biografo Leonardo Bruni.
Dante, dopo l'esilio, si pone come poeta della rettitudine e registra un mutamento d'indirizzo poetico, interrompendo le sue opere in prosa e limitando la sua attività lirica, come dimostrato dalle sue canzoni che esprimono la speranza di tornare a Firenze.
Il tono del Purgatorio sembra rispecchiare lo stato d'animo di Dante durante il suo esilio, caratterizzato da una speranza di redenzione e ritorno, come si evince dalle sue parole nel Paradiso e dalla testimonianza di Bruni.
Dante sperava di dimostrare il suo valore attraverso opere dotte in volgare e in latino, come il Convivio e il De vulgari eloquentia, per convincere i Fiorentini della perdita che avevano subito esiliandolo, senza dover rinnegare se stesso.
Bruni testimonia il profondo desiderio di Dante di tornare a Firenze, descrivendo il suo animo stanco e il desiderio di riposare nel "dolce seno" della sua città, un sentimento che anticipa il tono prevalente del Purgatorio.