Concetti Chiave

  • Virgilio nasconde la sua preoccupazione per il pallore di Dante, cercando di offrire conforto mentre attende un aiuto che sembra lontano.
  • Dante introduce l'invenzione di Eritone, una maga che costringe Virgilio a scendere nel cerchio di Giuda, giustificando così la sua conoscenza dell'Inferno.
  • Le Furie, con serpenti per capelli, minacciano Dante e invocano Medusa, costringendo Virgilio a proteggerlo chiudendogli gli occhi.
  • Un Messo celeste interviene attraversando lo Stige e rimproverando i demoni, consentendo a Dante e Virgilio di entrare senza resistenza nella città di Dite.
  • Nel cerchio sesto, Dante scopre la presenza degli eretici, rappresentati da sepolcri arroventati e dai gemiti dei dannati, evidenziando la loro sofferenza eterna.

Indice

  1. Preoccupazione di Virgilio
  2. Invenzione dantesca
  3. Apparizione delle Furie
  4. Intervento del Messo celeste

Preoccupazione di Virgilio

Il pallore di Dante spinge Virgilio a nascondere maggiormente la sua preoccupazione per non accrescere i timori del discepolo. Si ferma un attimo porgendo l'orecchio per udire se si percepisce qualche rumore che preannunci l'aspettato aiuto, pronuncia tra sé e sé alcune parole reticenti, ma a Dante ne rivolge altre di conforto.

Questi, impaurito, chiede a Virgilio se alcuna mai delle anime del Limbo abbia percorso questa strada; Virgilio, che comprende il pensiero nascosto del discepolo, lo rassicura; conosce bene il cammino che già un'altra volta ha percorso per scendere, scongiurato da una maga, nel cerchio più basso.

Invenzione dantesca

La maga di cui si fa riferimento è Eritone, essa aveva fatto ritornare sulla terra, per mezzo di magie, un morto per rivelare a Pompeo l'esito della battaglia di Farsalo. Naturalmente che questa maga avesse costretto in altra occasione Virgilio a scendere nel cerchio di Giuda è invenzione dantesca, ma di tale invenzione non è solo spunto il passo di Lucano, ma un'analoga situazione della Sibilla che dichiara ad Enea di essere già scesa altra volta nell'Averno.

Con questa invenzione Dante giustifica la conoscenza dell'Inferno da parte della sua guida, ma più che muoversi nel solco della deformazione medievale di Virgilio mago, inconcepibile in Dante, essa sorge da un'atmosfera di sortilegio di cui è impregnato questo episodio.

Il cerchio in questione viene denominato cerchio di Giuda poiché è il nono e ultimo cerchio. Per comprendere il perché di questa costrizione operata dalla magia di Eritone, bisogna ricordare che il negromante per evocare uno spirito sulla terra adoperava come intermediario un altro spirito. Dante immagina che Eritone, per far tornare nel suo corpo un'anima dannata nel fondo dell'Inferno, costringa con sortilegi Virgilio, che stava nel Limbo, a scendere per tutto l'abisso infernale fino al cerchio dove si trovava l'anima da evocare.

[h]Apparizione delle Furie

Apparizione delle Furie

Mentre ascolta le parole di conforto, Dante è attratto improvvisamente dall'apparizione delle tre Furie sulla cima della torre arroventata: esse sono tinte di sangue ed hanno per capelli dei serpenti aggrovigliati. Virgilio le indica a Dante: Megera a sinistra, a destra Aletto, nel centro Tesifone.

Esse gridano e si graffiano il petto invocando la venuta di Medusa per impietrire l'ardito visitatore vivo. Allora Virgilio ordina a Dante di chiudere gli occhi e rivoltarsi, avvertendolo che, se mai guardasse, vano sarebbe sperare nel ritorno: e non contento aggiunge ancora le sue mani per chiudere gli occhi al discepolo.

Medusa: la minore delle tre Gorgoni, figlie di Forco, dio marino; secondo la mitologia rendeva di pietra chi guardava il suo volto, anche dopo che il capo le era stato tagliato da Perseo.

Intervento del Messo celeste

Dante, dopo essersi rivolto al lettore avvertendolo di aguzzar l'ingegno per cogliere il significato profondo del suo racconto, procede nella sua narrazione. Un improvviso e spaventoso fracasso sulla palude annuncia l'avvento di qualche cosa di straordinario. Virgilio toglie le mani dagli occhi di Dante e lo invita a guardare. Sta giungendo un Messo celeste che passa lo Stige a piedi asciutti, e dinanzi al quale fuggono i dannati e i demoni: giunge alla porta e con verga la spalanca. Poi volgendosi ai demoni li rimprovera aspramente ricordando loro che non ci si può opporre al volere divino, e infine, senza dire alcuna parola ai due poeti, se ne ritorna indietro.

Allontanandosi il Messo, Dante e Virgilio entrano senza trovar resistenza nella città di Dite. I demoni, le Furie, tutto è sparito, non resta che la squallida solitudine del cerchio sesto, che sembra un vasto e silenzioso cimitero. Nell'aspra e nuda landa si aprono dei sepolcri arroventati: i coperchi sono alzati e si sentono i gemiti e i pianti dei dannati uscire dagli avelli. Chiestane spiegazione a Virgilio, Dante viene a sapere che qui stanno gli eretici, e prosegue il cammino tra le mura e le arche infocate.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è la preoccupazione di Virgilio nei confronti di Dante?
  2. Virgilio nasconde la sua preoccupazione per il pallore di Dante, cercando di non accrescere i timori del discepolo e offrendogli parole di conforto (Preoccupazione di Virgilio).

  3. Qual è l'invenzione dantesca riguardante la maga Eritone?
  4. Dante inventa la figura di Eritone, una maga che costringe Virgilio a scendere nel cerchio di Giuda, giustificando così la sua conoscenza dell'Inferno, sebbene tale invenzione non sia storicamente accurata (Invenzione dantesca).

  5. Chi sono le Furie e quale minaccia rappresentano per Dante?
  6. Le Furie, Megera, Aletto e Tesifone, appaiono per invocare Medusa e minacciano di pietrificare Dante; Virgilio lo avverte di chiudere gli occhi per proteggersi (Apparizione delle Furie).

  7. Che cosa annuncia l'arrivo del Messo celeste?
  8. L'arrivo del Messo celeste, che attraversa lo Stige e rimprovera i demoni, segna un momento straordinario e consente a Dante e Virgilio di entrare nella città di Dite senza resistenza (Intervento del Messo celeste).

  9. Qual è la condizione degli eretici nel cerchio sesto?
  10. Nel cerchio sesto, Dante scopre che gli eretici sono rinchiusi in sepolcri arroventati, da cui provengono gemiti e pianti, evidenziando la loro sofferenza eterna (Intervento del Messo celeste).

Domande e risposte

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