Concetti Chiave

  • Dante utilizza similitudini mitologiche come la follia di Atamante e di Ecuba per illustrare la furia dei falsatori di persona, evidenziando la devastazione causata dalla gelosia e dalla pazzia.
  • Il tragico destino di Polidoro, ucciso dal suo stesso zio, è sintetizzato da Dante, che enfatizza l'intensità emotiva della vendetta di Ecuba, omettendo i dettagli più cruenti.
  • Gianni Schicchi e Mirra sono due anime dannate che si macchiano di falsificazione di persona: Schicchi si finge Buoso de' Donati, mentre Mirra inganna il padre con un amore incestuoso.
  • Maestro Adamo, condannato come falsario, esprime il suo odio verso i conti di Romena, rivelando la sua impotenza e rancore per averlo spinto a peccare.
  • La moglie di Putifarre è punita per la falsa accusa contro Giuseppe, mentre Sinone è condannato per il suo inganno durante la guerra di Troia, entrambi incarnano la falsità che porta alla dannazione.

Indice

  1. Similitudini mitologiche
  2. Tragedia di Polidoro
  3. Falsificatori di persona
  4. Passione di Mirra
  5. Maestro Adamo e i conti di Romena
  6. Accusa della moglie di Putifarre
  7. Inganno di Sinone
  8. Rissa tra dannati

Similitudini mitologiche

Per chiarire ai lettori la furia rabbiosa della seconda categoria dei falsatori - quelli di persona -, Dante introduce due similitudini tratte dal mito classico: la follia di Atamante e quella di Ecuba.
Il primo esempio di rabbia furiosa è tratto dalle Metamorfosi di Ovidio. Giunone gelosa di Semele, figlia di Cadmo, fondatore di Tebe, perché amata da Giove, dopo averla incenerita, infierisce contro la stirpe tebana facendo impazzire Atamante, re di Orcomeno, marito di Ino sorella di Semele. Il re, nella sua pazzia, crede di vedere nella moglie una leonessa e nei figli, Learco e Melicerta, due leoncini e ne comincia la caccia. Afferrato il figlio Learco lo sfracella contro uno scoglio; Ino disperata si precipita nel mare con l'altro figlio annegando. Dante segue il racconto ovidiano minuziosamente; il tono è altamente tragico.

Tragedia di Polidoro

Polidoro, ultimo dei figli di Ecuba, rimasto vivo durante la guerra troiana, fu ucciso dallo zio Polinestore che voleva impadronirsi delle sue ricchezze. Ecuba, ritrovatolo morto sulle spiagge di Tracia, si scagliò sul genero assassino e gli strappò gli occhi. Il particolare orrendo è taciuto da Dante che sintetizza l'episodio, accentuandone, all'opposto di quel che aveva fatto nella figurazione di Atamante, le notazione patetiche.

Falsificatori di persona

Ancor più furiosi di Atamante e di Ecuba irrompono sulla scena due spiriti, correndo e mordendo altri dannati. Uno di costoro azzanna sul collo Capocchio e lo trascina col ventre a terra. Griffolino spiega a Dante che quel furioso è Gianni Schicchi e l'altro l'anima di Mirra, indicando anche la falsificazione di persona compiuta dai due dannati.
Gianni Schicchi, fiorentino, morì prima del 1280. E' condannato come falsatore di persona, perché si finse Buoso de' Donati, appena morto; mettendosi nel letto al posto suo e contraffacendone la persone, dettò un testamento a favore del nipote di Buoso, Simone Donati e assegnò a se stesso una bella giumenta del valore di duecento fiorini.

Passione di Mirra

Mirra, figlia di Cinira, re di Cipro, fu presa du un violento amore per il padre e per soddisfare la sua passione incestuosa, per mezzo della nutrice, si finse un'altra donna. Il padre, accortosene, volle ucciderla, ma essa riusc' a fuggire e fu poi tramutata in pianta. Mirra non è punita tra i lussuriosi del secondo cerchio, perché il peccato più grave è quello dell'inganno perpetrato nei confronti del padre, falsificando la persona.

Maestro Adamo e i conti di Romena

Passati i due spiriti rabbiosi, Dante volge lo sguardo agli altri dannati e si sofferma su di uno il cui ventre gonfio ed enorme per l'idropisia, e il collo e il volto magri e asciutti, lo fanno rassomigliare a un liuto. Costui si rivolge ai due poeti con parole pietose, rivelandosi per maestro Adamo, falsario, e manifestando tutto il suo odio impotente contro i conti di Romena che lo avevano istigato a peccare.

Accusa della moglie di Putifarre

Appena maestro Adamo ha finito di parlare, Dante gli chiede chi siano le due anime che giacciono al suo fianco e sono tormentate da una grande febbre. Risponde Adamo di averle trovate già qui, quando egli piombò nell'inferno, e che sono la moglie di Putifarre, accusatrice fraudolenta di Giuseppe, e il greco Sinone.

La moglie di Putifarre accusò ingiustamente Giuseppe di aver tentato di farle violenza, mentre quello era invece fuggito ai tentativi di seduzione di lei. E' punita come falsatrice di parole per l'accusa falsa contro Giuseppe.

Inganno di Sinone

Quando su consiglio di Ulisse, i Greci finsero di abbandonare l'assedio di Troia e lasciarono il famoso cavallo di legno, pieno di armati, sul lido, nascondendosi dietro all'isola di tenero, per convincere i Troiani della loro partenza, lasciarono sul lido Sinone. Questi simulò di essere stato offeso da Ulisse e dai Greci tutti, e riuscì con un falso racconto a cattivarsi la fiducia di Priamo della città del cavallo di legno. Priamo ha investito della cittadinanza troiana il greco Sinone: che provenga da Troia vuole dire poco, ed è invece significativo che sia addirittura di Troia quel greco che ingannò i suoi ospiti.

Rissa tra dannati

Una delle due anime, Sinone, si adira nel sentirsi nominare in termini di spregio e colpisce con il pugno il ventre gonfio di Adamo. Questi risponde a sua volta, con un altro pungo sul volto di Sinone, e comincia così uno scambio di vituperi in cui l'uno rinfaccia all'altro la colpa e la pena.
Dante è tutto fisso e attento a seguire la rissa dei due dannati, quando improvvisamente Virgilio gli si rivolge con tono severo, sgridandolo. Dante si rivolge vergognoso e non riesce a trovare parole per giustificare la sua condotta, ma proprio il suo silenzio e il suo volto contrito diventano agli occhi di Virgilio u segno evidente di rimorso e di pentimento. Soddisfato di ciò, Virgilio gli suggerisce di pensare che egli sia sempre accanto a lui, se vuole evitare di ricadere in avvenire nella bassa voglia di assistere a risse simili.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è il significato delle similitudini mitologiche utilizzate da Dante per descrivere la furia dei falsatori di persona?
  2. Dante utilizza similitudini tratte dal mito classico, come la follia di Atamante e quella di Ecuba, per illustrare la furia rabbiosa dei falsatori di persona, accentuando il tono tragico degli eventi (come descritto nel testo).

  3. Chi è Polidoro e quale tragedia lo riguarda nel contesto della narrazione?
  4. Polidoro, ultimo figlio di Ecuba, viene ucciso dallo zio Polinestore per le sue ricchezze. La sua morte è un episodio tragico che Dante sintetizza, enfatizzando le emozioni patetiche (come riportato nel testo).

  5. Qual è la storia di Gianni Schicchi e perché è considerato un falsatore di persona?
  6. Gianni Schicchi si finse Buoso de' Donati per redigere un testamento a suo favore, compiendo così un inganno che lo condanna all'inferno, come spiegato da Griffolino a Dante (secondo il testo).

  7. Qual è il peccato di Mirra e perché non è punita tra i lussuriosi?
  8. Mirra, spinta da un amore incestuoso per il padre, si finge un'altra donna per soddisfare la sua passione. Non è punita tra i lussuriosi perché il suo peccato principale è l'inganno nei confronti del padre (come evidenziato nel testo).

  9. Come si sviluppa la rissa tra Sinone e Maestro Adamo e quale lezione trae Dante da essa?
  10. Sinone e Maestro Adamo si scambiano insulti e colpi, rinfacciandosi le loro colpe. Dante osserva la scena con attenzione, ma Virgilio lo ammonisce, facendogli comprendere l'importanza di evitare tali conflitti e di mantenere il controllo (come descritto nel testo).

Domande e risposte

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