Traduzione di Versi 323 - 345, Libro 2 di Virgilio

Versione originale in latino


Ver adeo frondi nemorum, ver utile siluis,
vere tument terrae et genitalia semina poscunt.
tum pater omnipotens fecundis imbribus Aether
coniugis in gremium laetae descendit, et omnis
magnus alit magno commixtus corpore fetus.
avia tum resonant avibus virgulta canoris,
et Venerem certis repetunt armenta diebus;
parturit almus ager Zephyrique tepentibus auris
laxant arua sinus; superat tener omnibus umor,
inque novos soles audent se gramina tuto
credere, nec metuit surgentis pampinus Austros
aut actum caelo magnis Aquilonibus imbrem,
sed trudit gemmas et frondes explicat omnis.
non alios prima crescentis origine mundi
inluxisse dies aliumue habuisse tenorem
crediderim: uer illud erat, ver magnus agebat
orbis et hibernis parcebant flatibus Euri,
cum primae lucem pecudes hausere, uirumque
terrea progenies duris caput extulit aruis,
immissaeque ferae siluis et sidera caelo.
nec res hunc tenerae possent perferre laborem,
si non tanta quies iret frigusque caloremque
inter, et exciperet caeli indulgentia terras.

Traduzione all'italiano


Ben primavera è utile al fogliare
de le foreste, utile agli orti; a primavera
turge la terra e chiama il seme.
L'Etere allora padre onnipotente
con le feconde piogge in grembo scende
a la florida sposa e tutti grande
abbracciato a la grande i germi nutre.
Allor risuonan le riposte macchie
degli uccelli canor, e al giusto tempo
ridomandano venere gli armenti.
In parto è il suoi ferace, ed a' tepori
di Zefiro apre la campagna i seni:
irriga il molle umor tutte le cose,
e a' novi soli ardiscono securi
confidarsi i germogli, ne i sorgenti
austri il pàmpino teme od i rovesci
spinti da soffio aquilonar, ma fuori
mette le gemme e tutte apre le frondi.
Non credo già splendessero diversi
giorni ne d'altra guisa temperati
sul nascer primo e germogliar del mondo.
Primavera era quella, primavera
per l'universo: gli Euri davan pace
a' freddi soffi, mentre gli animali
primi bevver la luce e alzò la testa
dal duro suoi la terrea umana schiatta,
e uscìan le fiere al bosco e in ciel le stelle.
Ne potevano reggere al travaglio
le creature nove, se non era
tanta pace e così tra freddo e caldo
clemente il ciel non ricevea le terre.

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