Velleio Patercolo - Historiae Romanae - 31 - Pompeo e la guerra contro i pirati

Versione originale in latino


Converterat Cn. Pompei persona totum in se terrarum orbem et per omnia maior civi habebatur. Qui cum consul perquam laudabiliter iurasset se in nullam provinciam ex eo magistratu iturum idque servasset, post biennium A. Gabinius tribunus legem tulit, ut cum belli more, non latrociniorum, orbem classibus iam, non furtivis expeditionibus piratae terrerent quasdamque etiam Italiae urbes diripuissent, Cn. Pompeius ad eos opprimendos mitteretur essetque ei imperium aequum in omnibus provinciis cum proconsulibus usque ad quinquagesimum miliarium a mari. Quo scito paene totius terrarum orbis imperium uni viro deferebatur; sed tamen idem hoc ante septennium in M. Antonii praetura decretum erat. Sed interdum persona ut exemplo nocet, ita invidiam auget aut levat: in Antonio homines aequo animo passi erant; raro enim invidetur eorum honoribus, quorum vis non timetur: contra in iis homines extraordinaria reformidant, qui ea suo arbitrio aut deposituri aut retenturi videntur et modum in voluntate habent. Dissuadebant optimates, sed consilia impetu victa sunt.

Traduzione all'italiano


Il personaggio di Gneo Pompeo aveva concentrato su di sé l’attenzione di tutto il mondo e era considerato dovunque al di sopra di un qualsiasi cittadino comune. Dopo due anni che egli da console aveva assicurato in maniera assolutamente lodevole che dopo quella carica non avrebbe assunto il governo di nessuna provincia e che aveva mantenuto questa promessa, il tribuno Aulo Gabinio fece una proposta di legge secondo cui, dal momento che proprio come si fa in guerra e non semplicemente in azioni di ruberia, i pirati terrorizzavano il mondo ormai con le loro navi e non più con attacchi furtivi e avevano saccheggiato persino alcune città d’Italia, venisse inviato Gneo Pompeo a sopraffarli e che lui avesse nelle sue mani un potere analogo a quello dei proconsoli in tutte le province fino a cinquanta miglia da Roma. Con questo decreto del senato veniva conferito ad un unico uomo più o meno il potere su tutto il mondo e tuttavia questa stessa decisione era stata presa due anni prima durante la pretura di Marco Antonio. Ma talvolta una figura come nuoce coll’esempio così accresce o diminuisce l’invidia. Nel caso di Antonio la gente aveva reagito alla cosa di buon grado: di rado infatti si prova invidia per gli onori conferiti a coloro di cui non si teme la forza: al contrario le persone provano paura per i poteri eccezionali nel caso di quelli che danno l’impressione che rinunceranno ad essi o li manterranno a loro capriccio e che seguono come criterio la loro volontà. Gli aristocratici non erano d’accordo col decreto, ma le loro posizioni vennero sopraffatte dalla foga del momento.