Velleio Patercolo - Historiae Romanae - 35 - Catone e i catilinari

Versione originale in latino


Ille senatus dies, quo haec acta sunt, virtutem M. Catonis iam multis in rebus conspicuam atque praenitentem in altissimo culmine locavit. Hic genitus proavo M. Catone, principe illo familiae Porciae, homo Virtuti simillimus et per omnia ingenio diis quam hominibus propior, qui numquam recte fecit, ut facere videretur, sed quia aliter facere non potuerat, cuique id solum visum est rationem habere, quod haberet iustitiam, omnibus humanis vitiis immunis semper fortunam in sua potestate habuit . Hic tribunus plebis designatus et adhuc admodum adulescens, cum alii suaderent, ut per municipia Lentulus coniuratique custodirentur, paene inter ultimos interrogatus sententiam, tanta vi animi atque ingenii invectus est in coniurationem, eo ardore oris orationem omnium lenitatem suadentium societate consilii suspectam fecit, sic impendentia ex ruinis incendiisque urbis et commutatione status publici pericula exposuit, ita consulis virtutem amplificavit, ut universus senatus in eius sententiam transiret animadvertendumque in eos, quos praediximus, censeret maiorque pars ordinis eius Ciceronem prosequerentur domum.At Catilina non segnius conata obiit, quarn sceleris conandi consilia inierat: quippe fortissime dimicans quem spiritum supplicio debuerat, proelio reddidit.

Traduzione all'italiano


Quel giorno della seduta del senato, in cui furono discusse tali questioni, mise in una luce particolare la abilità di Marco Catone, che già si era rivelata in tutto il suo splendore in molte occasioni. Questi, discendente di Marco Catone il famoso capostipite della famiglia Porcia, uomo molto simile alla virtù in persona e assolutamente più vicino al mondo divino che a quello umano per doti naturali, lui che non agì mai bene per far vedere che così agiva, ma perché non avrebbe potuto agire altrimenti, a cui sembrò che avesse un criterio di base solo ciò che lo avesse nella giustizia, dato che fu estraneo a tutti i difetti propri degli uomini, fu in grado di dominare i casi della sorte. Egli, designato tribuno della plebe e ancora giovanissimo, mentre altri appoggiavano l’idea che Lentulo e i congiurati venissero tenuti in carcere nei municipi, interrogato in merito quasi tra gli ultimi sulla sua posizione, inveì con tanta forza d’animo naturale contro la congiura, con tale ardore nel linguaggio fece in modo che le parole di tutti quelli che sostenevano una linea di clemenza diventassero sospette di complicità nel disegno eversivo; espose i pericoli incombenti derivati da crolli e incendi che si sarebbero verificati in città e dal cambiamento della situazione pubblica, ingigantì la virtù del console a tal punto che tutto quanto il senato si schierò dalla sua parte e decretò che si dovessero punire coloro che abbiamo detto sopra e la maggior parte dei senatori accompagnò Cicerone fino a casa. Intanto Catilina, non riuscendo a ciò che aveva tentato, morì, quando già aveva cominciato ad avviare il suo delittuoso tentativo: infatti, lottando con tutte le sue forze, abbandonò infine alle armi quella vita che doveva alla giusta pena.