Traduzione di Elegia 5 - vv. 105 - 111, Libro 2 di Tibullo

Versione originale in latino


Phoebe, modo in terris erret inermis Amor.
ars bona: sed postquam sumpsit sibi tela Cupido,
heu heu quam multis ars dedit ista malum!
et mihi praecipue, iaceo cum saucius annum
et (faueo morbo cum iuuat ipse dolor)
usque cano Nemesim, sine qua uersus mihi nullus
uerba potest iustos aut reperire pedes.

Traduzione all'italiano


Oh, lascia. Apollo, che periscan gli archi
e lascia che periscano le frecce,
e che inerme nel mondo erri l'Amore!
Che buona è l'arte tua; ma, poi che Amore
per sé prese gli astrali, a quanti, ahimè,
recò sventura codest'arte tua!
E più che a tutti a me: da più d'un anno
giaccio ferito, anzi alimento il male
e mi compiaccio nel mio proprio affanno,
e sempre canto Nèmesi, e nessuno
dei miei distici può, senza di lei,
le parole trovar ne la misura.

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