Traduzione di Elegia 4 - vv. 57 - 70, Libro 1 di Tibullo

Versione originale in latino


Heu male nunc artes miseras haec saecula tractant:
Iam tener adsuevit munera velle puer.
At tu, qui venerem docuisti vendere primus,
Quisquis es, infelix urgeat ossa lapis.
Pieridas, pueri, doctos et amate poetas,
Aurea nec superent munera Pieridas.
Carmine purpurea est Nisi coma: carmina ni sint,
Ex umero Pelopis non nituisset ebur.
Quem referent Musae, vivet, dum robora tellus,
Dum caelum stellas, dum vehet amnis aquas.
At qui non audit Musas, qui vendit amorem,
Idaeae currus ille sequatur Opis
Et tercentenas erroribus expleat urbes
Et secet ad Phrygios vilia membra modos.

Traduzione all'italiano


Miseramente, ahimè, quest'era nostra
or tratta l'arte! I teneri fanciulli
già si sono avvezzati a chieder doni!

O tu, chiunque sia, tu che insegnasti
la prima volta a vender l'amore,
grave ti sia la pietra sepolcrale!
Amate le Pieridi, o fanciulli,
ed i colti poeti; i doni d'oro
non sì cari vi sien come le Muse.
Dai carmi Niso ebbe il suo rosso crine;
non, senza i carmi, biancheggiato avrebbe
su gli òmeri di Pelope l'avorio.
Quei che le muse cantano vivrà
fin che piante la terra e stelle il cielo
abbiano, fin che onde abbiano i fiumi.
Ma chi le Muse non ascolta, chi
vende l'amore, trascinato sia
dal carro d'Opi, della dea dell'Ida,
e trecento città di volta in volta
corra, e di frigie musiche al concento
si mutili il vilissimo suo membro.

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