Traduzione di Paragrafo 26, Libro 5 di Tacito

Versione originale in latino


Non fefellit Civilem ea inclinatio et praevenire statuit, super taedium malorum etiam spe vitae, quae plerumque magnos animos infringit. Petito conloquio scinditur Nabaliae fluminis pons, in cuius abrupta progressi duces, et Civilis ita coepit: 'si apud Vitellii legatum defenderer, neque facto meo venia neque dictis fides debebatur; cuncta inter nos inimica: hostilia ab illo coepta, a me aucta erant: erga Vespasianum vetus mihi observantia, et cum privatus esset, amici vocabamur. Hoc Primo Antonio notum, cuius epistulis ad bellum actus sum, ne Germanicae legiones et Gallica iuventus Alpis transcenderent. Quae Antonius epistulis, Hordeonius Flaccus praesens monebat: arma in Germania movi, quae Mucianus in Syria, Aponius in Moesia, Flavianus in Pannonia * * * '

Traduzione all'italiano


Civile si rese conto di questo nuovo orientamento e decise di prendere l’iniziativa, non solo perché stanco di sventure, ma anche sperando d’aver salva la vita, considerazione che spesso spezza gli animi grandi. Chiede un incontro con Ceriale. Un ponte sul fiume Nabalia viene tagliato a metà e i due comandanti avanzano fino alle due estremità opposte. Così comincia Civile: “Se mi difendessi davanti a un legato di Vitellio, egli non dovrebbe né perdono alla mia condotta, né fiducia alle mie parole: eravamo nemici in tutto; egli ha cominciato le ostilità, io le ho aggravate. Per Vespasiano, invece, il mio rispetto è antico e, quand’era un cittadino privato, ci chiamavamo amici. Lo sapeva Antonio Primo, dalle cui lettere fui trascinato alla guerra, per impedire che le legioni germaniche e la gioventù gallica varcassero le Alpi. E ciò a cui Antonio mi esortava per lettera, Ordeonio Flacco me lo ripeteva a viva voce; ho preso le armi in Germania come Muciano in Siria, Aponio in Mesia, Flaviano in Pannonia[...]