Traduzione di Paragrafo 25, Libro 5 di Tacito

Versione originale in latino


Miscebantur minis promissa; et concussa Transrhenanorum fide inter Batavos quoque sermones orti: non prorogandam ultra ruinam, nec posse ab una natione totius orbis servitium depelli. Quid profectum caede et incendiis legionum nisi ut plures validioresque accirentur? Si Vespasiano bellum navaverint, Vespasianum rerum potiri: sin populum Romanum armis vocent, quotam partem generis humani Batavos esse? Respicerent Raetos Noricosque et ceterorum onera sociorum: sibi non tributa, sed virtutem et viros indici. Proximum id libertati; et si dominorum electio sit, honestius principes Romanorum quam Germanorum feminas tolerari. Haec vulgus, proceres atrociora: Civilis rabie semet in arma trusos; illum domesticis malis excidium gentis opposuisse. Tunc infensos Batavis deos, cum obsiderentur legiones, interficerentur legati, bellum uni necessarium, ferale ipsis sumeretur. Ventum ad extrema, ni resipiscere incipiant et noxii capitis poena paenitentiam fateantur.

Traduzione all'italiano


Era un misto di minacce e di promesse. Una volta scalzato l’appoggio fedele dei popoli d’oltre Reno, cominciarono a serpeggiare anche tra i Batavi discorsi siffatti: basta con questa lotta disastrosa! Era impossibile per un popolo solo liberare il mondo intero dalla schiavitù. Uccidere e bruciare legioni era servito unicamente a richiamarne altre, più numerose e più forti. Se eran scesi in guerra per Vespasiano, Vespasiano era ormai al potere; ma se intendevano provocare con le armi il popolo romano, quanta parte del genere umano rappresentavano i Batavi? Si guardino i Reti e la gente del Norico e le pesanti tassazioni imposte a tutti gli altri alleati: da loro, invece, non si pretendevano tributi, ma solo valore e uomini. Era la condizione più vicina alla libertà. E dovendo scegliere un padrone, meglio i prìncipi romani che le donne germaniche! Queste le parole del popolo; più aspri invece i commenti dei capi: erano i rancori di Civile ad averli trascinati alla guerra; lui, Civile, s’era rifatto delle sventure domestiche con la rovina del suo popolo; gli dèi s’eran schierati contro i Batavi dal giorno dell’assedio alle legioni e dell’assassinio dei legati, da quando avevano scelto una guerra necessaria a una sola persona, ma funesta a tutti loro. Ormai s’era toccato il fondo: non restava che tornare a rinsavire e dimostrare il pentimento, sacrificando la testa del colpevole.