Traduzione di Paragrafo 23, Libro 5 di Tacito

Versione originale in latino


Civilem cupido incessit navalem aciem ostentandi: complet quod biremium quaeque simplici ordine agebantur; adiecta ingens luntrium vis, tricenos quadragenosque ferunt, armamenta Liburnicis solita; et simul captae luntres sagulis versicoloribus haud indecore pro velis iuvabantur. Spatium velut aequoris electum quo Mosae fluminis os amnem Rhenum Oceano adfundit. Causa instruendae classis super insitam genti vanitatem ut eo terrore commeatus Gallia adventantes interciperentur. Cerialis miraculo magis quam metu derexit classem, numero imparem, usu remigum, gubernatorum arte, navium magnitudine potiorem. His flumen secundum, illi vento agebantur: sic praevecti temptato levium telorum iactu dirimuntur. Civilis nihil ultra ausus trans Rhenum concessit: Cerialis insulam Batavorum hostiliter populatus agros villasque Civilis intactas nota arte ducum sinebat, cum interim flexu autumni et crebris per aequinoctium imbribus superfusus amnis palustrem humilemque insulam in faciem stagni opplevit. Nec classis aut commeatus aderant, castraque in plano sita vi fluminis differebantur.

Traduzione all'italiano


Civile si lasciò sedurre dall’idea di organizzare una parata navale: equipaggia tutte le navi di cui disponeva a due o a un solo ordine di remi, con l’aggiunta di un gran numero di barconi, capaci di trenta o quaranta uomini ciascuno, armati come le liburniche; le scialuppe catturate ai Romani erano sospinte, con effetto spettacolare, da mantelli variopinti tesi al posto delle vele. Sceglie un ampio bacino, quasi un braccio di mare, là dove la foce della Mosa riceve la corrente del Reno e la versa nell’Oceano. Motivo di questi spiegamenti di forze navali, oltre alla vanità innata di quelle popolazioni, era di intercettare, seminando paura, i convogli di viveri provenienti dalla Gallia. Ceriale, più sorpreso che intimorito, fa avanzare la propria flotta, inferiore di numero, ma più efficiente per l’abilità dei rematori, la maestria dei piloti e la stazza delle navi. Questa aveva il favore della corrente, quella del vento. Si incrociarono con un accenno di lanci di proiettili leggeri e si separarono. Civile non osò oltre e si ritirò al di là del Reno. Ceriale saccheggiò brutalmente l’isola dei Batavi, lasciando intatti - pratica ben nota ai comandanti - le terre e gli immobili di Civile. Intanto, volgendo l’autunno alla fine e per la frequenza delle piogge equinoziali, il fiume straripò su quell’isola bassa e paludosa, rendendola simile a uno stagno. Per di più, non arrivavano né la flotta, né i rifornimenti, e gli accampamenti, disposti in piano, erano sottoposti all’urto della corrente.