Traduzione di Paragrafo 22, Libro 5 di Tacito

Versione originale in latino


Profectus Novaesium Bonnamque ad visenda castra, quae hiematuris legionibus erigebantur, navibus remeabat disiecto agmine, incuriosis vigiliis. Animadversum id Germanis et insidias composuere: electa nox atra nubibus, et prono amne rapti nullo prohibente vallum ineunt. Prima caedes astu adiuta: incisis tabernaculorum funibus suismet tentoriis coopertos trucidabant. Aliud agmen turbare classem, inicere vincla, trahere puppis; utque ad fallendum silentio, ita coepta caede, quo plus terroris adderent, cuncta clamoribus miscebant. Romani vulneribus exciti quaerunt arma, ruunt per vias, pauci ornatu militari, plerique circum brachia torta veste et strictis mucronibus. Dux semisomnus ac prope intectus errore hostium servatur: namque praetoriam navem vexillo insignem, illic ducem rati, abripiunt. Cerialis alibi noctem egerat, ut plerique credidere, ob stuprum Claudiae Sacratae mulieris Ubiae. Vigiles flagitium suum ducis dedecore excusabant, tamquam iussi silere ne quietem eius turbarent; ita intermisso signo et vocibus se quoque in somnum lapsos. Multa luce revecti hostes captivis navibus, praetoriam triremem flumine Lupia donum Veledae traxere.

Traduzione all'italiano


Portatosi a Novesio e a Bonna per ispezionare la costruzione degli accampamenti destinati alle legioni quali loro sede invernale, rientrava alla base navigando sul fiume con la scorta in disordine e con inadeguati servizi di vigilanza. Se ne accorsero i Germani e gli tesero una trappola. Scelsero una notte nuvolosa e buia e, affidandosi alla corrente del fiume, penetrarono, senza incontrare opposizione, all’interno delle difese del campo. Inizialmente il massacro venne favorito dal ricorso a uno stratagemma: tagliavano le funi delle tende e trucidavano i soldati avvoltolati in esse. Un altro gruppo provocava disordine tra la flotta, agganciava con ramponi le imbarcazioni e le trascinava via. E come prima s’eran mossi in silenzio, per non essere scoperti, così, dato il via al massacro, levavano ovunque grida terribili, per aumentare il panico. I Romani, destatisi tra le ferite, cercano le armi, si precipitano nei passaggi, pochi in assetto di guerra e i più col vestito arrotolato attorno a un braccio e la spada in pugno. Il comandante, mezzo addormentato e seminudo, scampò per un errore del nemico: infatti, trascinavano via la nave ammiraglia, riconoscibile dalla bandiera del comando, pensando di trovarvi il comandante. Ma Ceriale aveva passato la notte altrove, per godersi, come molti credettero, una donna ubia, Claudia Sacrata. Le sentinelle giustificavano le proprie responsabilità a spese della dignità del comandante: avrebbero avuto l’ordine di non far rumore per non disturbarlo; avendo, perciò, sospeso i segnali e i richiami a voce, erano piombati anch’essi nel sonno. Era ormai pieno giorno, quando i nemici tornarono alle loro basi con le navi catturate; tirarono sul fiume Lupia la trireme ammiraglia e ne fecero dono a Velleda.