Traduzione di Paragrafo 15, Libro 5 di Tacito

Versione originale in latino


Igitur lacessentibus Batavis ferocissimo cuique nostrorum coeptum certamen, deinde orta trepidatio, cum praealtis paludibus arma equi haurirentur. Germani notis vadis persultabant, omissa plerumque fronte latera ac terga circumvenientes. Neque ut in pedestri acie comminus certabatur, sed tamquam navali pugna vagi inter undas aut, si quid stabile occurrebat, totis illic corporibus nitentes, vulnerati cum integris, periti nandi cum ignaris in mutuam perniciem implicabantur. Minor tamen quam pro tumultu caedes, quia non ausi egredi paludem Germani in castra rediere. Eius proelii eventus utrumque ducem diversis animi motibus ad maturandum summae rei discrimen erexit. Civilis instare fortunae, Cerialis abolere ignominiam: Germani prosperis feroces, Romanos pudor excitaverat. Nox apud barbaros cantu aut clamore, nostris per iram et minas acta.

Traduzione all'italiano


Provocati dunque dai Batavi, i più animosi dei nostri accettano lo scontro, per trovarsi però, subito dopo, in una situazione angosciosa, perché le paludi profonde inghiottivano armi e cavalli. I Germani si muovevano agilmente attraverso i guadi a loro ben noti, evitando in genere lo scontro frontale, per attaccarli ai fianchi o alle spalle. Mancavano gli scontri ravvicinati, tipici di una battaglia campale, ma vagavano in mezzo alle onde, come in un combattimento navale, oppure se capitavano in un punto solido, vi si puntellavano con tutto il peso del corpo, afferrandosi, a reciproca rovina, feriti e sani, quanti sapevano e quanti non sapevano nuotare. Se rapportate a quella caotica confusione, le perdite non furono gravi, perché i Germani, non osando uscire dalle paludi, ritornarono al loro campo. L’esito del combattimento spinse i due comandanti, per motivi diversi, ad affrontarsi in uno scontro decisivo. Civile voleva trar profitto dalla buona sorte, Ceriale cancellare lo scacco: imbaldanziti i Germani dal successo, pungolati dalla vergogna i Romani. Passarono i barbari la notte tra canti e grida festose; cupi d’ira e in minacciosi propositi i nostri.